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La canzone

La canzone, inventata dai poeti provenzali, fu giudicata da Dante Alighieri il canto per eccellenza e la forma di poesia più illustre.Con Francesco Petrarca raggiunse la struttura esemplare: cinque strofe (dette stanze in endecasillabi e settenari, seguite da una chiusura o commiato che può essere più breve. Ciascuna stanza è così suddivisa:
- fronte, divisa in primo piede e secondo piede;
- Sìrima (o sirma), indivisa o divisa in prima volta e seconda volta;
- Chiave, che collega la fronte alla sirima, in rima con l’ultimo verso della fronte.
La canzone libera:
Nel corso dei secoli la struttura della canzone petrarchesca venne più volte modificata.
Ai poeti dell’Ottocento apparve condizionante per gioco di versi raffinato ma rigido e per la divisione delle strofe in sezioni minori, con rime preordinate. Giacomo Leopardi adottò la canzone, di cui apprezzava l’ampiezza, modificandone l’organizzazione interna e creando la “canzone libera”, in cui la lunghezza delle strofe è liberamente variata e al loro interno non c’è uno schema fisso di rime. Un esempio tipico di canzone libera è A Silvia, composta di sei strofe di endecasillabi e settenari.
Attenuatasi la rigidità delle forme, la canzone diede vita, a fine Ottocento e nel Novecento, alla produzione di componimenti a strofa libera.
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