
Durante il colloquio orale dell'esame di Terza Media, il Presidente di Commissione riveste un ruolo di supervisione e garanzia, assicurandosi che tutto si svolga nel rispetto della normativa.
In altre parole, non è la figura preposta a testare capillarmente la tua preparazione accademica, ma il garante dell'equità del tuo esame, colui che alla fine validerà ufficialmente il tuo percorso.
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I compiti ufficiali: dalla burocrazia alla firma del diploma
Il cuore del lavoro del Presidente di Commissione è prettamente organizzativo. La sua funzione primaria è quella di garante della regolarità dell'intero Esame di Stato del primo ciclo.
Tra i suoi compiti ufficiali rientra la definizione del calendario dei colloqui, stabilito in accordo con la commissione per assegnare date e orari a ogni classe.
Dopo aver garantito che non si verificassero irregolarità durante le prove scritte, il suo ruolo all'orale e nella fase successiva culmina nella ratifica dei voti durante la riunione plenaria e, infine, nella firma del Diploma, l'atto formale ed essenziale che ufficializza il superamento del tuo esame.
Il Presidente può fare domande all'orale?
La risposta tecnica è sì: il Presidente ha il pieno diritto di intervenire e farti domande durante il colloquio. Tuttavia, la pratica comune dimostra che non lo fa per testare nozioni oscure o scavalcare i tuoi professori di materia.
Spesso il suo intervento serve per rompere il ghiaccio se ti vede in preda all'ansia, ponendoti un quesito semplice per metterti a tuo agio. Altre volte è mosso da pura curiosità personale verso un argomento originale della tua tesina, oppure interviene per valorizzare la tua esposizione, aiutandoti a cogliere un collegamento che ti è sfuggito.
Le sue domande sono solitamente ampie e trasversali: indagano la scelta della scuola superiore, la tua opinione su temi di Educazione Civica e attualità, o tracciano un bilancio generale sul tuo percorso triennale.
Come interviene nella decisione del voto finale
Un timore molto diffuso tra gli studenti è che il Presidente possa, da solo, decidere di bocciare o abbassare drasticamente un voto.
La realtà legislativa e pratica è ben diversa: il voto finale è sempre una decisione collegiale. Questo scaturisce da una formula precisa che unisce il voto di ammissione (che ha un peso notevole), la media delle prove scritte e la valutazione del colloquio orale.
Il Presidente si limita a guidare la discussione e mediare in caso di disaccordo tra i tuoi professori (ad esempio, se la sottocommissione è indecisa tra l'otto e il nove).
Non impone mai un voto in modo autoritario, ma ascolta e rispetta il parere dei docenti che ti hanno seguito e valutato per tre anni.
Chi ricopre questo ruolo nel 2026 e cosa succede in assenza
Per affrontare l'orale con maggiore serenità, è utile inquadrare l'identità di questa figura. Per l'esame del 2026, il ruolo di Presidente è ricoperto dal Dirigente Scolastico della tua stessa scuola.
Non si tratta di un preside esterno o di uno sconosciuto, ma del capo d'istituto che presiede la Commissione Plenaria.
Se dovesse essere assente o impegnato su altri fronti, il ruolo viene delegato a un docente collaboratore (spesso il Vicepreside), con l'unica regola ferrea che quest'ultimo non sia un professore della tua classe, garantendo così una supervisione super partes.
Ricorda sempre che chi "interroga davvero" è la tua sottocommissione. Se durante la tua esposizione il Presidente entra in aula, si siede e ascolta per qualche minuto per poi uscire, non interromperti e mantieni la naturalezza: sta semplicemente compiendo il suo doveroso giro di controllo.