Illustrazione di una donna seduta al tavolo di un bar, con lo sguardo pensieroso e una mano al petto
Immagine realizzata con AI

Rispondere "tutto bene" quando qualcuno ti chiede come stai, anche se dentro vorresti dire tutt'altro, è un riflesso che conoscono in tanti. Se diventa un'abitudine costante, però, può rendere più difficile ricevere comprensione e sostegno.

A volte, le emozioni che facciamo più fatica a esprimere sono proprio quelle che meritano maggiore attenzione. Possiamo convincerci di aver superato una delusione, ignorare un disagio o continuare a sorridere anche quando qualcosa ci ferisce.

Ma evitare di affrontare ciò che proviamo non significa necessariamente averlo risolto.

A interrogarsi su questo meccanismo fu, più di un secolo fa, Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi. Secondo la sua teoria, alcuni contenuti emotivamente difficili possono essere allontanati dalla coscienza attraverso un processo chiamato rimozione, continuando però a influenzare la nostra vita psichica.

Oggi la psicologia distingue la rimozione freudiana dalla soppressione consapevole delle emozioni e studia come le strategie che utilizziamo per gestire ciò che sentiamo possano influire sul benessere mentale e sulle relazioni.

Ma come capire se stiamo dando troppo poco spazio alle nostre emozioni? Ecco cinque segnali ai quali può essere utile prestare attenzione, senza dimenticare che nessuno di questi, da solo, dimostra la presenza di emozioni represse.

Indice

  1. Rimozione e soppressione emotiva, due cose diverse
  2. Quando una piccola cosa fa esplodere la rabbia
  3. Dire sempre tutto bene: quando diventa un segnale
  4. Stanchi anche dopo aver dormito: le possibili cause
  5. Come iniziare a dare spazio a quello che provi

Rimozione e soppressione emotiva, due cose diverse

Freud approfondì il concetto nel saggio "La rimozione" del 1915. In quel passaggio, sosteneva che i contenuti rimossi potessero avere effetti indiretti sul comportamento e sui sintomi psicologici.

Il punto chiave è che, nella concezione freudiana, la rimozione è un processo inconscio: avviene senza che ce ne rendiamo conto. Rimozione e soppressione, quindi, non sono sinonimi.

La soppressione emotiva può essere invece una scelta consapevole. Sai benissimo di essere arrabbiato, triste o deluso, ma cerchi di non mostrarlo agli altri.

La psicologia contemporanea ha studiato soprattutto questo secondo fenomeno. Una ricerca pubblicata sulla rivista Emotion, che comprende anche una meta-analisi, ha rilevato associazioni tra l'abitudine a nascondere le emozioni e alcuni indicatori di minore benessere personale e relazionale.

Trattenere un'emozione, però, in certe situazioni resta una strategia utile. Le difficoltà possono emergere quando diventa una risposta rigida, adottata di continuo e senza alternative.

Quando una piccola cosa fa esplodere la rabbia

Può trattarsi di una battuta poco gradita, di un messaggio lasciato senza visualizzazione o di una risposta fredda. Se un episodio che sembra insignificante ti fa perdere la pazienza, fermati un momento: l'irritabilità frequente può indicare un disagio emotivo.

Pensa a una giornata particolarmente pesante. Qualcuno ti ha trattato male, hai ricevuto una critica che ti ha ferito, ma hai preferito non parlarne con nessuno.

La sera basta una semplice osservazione di un familiare per scatenare una reazione molto più intensa del previsto. In casi così l'episodio finale potrebbe essere soltanto l'ultimo elemento di una giornata emotivamente impegnativa.

Secondo il servizio sanitario britannico NHS, irritabilità e rabbia possono comparire tra le manifestazioni dello stress. Insieme a loro possono presentarsi preoccupazione, difficoltà decisionali e la sensazione di essere sopraffatti.

Attenzione, però, a leggere ogni scatto d'ira come la prova di una rabbia repressa. Anche la mancanza di sonno, lo stress scolastico e tanti altri fattori possono influenzare le reazioni.

La domanda giusta da farsi, in questi casi, è un'altra. Sto reagendo soltanto a quello che è appena successo oppure sono già emotivamente sovraccarico?

Dire sempre tutto bene: quando diventa un segnale

C'è chi racconta senza problemi come si sente e chi preferisce tenersi tutto dentro. A volte è semplicemente una questione di riservatezza.

Altre volte entrano in gioco il timore di essere giudicati, la paura di deludere qualcuno o l'idea che mostrare fragilità significhi essere deboli. Così, anche nei momenti più difficili, la risposta resta sempre la stessa: "non è successo niente".

Nascondere ogni tanto quello che provi è normale. Il discorso cambia quando lo fai sistematicamente, come risposta fissa.

Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Counseling Psychology ha seguito 483 studenti universitari al primo anno. Chi partiva con una maggiore tendenza a sopprimere l'espressione emotiva mostrava, nelle settimane successive, più sintomi ansiosi e depressivi e una minore soddisfazione di vita.

C'è però un'avvertenza importante. I ricercatori hanno rilevato differenze individuali significative: il legame tra soppressione e benessere dipende anche dal senso di autenticità personale.

Inoltre si tratta di risultati associativi. Significa che non dimostrano che nascondere le emozioni sia necessariamente la causa di quei sintomi.

Stanchi anche dopo aver dormito: le possibili cause

Dormire abbastanza e svegliarsi comunque esausti. Oppure arrivare a sera senza più energie, anche senza aver fatto particolari sforzi fisici.

La stanchezza persistente può avere molte cause: condizioni mediche, problemi del sonno, periodi di forte stress. Tra i fattori da considerare c'è anche il carico psicologico.

Gestire relazioni complicate, affrontare pressioni continue o cercare sempre di controllare ciò che si mostra agli altri può richiedere uno sforzo mentale significativo. Anche questo fa parte del quadro.

Nelle ricerche sulle relazioni interpersonali, una maggiore soppressione emotiva è stata associata anche a livelli più elevati di affaticamento. Gli stessi studi l'hanno collegata a una minore soddisfazione personale.

Un'associazione, però, resta un'associazione: la stanchezza può avere origini del tutto diverse dalle emozioni nascoste. Se la mancanza di energie dura nel tempo o interferisce con la vita quotidiana, la cosa da fare è parlarne con un medico, invece di attribuirla in automatico a cause psicologiche.

Come iniziare a dare spazio a quello che provi

Se ti riconosci nell'abitudine a rispondere "sto bene", puoi partire dalle persone con cui ti senti davvero a tuo agio. E puoi procedere per gradi, senza obbligarti a condividere tutto immediatamente.

A volte il primo ostacolo è dare un nome a ciò che senti. Capita di sapere soltanto di stare male, senza riuscire a distinguere tra tristezza, delusione, rabbia, paura o frustrazione, oppure di usare parole generiche come "stressato" o "nervoso" per esperienze molto diverse tra loro.

La difficoltà a identificare e descrivere le proprie emozioni è studiata in psicologia e può presentarsi con intensità variabile. Nei casi più marcati si parla di alessitimia, un costrutto psicologico che però non si può dedurre da un singolo comportamento.

Un esercizio utile consiste nel separare l'emozione dal pensiero che la accompagna. Dire "nessuno mi capisce" esprime un'interpretazione della situazione, mentre "mi sento solo e deluso" descrive meglio quello che stai vivendo.

Imparare a riconoscere quello che provi può renderne più facile la gestione. E può migliorare anche il modo in cui comunichi con gli altri. Un'ultima avvertenza vale per tutti i segnali visti finora. Nessuno di questi, preso da solo, dimostra la presenza di emozioni represse.

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