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Il genere della favola è antico ed è attestato per le civiltà mesopotamiche e per quella egiziana. Si caratterizza per la composizione di brevi storie aventi per protagonisti gli animali, a cui sono attribuiti caratteri e comportamenti che rappresentano i vizi e i difetti degli uomini. La favola ha spesso un intento moralistico di denuncia e di condanna. I greci attribuivano ad Esopo, uno schiavo, una raccolta di almeno quattrocento favole; anche Fedro era di origine servile, compose cinque libri di favole sul modello esopico. Le favole di Fedro mettono in evidenza come siano i prepotenti e i più forti ad avere la meglio sui più deboli. All'insegnamento morale che è alla base della raccolta esopica, si affianca una riflessione sui rapporti di forza all'interno della società e una serie di consigli sul comportamento che l'umile dovrebbe adottare per evitare di mettersi nei guai. Ogni animale rispecchia un aspetto caratteriale dell'uomo; la volpe solitamente rappresenta l'astuzia. Ma non sempre questo ruolo è rispettato poiché l'eccessiva sicurezza della volpe la porta a sbagliare. Prendiamo come esempio la favola "La volpe e l'uva", ripresa da Esopo, nella quale si mette in evidenza il comportamento ipocrita di chi finge scarso interesse per ciò che si accorge di non poter ottenere. Una favola che, al contrario, rende giustizia alla figura della volpe è quella intitolata "La volpe e la maschera tragica".

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