Il bullismo


Il bullismo è sempre esistito, ma solo dagli anni Settanta-Ottanta in avanti è stato studiato da psicologi e sociologi. Per primi sono arrivati dei professori norvegesi ed inglesi, in seguito queste ricerche si sono diffuse anche in Italia.
In genere gli insegnanti e i genitori fanno fatica a riconoscerlo, anche perché quando succede non sono quasi mai presenti. Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni.

Il bullismo è un abuso di potere


Perché ci sia bullismo occorre che:
-ci siano delle prepotenze.

Le persone coinvolte sono:

Gli attori


I protagonisti di questi fatti sono in genere:
chi compie prepotenze, chi viene preso di mira,
coloro che stanno a guardare.
Questi ultimi, poi, si suddividono tra chi prende le difese
del più debole, chi si aggrega al prepotente e chi cerca di rimanere fuori dal gioco. Chi sta a guardare
ha una grande responsabilità: ridere o girare
lo sguardo quando un compagno viene maltrattato
da un altro della classe significa lasciare
che le prepotenze continuino.

Chi compie le prepotenze


Può essere sia maschio che femmina. È una persona che isola, umilia, svergogna i compagni. Molto spesso lo fa prendendo continuamente in giro qualcuno in particolare, ma c’è anche chi picchia, dà pizzicotti,
spintoni, sgambetti sempre alla stessa persona (di solito succede
tra i maschi) oppure chi allontana qualcuno dal gruppo,
gli toglie l’amicizia, lo isola (più spesso capita tra femmine).
Anche il telefonino, MSN, altri programmi di internet possono
diventare gli strumenti per tormentare qualcuno un giorno dopo l’altro.
Qualche volta chi fa il prepotente ha alle spalle una famiglia con difficoltà o altre volte è semplicemente una persona che sente il bisogno di stare al centro dell’attenzione e non si accorge degli effetti delle proprie azioni. Le loro azioni provocano dolore ad
altre persone e devono essere interrotte, perché tutte le persone meritano rispetto.

Le vittime


Anch’essi possono essere sia maschi che femmine. A volte vengono
bersagliati alunni timidi, sensibili, tranquilli, che non fanno niente per attirare l’attenzione. Quando vengono presi di mira non riescono a reagire, hanno bisogno di trovare degli amici disposti a stare loro vicini, ad ascoltarli e a dargli fiducia, perché possano tornare a sorridere. Ci sono anche alunni e alunne che sembrano “cercare” le prepotenze perché stuzzicano continuamente. Bisogna però sempre
ricordare che contrastare il bullismo non vuol dire fare il tifo per uno contro l’altro. Vuol dire riconoscere che nessuno merita di essere maltrattato, neppure quando ha torto. E che reagire ad una provocazione con la forza non serve a riportare
la tranquillità. Riesce solo ad aumentare la paura o la rabbia.

Gli spettatori


A volte le prepotenze proseguono perché nessuno
le interrompe; l’85% degli episodi
di bullismo avviene alla presenza dei coetanei, che non reagiscono.
Bisogna far capire al bullo che ciò che fa non è divertente, basta chiamare un insegnante o parlare con un genitore, così le violenze cesseranno.

Quanto bullismo c'è in giro


I dati dicono che tanti sono coinvolti: su una classe, quelli che fanno o ricevono prevaricazioni una o più volte alla settimana sono 1 alunno su 2 o 1 alunno su 3.
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