Montale


Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896 da un’agiata famiglia borghese. Il motivo principale della poesia di Montale è una “visione pessimistica della vita“ del nostro tempo in cui sono crollati gli ideali romantici e positivistici, tutto appare senza senso, oscuro e misterioso. Dinanzi al “male di vivere” non c’è altro bene che “la divina indifferenza”, ossia il distacco dignitoso della realtà. Infatti nella poesia “spesso il male di vivere”, egli ci dice che bisogna essere come una nuvola, una statua o un falco. Ma questa indifferenza non sempre il poeta riesce a sentirla, perché è preso nonostante tutto da una grande nostalgia di un mondo diverso perciò la negatività di Montale non è statica ma è dinamica, è una continua oscillazione tra la costatazione de “male di vivere” e la speranza vana che non muore mai, di superare tutto ciò e risolvere. Tutto ciò, lo ritrovano negli ultimi versi della poesia “rivivere”, che chiude la raccolta “Ossi di seppia “questa intuizione tragica della vita ha 2 momenti, la prima in Ossi di seppia 1925 la seconda interiore nel 1939.
1)Per quanto riguarda il primo aspetto esteriore il poeta ritrova “il male di vivere” nella natura cioè nei paesaggi aspri della Liguria nei muri scalcinati nei greti nei torrenti nelle aspre pietre nelle crepe del suolo ecc. Ogni personaggio quindi è visto da Montale sia nell’ aspetto fisico sia nell’ aspetto metafisico nel senso che ogni cosa è vista al tempo stesso come simbolo della condizione umana di dolore e ansia. Infatti nella poesia “Mediterraneo” Montale vede nel mare dalla sua barca che sbatte sulle sponde tra sugheri e inutili macerie il simbolo della sua ansia, la voglia, il bisogno di liberarsi ciò delle vergogne e delle miserie comuni.
2)IL momento interiore invece è rappresentato dall’ intuizione della vita, ciò avviene nella seconda raccolta intitolata “le occasioni” nel 1939 in essa Montale rievoca “le occasioni” della sua vita passata (amori, incontri, riflessioni, paesaggi) ma lui non è spinto dalla nostalgia del passato a consolazione del presente come avverrà in Quasimodo,
ma è solo un mondo di prendere atto che i ricordi non confortano più e tutto si dimentica. Il male di vivere è rappresentato ad esempio in una donna che il poeta ha conosciuto di nome Dora Markus nella prima parte Dora ci appare inquieta un’ansia che cerca di combattere affidandosi ad un amuleto, un topo bianco di avorio rinchiuso nella sua borsetta. Nella seconda parte nella sua cosa di Carinzia è intenta ai lavori domestici che ignora che sia su di lei che sull’ Europa indifferente si sta consumando il peso della guerra “casa dei doganieri” il poeta invece ricorda la casa a strapiombo sulla scogliera che era stata il luogo degli incontri con la donna amata; ma mentre in lui è ancora vivo quel ricordo quella donna frastornata da altre vicende ha dimenticato, per tanto anche qui il ricordo del passato si risolve in una conferma del “mal di vivere della nostra solitudine”.

Confronto

Questa identità di temi si discosta Montale da Ungaretti mentre Ungaretti passa attraverso un’evoluzione “da uomo di pena a uomo di fede” Montale rimane “uomo di pena”, sia pure privo di viltà quindi la sua poesia è più contemplativa che attiva per quanto riguarda il titolo Ossi di seppia vuole far significare una poesia arida come gli ossi di seppia che si arroventano al sole. In Montale non troviamo più come Ungaretti la ricerca della parola essenziale suggestiva e musicale e consolatrice infatti la parola di Montale è aspra pietrosa dettata da un ritmo lento da sillabe storte .

I limoni

"I limoni", umile pianta, diventano simbolo della poetica di Montale che canta povere e semplici cose e tende a instaurare un rapporto diretto con gli oggetti e le piante.
L'apertura della poesia ha un tono polemico: Montale rifiuta i "poeti laureati" che hanno falsato la realtà rappresentandola con uno stile aulico, per avere onori e gloria.
Egli ama il linguaggio comune, familiare, per descrivere il paesaggio aspro e brullo della sua Liguria, ama le stradette che conducono ai fossati, le "pozzanghere mezzo seccate", dove i ragazzi " agguantano qualche sparuta anguilla" e le viuzze che portano agli orti ravvivati dal giallo dei limoni dove hanno tregua il conflitto di sentimenti e delle sofferenze distratte dal loro profumo.
In questi attimi di silenzio in cui la realtà sembra abbandonarsi egli vorrebbe penetrare nel mistero della natura e scoprire i suoi segreti " uno sbaglio di natura/il punto morto del mondo/ il filo che non tiene / il filo da disbrogliare", cioè le cause e gli effetti, il mistero che ci avvolge, una favilla del divino, del nostro destino.
Ma l'illusione di capire l'ultimo segreto delle cose svanisce, il tempo scorre e le stagioni variano, ed ecco la delusione: la realtà delle città rumorose, le viuzze strette dove l'azzurro del cielo appare a piccoli squarci, la pioggia, l'inverno freddo e noioso che riempie l'animo di tristezza.
Quando però da un portone semiaperto appare nel cortile il giallo vivido dei limoni, si accende una luce che dissolve il gelo del cuore ed evoca un piacevole insieme di profumi, suoni, e colori familiari e festosi che per un istante riconciliano con la vita.
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