
Che facoltà scegliere dopo la maturità? Meglio inseguire una passione o puntare su un lavoro che offre maggiori certezze? E se la decisione che prenderai oggi dovesse rivelarsi sbagliata tra qualche anno?
A volte non è la mancanza di alternative a metterci in difficoltà, ma esattamente il contrario: abbiamo talmente tante possibilità davanti da non sapere più quale strada imboccare. Così chiediamo consigli agli amici, ascoltiamo i genitori, cerchiamo risposte sui social e finiamo per essere ancora più confusi di prima.
E se, invece di cercare continuamente qualcuno che ci dica cosa fare, provassimo a porci le domande giuste?
È proprio da qui che possiamo partire per riscoprire Socrate, uno dei filosofi più importanti dell'antica Grecia, vissuto ad Atene tra il V e il IV secolo a.C.
Il suo modo di fare filosofia aveva una caratteristica particolare: anziché limitarsi a fornire risposte, interrogava le persone sulle loro convinzioni, spingendole a ragionare e a riconoscere le eventuali contraddizioni.
Un approccio che può tornare sorprendentemente utile anche oggi, soprattutto quando dobbiamo prendere decisioni importanti e abbiamo paura di sbagliare.
Perché Socrate non ci ha lasciato una formula per scegliere sempre correttamente, ma qualcosa di forse ancora più prezioso: un metodo per imparare a pensare con maggiore consapevolezza. E da questo metodo possiamo ricavare cinque domande da farci quando ci troviamo davanti a un bivio.
Indice
-
Socrate e il dubbio: perché non avere tutte le risposte può essere un vantaggio
- Quello che voglio è davvero un mio desiderio oppure è ciò che gli altri si aspettano da me?
- Sono sicuro di sapere tutto oppure sto dando per scontato qualcosa?
- Perché considero questa scelta giusta? Saprei spiegarlo a qualcun altro?
- Sto scegliendo ciò che ritengo giusto oppure soltanto ciò che mi conviene?
- E se sbagliassi? Sono disposto a cambiare idea?
Socrate e il dubbio: perché non avere tutte le risposte può essere un vantaggio
Per comprendere il pensiero di Socrate bisogna partire da una delle espressioni più famose della storia della filosofia: “So di non sapere”.
Anche se queste parole non compaiono esattamente in questa forma nei dialoghi di Platone, riassumono un atteggiamento fondamentale del filosofo ateniese: riconoscere i limiti delle proprie conoscenze.
Nell'Apologia di Socrate, Platone racconta un episodio particolarmente significativo. Un amico del filosofo, Cherefonte, aveva interrogato l'oracolo di Delfi per sapere se esistesse qualcuno più sapiente di Socrate. La risposta era stata negativa.
Socrate, però, non si considerava affatto un uomo particolarmente sapiente. Decise così di interrogare politici, poeti e artigiani, cercando di comprendere il significato di quella risposta.
Durante queste conversazioni si accorse di qualcosa di curioso: molte persone erano profondamente convinte di possedere conoscenze che, messe alla prova, non riuscivano a dimostrare.
La differenza stava proprio nella consapevolezza dei propri limiti: Socrate non pretendeva di sapere ciò che ignorava, mentre altri scambiavano le proprie convinzioni per certezze.
Questa riflessione è alla base del cosiddetto metodo socratico, fondato sul dialogo, sulle domande e sulla verifica critica delle affermazioni.
Una delle sue forme, conosciuta come elenchos, consisteva nell'esaminare le idee espresse dall'interlocutore, cercando eventuali contraddizioni attraverso una serie di domande.
Quello che voglio è davvero un mio desiderio oppure è ciò che gli altri si aspettano da me?
Immagina di essere all'ultimo anno delle superiori e di dover scegliere cosa fare dopo la maturità.
I tuoi genitori vorrebbero che ti iscrivessi a una determinata facoltà, i tuoi amici hanno già deciso dove andare e sui social continui a vedere persone che raccontano percorsi apparentemente perfetti.
In mezzo a tutte queste aspettative, però, c'è una domanda che rischia di passare in secondo piano: ma io cosa voglio davvero?
Socrate era abituato a mettere in discussione proprio le convinzioni che le persone consideravano più ovvie, chiedendo loro di spiegare perché le ritenessero giuste.
Possiamo utilizzare lo stesso approccio quando una scelta ci sembra quasi obbligata.
Per esempio, se vuoi iscriverti a Economia, prova a chiederti perché ti attira quel percorso. Ti interessano davvero le materie? Ti immagini a lavorare in quell'ambito? Oppure lo stai scegliendo soprattutto perché gli altri lo considerano un percorso sicuro?
Sono sicuro di sapere tutto oppure sto dando per scontato qualcosa?
A volte scartiamo un'opportunità ancora prima di averla approfondita. È qui che torna utile l'atteggiamento socratico: riconoscere ciò che non sappiamo è il punto di partenza per cercare di comprenderlo meglio.
Se pensi che un determinato percorso universitario non faccia per te, prova a informarti sugli insegnamenti, sulle competenze richieste e sulle prospettive professionali.
Magari scoprirai che avevi ragione. Oppure che la tua opinione si basava su un'immagine incompleta. Lo stesso vale per tante altre scelte, da un'esperienza di studio all'estero a un'opportunità lavorativa.
Prima di decidere, chiediti: quali informazioni possiedo? Quali mi mancano? Sto ragionando sulla base di fatti verificabili oppure di impressioni e timori?
Perché considero questa scelta giusta? Saprei spiegarlo a qualcun altro?
C'è una grande differenza tra essere convinti di qualcosa e riuscire a spiegare perché ne siamo convinti. Ed è proprio su questa distinzione che Socrate costruiva molte delle sue conversazioni.
Nei dialoghi di Platone, il filosofo chiede spesso ai suoi interlocutori di definire concetti apparentemente semplici, come il coraggio, la giustizia o la virtù. Ma quando prova ad approfondire le loro risposte, emergono difficoltà e contraddizioni. Un meccanismo che possiamo applicare anche alle nostre decisioni.
Supponiamo che tu abbia scelto di cambiare scuola o di interrompere un'attività sportiva. Se qualcuno ti chiedesse perché, riusciresti a spiegare la tua decisione andando oltre un generico «non mi va più»?
Forse scoprirai che quel percorso non rispecchia più i tuoi interessi. Oppure che stai attraversando soltanto un periodo difficile e che esistono alternative all'abbandono.
Sto scegliendo ciò che ritengo giusto oppure soltanto ciò che mi conviene?
Non tutte le decisioni riguardano il futuro scolastico o professionale. Alcune mettono alla prova i nostri valori.
Immagina di vedere un compagno escluso da un gruppo. Difenderlo potrebbe attirarti critiche o complicarti la vita, mentre restare in silenzio sarebbe probabilmente più semplice.
Quale scelta faresti? Per Socrate, la questione morale occupava un posto centrale nella riflessione filosofica.
Nel Critone, uno dei dialoghi scritti da Platone, il filosofo si trova in carcere, condannato a morte. Il suo amico Critone cerca di convincerlo a fuggire, ma Socrate rifiuta, sostenendo che non si debba commettere un'ingiustizia nemmeno per rispondere a un'ingiustizia subita.
E se sbagliassi? Sono disposto a cambiare idea?
Una delle paure più comuni quando dobbiamo prendere una decisione importante è quella di fare la scelta sbagliata.
Ci immaginiamo tutte le possibili conseguenze negative, confrontiamo continuamente le alternative e cerchiamo di prevedere un futuro che, inevitabilmente, conosciamo soltanto in parte.
Il rischio è quello di rimanere bloccati. Ma il metodo socratico ci suggerisce un modo diverso di affrontare l'incertezza: considerare le nostre convinzioni come qualcosa da mettere alla prova, non come verità che dobbiamo difendere a ogni costo.
Nei dialoghi socratici, infatti, non sempre si arriva a una risposta definitiva. Talvolta la discussione termina in una situazione di aporia, cioè di difficoltà o impasse, nella quale emerge l'insufficienza delle conoscenze iniziali.
Può sembrare una sconfitta, ma non lo è necessariamente: riconoscere che una risposta non è ancora soddisfacente può rappresentare un progresso nella comprensione del problema.