Ominide 124 punti

Sognando Palestina (Randa Ghazy)


Randa Ghazy è una scrittrice italiana. Nata in Italia da genitori egiziani, si è laureata in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Milano.
Nel 2002 è uscito il suo primo racconto Sognando Palestina, scritto ad appena quindici anni, che ha avuto un molto successo, infatti il libro è stato tradotto in 16 paesi. Nel 2005 è stato pubblicato il suo secondo libro ''Prova a sanguinare. Quattro ragazzi, un treno, la vita'' e nel 2007 ha pubblicato il suo primo libro autobiografico ''Oggi forse non ammazzo nessuno''.
Oggi vi parlerò di uno di questi libri: Sognando Palestina, che racconta di un gruppo di ragazzi palestinesi dei nostri giorni, e della loro vita fatta di uomini-bomba, rastrellamenti ma anche di sorrisi, scherzi e amicizia. In questo gruppo di ragazzi, c'è Ibrahim, che è il protagonista.
Ibrahim aveva trentun anni. I suoi genitori erano ingegneri. Anni prima, quando i suoi genitori erano giovani suo padre si era trasferito in Giordania, dove aveva conosciuto sua madre, una bellissima Giordana, a una conferenza sugli atomi, ad Amman. Vissero qualche anno in Giordania, poi partirono per l'Israele. Ibrahim nacque tre anni dopo il matrimonio. Era un bel bambino paffuto, alla nascita pesava quattro chili e mezzo ed era sempre sorridente e allegro. A cinque anni perse la madre, che si era ammalata di Leucemia. Era difficile spiegare ad un bambino che sua madre era morta. Qual'era il futuro di un bambino senza madre? Perchè un bambino avrebbe dovuto crescere senza il sostegno materno?
Fathi, suo padre, si tormentava con questi pensieri, e trascurava il figlio senza volerlo.
Ibrahim crebbe senza la guida di un padre né di una madre.
Era un bambino taciturno, misantropo e cupo. A scuola non aveva amici, a casa non faceva altro che studiare, e nel tempo libero, fissava il muro della sua stanza.
Ibrahim quando diventò grande, fece l'università. Si iscrisse a giurisprudenza. Gli sembrava una facoltà abbastanza utile, che gli avrebbe permesso un giorno di difendere i diritti del suo popolo non solo con la violenza, ma anche con la diplomazia.
Suo padre gli dedicava poco tempo: si svegliava e andava ad aprire la moschea, e li' stava a pregare per ore e ore senza mai stancarsi.
Ibrahim si sentiva pieno d'orgoglio ogni volta che sentiva la voce, forte e amplificata dai microfoni di suo padre che invitava tutti i musulmani alla preghiera.
Suo padre mostrava interesse per un'altra sola cosa, oltre che la religione: la guerra.
La guerra che infuriava, davanti ai suoi occhi, dal giorno in cui era nato.
La guerra che aveva ucciso i suoi compagni, gli amici e i parenti.
La guerra che si nutriva di sangue e di lacrime, e che bussava, forte, aspra, alle porte dei palestinesi.
Una volta Ibrahim sentì suo padre parlare a un gruppo di fedeli in moschea, dicevache quando il nemico entra in casa tua e ti toglie i vestiti di dosso, e quando occupa le stanze di casa tua, e ti lascia un pezzo di corridoio, quanto basta per starci in piedi, tu e la tua famiglia, e dopo aver preso le tue cose, ti dice ''ora facciamo la pace'', ecco, se tu dici di no, sei un terrorista? Non vuoi forse la pace? Certo che la vuoi, diceva suo padre, ma non c'è pace senza giustizia. Così, diceva, chiudendo gli occhi, cercando nella mente le immagini dei palestinesi che morivano, così, diceva, cercando le immagini di sua moglie e della sua famiglia, del suo paese, diceva, non c'è pace senza giustizia.
Hai bisogno di aiuto in Antologia per le medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email