soren kierkegaard
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Quando l'indecisione ti inchioda davanti a una scelta tra due opzioni, il blocco nasce spesso dalla paura di essere responsabile delle conseguenze, più che dalla mancanza di alternative. 

Succede con l'università da frequentare, con un lavoro da cambiare, con una relazione da chiudere: ci pensi, immagini ogni scenario possibile e la risposta giusta sembra allontanarsi sempre di più.

Il filosofo danese dell'Ottocento Søren Kierkegaard, considerato tra i precursori dell'esistenzialismo, si è interrogato su questo dilemma. Molto prima dei social, della FOMO e dell'overthinking, ha legato l'angoscia alla consapevolezza di essere liberi di scegliere.

Per lui, l'angoscia non nasce soltanto da ciò che temiamo, ma anche dalla consapevolezza di essere liberi di scegliere.

Un'intuizione che, a quasi due secoli di distanza, continua a parlare a chi si sente bloccato davanti a una decisione importante. Ecco cinque frasi tratte dalle sue opere, qui rese in italiano, che possono aiutarci a riflettere sul rapporto tra ansia, libertà e paura di sbagliare.

Indice

  1. "L'angoscia è la vertigine della libertà": perché scegliere fa paura 
  2. "La vita va compresa all'indietro, ma deve essere vissuta in avanti": non possiamo conoscere tutto in anticipo
  3. "Chi ha imparato ad angosciarsi nel modo giusto ha imparato la cosa più importante": non tutte le emozioni difficili sono nemiche
  4. "La possibilità è poter essere capaci": il futuro non è già scritto
  5. "Il pericolo più grande, quello di perdere se stessi, può passare inosservato": quando la paura ci fa rinunciare

"L'angoscia è la vertigine della libertà": perché scegliere fa paura 

È probabilmente una delle riflessioni più conosciute di Kierkegaard, contenuta ne Il concetto dell'angoscia, pubblicato nel 1844.

Il filosofo paragona l'esperienza dell'angoscia a quella di una persona che guarda dall'alto di un precipizio. A provocare la vertigine non è soltanto il vuoto, ma anche la consapevolezza delle proprie possibilità.

Lo stesso accade quando dobbiamo prendere una decisione: non abbiamo paura soltanto di sbagliare, ma anche di essere responsabili della strada che sceglieremo.

Pensiamo a uno studente indeciso tra due facoltà. Nessuno può garantirgli quale percorso lo renderà più felice o gli offrirà maggiori opportunità. È proprio questa libertà, accompagnata dall'incertezza, a generare inquietudine.

Il messaggio di Kierkegaard non è che dobbiamo liberarci da ogni timore prima di decidere. La sua riflessione ci invita piuttosto a riconoscere che una parte dell'angoscia è legata alla possibilità stessa di scegliere.

"La vita va compresa all'indietro, ma deve essere vissuta in avanti": non possiamo conoscere tutto in anticipo

Quante volte abbiamo desiderato conoscere il risultato di una scelta prima ancora di compierla?

È un desiderio comprensibile: sapere in anticipo se un percorso di studi, un trasferimento o un nuovo lavoro si riveleranno giusti ci risparmierebbe parecchie preoccupazioni.

Ma c'è un problema: il significato delle nostre decisioni diventa spesso chiaro soltanto dopo averle vissute.

Kierkegaard lo osservava già nei suoi diari del 1843, sottolineando una contraddizione fondamentale dell'esistenza: possiamo comprendere il passato guardandoci indietro, ma siamo costretti a vivere andando avanti.

Questo non significa prendere decisioni alla cieca. Informarsi, valutare le alternative e chiedere consiglio rimangono passaggi importanti. Significa, però, accettare che nessuna analisi potrà eliminare completamente l'incertezza.

A volte, aspettare di avere tutte le risposte equivale ad aspettare qualcosa che non arriverà mai.

"Chi ha imparato ad angosciarsi nel modo giusto ha imparato la cosa più importante": non tutte le emozioni difficili sono nemiche

Siamo abituati a considerare l'ansia come qualcosa da eliminare il prima possibile. Ma Kierkegaard propone una lettura più complessa.

Sempre ne Il concetto dell'angoscia, sostiene che imparare a confrontarsi con questa esperienza possa rappresentare una tappa fondamentale nella conoscenza di sé.

Per il filosofo, infatti, l'angoscia ci mette davanti alle nostre possibilità, ai nostri limiti e alla responsabilità delle nostre azioni.

Immaginiamo di voler affrontare un colloquio importante, ma di temere un rifiuto. La paura potrebbe spingerci a rinunciare. Oppure potremmo provare a capire perché quella situazione ci coinvolge tanto e quale significato attribuiamo al suo risultato.

La riflessione filosofica non consiste nel convincersi che andrà tutto bene. Piuttosto, invita a non considerare automaticamente ogni emozione spiacevole come un segnale che dobbiamo fermarci.

È importante, però, distinguere l'angoscia esistenziale descritta da Kierkegaard dai disturbi d'ansia in senso clinico, che possono richiedere un supporto professionale. La filosofia offre strumenti di riflessione, non sostituisce un percorso di cura.

"La possibilità è poter essere capaci": il futuro non è già scritto

Quando siamo preoccupati per il futuro, tendiamo spesso a concentrarci su ciò che potrebbe andare storto. Una bocciatura, un fallimento, una delusione.

Ma le possibilità non comprendono soltanto gli scenari peggiori. Racchiudono anche tutto ciò che ancora non conosciamo e che potremmo riuscire a realizzare.

Ne Il concetto dell'angoscia, Kierkegaard insiste proprio sul rapporto tra libertà e possibilità. Prima ancora di scegliere tra alternative concrete, l'essere umano scopre di avere la capacità di agire e di dare una direzione alla propria esistenza.

È un'idea che può aiutare a guardare diversamente una decisione importante. Scegliere un corso universitario, per esempio, non significa conoscere già ogni dettaglio del proprio futuro professionale.

Significa iniziare un percorso che potrà aprire opportunità, richiedere adattamenti e, in alcuni casi, portare anche a cambiare direzione.

La libertà non è la garanzia di ottenere il risultato desiderato. È la possibilità di partecipare attivamente alla costruzione della propria vita.

"Il pericolo più grande, quello di perdere se stessi, può passare inosservato": quando la paura ci fa rinunciare

Non tutte le decisioni sbagliate producono conseguenze immediatamente visibili. A volte, infatti, il rischio maggiore può essere quello di rinunciare continuamente a ciò che desideriamo per paura del giudizio altrui.

In La malattia mortale, pubblicata nel 1849, Kierkegaard affronta il tema della disperazione e del rapporto che ogni individuo intrattiene con se stesso.

Tra le sue riflessioni compare un avvertimento particolarmente significativo: perdere il contatto con la propria identità può essere meno evidente di qualsiasi altra perdita.

Pensiamo a chi sceglie un percorso soltanto per soddisfare le aspettative della famiglia, oppure rinuncia a un'ambizione perché teme di non essere abbastanza bravo.

Naturalmente, ascoltare i consigli degli altri non è un errore. Il problema nasce quando questi diventano l'unico criterio con cui decidiamo cosa fare.

La prospettiva di Kierkegaard invita a porsi una domanda spesso trascurata: stiamo scegliendo una strada perché la sentiamo nostra oppure soltanto perché ci sembra la più sicura agli occhi degli altri?

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