oscar wilde

Una foto che non pubblichi perché non ti piaci abbastanza. Un'opinione che tieni per te per paura di essere giudicato. Una scelta che fai soltanto perché gli altri si aspettano qualcosa da te. Quante volte, senza nemmeno accorgercene, lasciamo che sia lo sguardo degli altri a decidere come dobbiamo apparire?

Nell'epoca di Instagram, TikTok e dei profili costruiti nei minimi dettagli, sembra un problema molto comune. Oltre 130 anni fa, Oscar Wilde raccontava già quanto potesse essere pericoloso vivere inseguendo la bellezza, l'approvazione e un'immagine perfetta di sé.

Basta pensare a Il ritratto di Dorian Gray, il suo unico romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1890: un giovane così ossessionato dalla propria bellezza da desiderare che sia un dipinto a invecchiare al posto suo.

Il desiderio si avvera, ma quello che inizialmente sembra un privilegio si trasforma progressivamente in una condanna. Il volto di Dorian rimane giovane e affascinante, mentre il ritratto, nascosto agli occhi di tutti, comincia a mostrare i segni delle sue azioni più crudeli.

Una metafora sorprendentemente attuale della distanza tra l'immagine che mostriamo agli altri e la persona che siamo davvero.

Ma Wilde non si è fermato qui. Tra romanzi, commedie e saggi, ha messo in discussione le convenzioni sociali, l'ipocrisia e la tendenza a giudicare le persone per la loro reputazione.

Ecco quindi cinque lezioni sulle apparenze che possiamo ricavare dalle sue opere e che, anche a distanza di oltre un secolo, possono farci guardare in modo diverso il rapporto con noi stessi e con gli altri.

Indice

  1. Non sei la versione perfetta di te che mostri agli altri
  2. Se lasci che siano gli altri a decidere il tuo valore, rischi di perdere te stesso
  3. Essere belli, popolari o ammirati non significa essere persone migliori
  4. Vivere secondo le aspettative degli altri può diventare una gabbia
  5. Nascondere i propri errori non significa cancellarli

Non sei la versione perfetta di te che mostri agli altri

C'è il profilo Instagram curato nei minimi dettagli, quello in cui ogni fotografia sembra raccontare una vita interessante, fatta di viaggi, amici, successi e momenti da ricordare.

E poi c'è tutto quello che rimane fuori: le giornate storte, le insicurezze, gli errori e le volte in cui non ci sentiamo affatto all'altezza. Dorian Gray porta questa contraddizione all'estremo.

Nel romanzo, il protagonista conserva un volto giovane e impeccabile, mentre il suo ritratto registra i segni delle azioni che compie. Più la sua condotta diventa crudele, più il dipinto si trasforma. Eppure, all'esterno, Dorian continua ad apparire come un ragazzo innocente e affascinante.

Il problema non è la bellezza, ma la distanza sempre maggiore tra ciò che Dorian mostra al mondo e ciò che è diventato. Un meccanismo che, in forme molto meno estreme, possiamo riconoscere anche nella nostra quotidianità.

Scegliere di condividere soltanto alcuni momenti della propria vita è perfettamente normale. Il rischio nasce quando cominciamo a credere che la nostra identità debba coincidere con quell'immagine, oppure quando confrontiamo la nostra vita reale con le versioni selezionate di quelle degli altri.

La prima lezione, allora, è ricordare che non siamo soltanto quello che gli altri vedono. E che le parti meno perfette della nostra vita non valgono meno soltanto perché non finiscono sui social.

Se lasci che siano gli altri a decidere il tuo valore, rischi di perdere te stesso

Dorian Gray non nasce ossessionato dalla propria bellezza. A fargli prendere coscienza del suo aspetto è soprattutto Lord Henry Wotton, un aristocratico brillante e provocatorio che gli presenta giovinezza e fascino come le qualità più preziose che una persona possa possedere.

Le sue parole hanno un effetto profondo sul protagonista. Dorian comincia a considerare l'invecchiamento una minaccia e la perdita della bellezza una tragedia. Fino a desiderare di poter rimanere giovane per sempre.

Il punto interessante è che un valore attribuito da qualcun altro finisce per diventare il centro della sua esistenza. È qualcosa che può succedere anche nelle relazioni quotidiane.

Pensiamo a quando cambiamo il nostro modo di vestirci per piacere a un gruppo, rinunciamo a un interesse perché qualcuno lo considera imbarazzante o nascondiamo ciò che pensiamo per paura di non essere accettati.

Naturalmente, confrontarsi con gli altri è importante. Le persone che incontriamo possono aiutarci a crescere, conoscere nuove prospettive e mettere in discussione le nostre convinzioni.

La domanda da farsi è semplice: sto scegliendo questa strada perché la desidero davvero o perché temo il giudizio di qualcuno? E se la risposta è sempre la seconda, forse è arrivato il momento di rivedere le nostre priorità.

Essere belli, popolari o ammirati non significa essere persone migliori

Basta un bel sorriso, un profilo social curato o una certa sicurezza nel parlare per farci un'impressione positiva di qualcuno. Ma siamo davvero sicuri che quella prima impressione racconti la persona che abbiamo davanti?

È una delle domande che possiamo ricavare dalla storia di Dorian Gray. Il protagonista continua a essere ammirato per la propria bellezza anche quando le sue azioni diventano sempre più discutibili. Il suo aspetto rimane così innocente da sembrare incompatibile con le voci che circolano sul suo conto.

La distanza tra apparenza e realtà è uno dei temi fondamentali del romanzo, come evidenzia anche la British Library nella sua analisi dell'opera. Pensiamo a quante volte tendiamo a considerare più credibile una persona perché è attraente, conosciuta o particolarmente apprezzata sui social.

Oppure a quando ignoriamo i comportamenti scorretti di qualcuno perché ci piace troppo per ammettere che possa avere dei difetti. Ma il valore di una persona non si misura attraverso il numero di follower, l'aspetto fisico o la capacità di attirare l'attenzione.

Per capire chi abbiamo davanti serve osservare come si comporta, come tratta gli altri e come reagisce quando non ottiene ciò che desidera. La lezione è particolarmente utile anche nelle relazioni sentimentali: essere attratti da qualcuno è una cosa, fidarsi di quella persona è un'altra.

E la seconda richiede molto più di una bella prima impressione.

Vivere secondo le aspettative degli altri può diventare una gabbia

Una delle caratteristiche più riconoscibili della scrittura di Oscar Wilde è l'ironia con cui mette in discussione le regole sociali.

Nella commedia L'importanza di chiamarsi Ernesto, per esempio, alcuni personaggi ricorrono a identità inventate per sfuggire alle responsabilità e alle aspettative della società vittoriana.

Tra equivoci e situazioni paradossali, Wilde prende in giro un mondo in cui la rispettabilità, il matrimonio, il nome e la posizione sociale sembrano contare più della sincerità. È una satira delle convenzioni del suo tempo, ma il tema delle aspettative altrui continua a parlarci.

Basti pensare alla pressione che molti giovani avvertono quando devono scegliere il proprio futuro.

C'è chi sente di dover frequentare una determinata università per non deludere i genitori, chi nasconde una passione perché teme di essere giudicato e chi si sente in ritardo rispetto agli amici che sembrano avere già tutto programmato.

Wilde affronta il tema dell'individualità anche nel saggio L'anima dell'uomo sotto il socialismo, pubblicato nel 1891, dove immagina una società capace di consentire alle persone di sviluppare liberamente le proprie potenzialità.

Nascondere i propri errori non significa cancellarli

Se potessi cancellare ogni traccia dei tuoi errori, lo faresti? Nessuna brutta figura da ricordare, nessun messaggio di cui pentirsi, nessuno che possa sapere quando hai sbagliato.

Dorian Gray vive qualcosa di molto simile. Le conseguenze visibili delle sue azioni non si manifestano sul suo volto, ma sul ritratto che tiene nascosto in una stanza.

Il dipinto diventa così il custode di una verità che il protagonista non vuole mostrare a nessuno. E più Dorian cerca di proteggere la propria reputazione, più il rapporto con quel segreto diventa insostenibile.

Nella parte conclusiva del romanzo, il tentativo di liberarsi definitivamente del ritratto porta a un esito tragico. Wilde costruisce così una storia in cui l'apparenza esteriore non riesce a cancellare il peso della coscienza.

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