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L'ultimo dei marziani


Il racconto di Brown è ambientato nel solito bar della solita cittadina della provincia americana; la situazione non potrebbe essere più banale. Eppure, sorprendentemente, ha per protagonista un marziano, anzi: ben più di uno...

Il brillante espediente intorno al quale è costruito il racconto consiste non tanto nell'avere impostato la narrazione sulla figura di un alieno, quanto nel colpo di scena finale che giunge del tutto inatteso al lettore.
Sebbene inizialmente alcuni atteggiamenti del sedicente marziano possano suscitare dubbi sulla sua effettiva salute mentale, il lettore va sempre più convincendosi che egli sia veramente un alieno. Ma ecco che, a sorpresa, il finale rivela una verità rimasta insospettata per tutto il racconto: l'alieno non è l'unico sopravvissuto allo sterminio del suo popolo, ma un marziano scarsamente dotato, ignaro che i suoi simili, ben più intelligenti, hanno invaso silenziosamente la Terra già prima di lui.
II brano rivela la malcelata paura che dall'immensità dell'Universo possa pervenire un'oscura minaccia, qui personificata da marziani di gran lunga più avanzati dei terrestri. Il timore ancestrale di pericoli sconosciuti è sottolineato dal finale aperto, che non svela, ma lascia intuire le possibili conseguenze della silenziosa invasione. L'ambientazione del racconto, che rievoca le narrazioni realistiche della letteratura statunitense, contrasta volutamente con l'eccezionalità degli eventi narrati e degli stessi personaggi. Questi ultimi, persone apparentemente normali e anonime, nascondendo la loro vera identità sotto le spoglie di cittadini qualsiasi, mettono in rilievo la possibilità che il vero pericolo non debba necessariamente manifestarsi con i caratteri dell'evento inusuale e straordinario, ma possa celarsi sotto le apparenze della più banale normalità.
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