Maschere e Pirandello

Un naso che pende verso destra. In Uno, nessuno e centomila basta una battuta della moglie, davanti allo specchio, a mandare in pezzi l'identità di Vitangelo Moscarda: per gli altri, lui è qualcuno che non ha mai conosciuto. Pirandello lo scriveva un secolo fa, ben prima di like e profili da curare. Eppure poche pagine raccontano meglio una fatica che conosciamo tutti, quella di recitare la parte che gli altri si aspettano da noi. Le sue frasi, rilette oggi, sono un piccolo manuale per smettere di cadere nel tranello.

Indice

  1. "Se per gli altri non ero quel che ora avevo creduto d'essere per me, chi ero io?"
  2. "Si crede uno ma non è vero: è tanti"
  3. "La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d'arrestare, di fissare in forme stabili e determinate"
  4. "Muojo ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori"

"Se per gli altri non ero quel che ora avevo creduto d'essere per me, chi ero io?"

In Uno, nessuno e centomila, tutto crolla per un dettaglio fisico apparentemente insignificante: un naso che pende verso destra. Vitangelo Moscarda scopre all'improvviso che l'immagine perfetta e definita che ha di sé non coincide minimamente con quella che percepisce sua moglie. "Mi si fissò invece il pensiero ch'io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m'ero figurato d'essere", racconta. È l'istante preciso in cui si materializza la prigione dello sguardo estraneo.

Il senso di inadeguatezza che sperimentiamo nasce esattamente in questo scarto. Consumiamo un'enorme quantità di energia mentale cercando di difendere la reputazione che ci siamo costruiti, ignorando una verità tanto spietata quanto liberatoria: non possiamo controllare in alcun modo come gli altri ci vedono. Accettare che ogni singola persona filtrerà i nostri comportamenti attraverso i propri personalissimi pregiudizi è il primo passo per smettere di affannarsi a sembrare perfetti e inattaccabili.

"Si crede uno ma non è vero: è tanti"

Nel dramma Sei personaggi in cerca d'autore, il personaggio del Padre pronuncia una battuta che demolisce il mito della coerenza a tutti i costi. Ciascuno di noi, spiega, si crede "uno", ma in realtà è "tanti", secondo tutte le possibilità d'essere che porta dentro di sé: "Uno con questo, uno con quello – diversissimi! E con l'illusione, intanto, d'esser sempre uno per tutti".

La fatica psicologica che affrontiamo quotidianamente deriva quasi sempre dallo sforzo innaturale di mantenere una facciata monolitica. Sul lavoro, in famiglia, nelle relazioni sentimentali: cerchiamo disperatamente di essere sempre la stessa persona, temendo che la minima sbavatura ci renda incoerenti. Pirandello ci assolve da questo senso di colpa paralizzante, spiegando che la frammentazione non è un difetto morale, ma la natura stessa dell'essere umano. Pretendere di comportarsi con un collega esattamente come ci si comporta con il proprio partner non è indice di onestà intellettuale, è solo un'inutile gabbia.

"La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d'arrestare, di fissare in forme stabili e determinate"

Nel saggio L'umorismo, l'autore individua la radice dell'infelicità umana in questo disperato tentativo di cristallizzare un'esistenza che per sua natura sfugge da tutte le parti. I concetti, gli ideali a cui vorremmo restare coerenti, le finzioni che ci creiamo, le condizioni e lo stato in cui tendiamo a stabilirci: sono queste le "forme" dentro cui ci incastriamo volontariamente pur di sentirci al sicuro. Oggi potremmo aggiungerci le professioni e le definizioni sociali.

Quando ci sentiamo soffocare perché un lavoro non ci rappresenta più, o perché il ruolo di "figlio perfetto" ci sta distruggendo, stiamo semplicemente subendo la ribellione del flusso continuo contro la forma rigida. La sofferenza non nasce dal fatto che stiamo cambiando, ma dal nostro ostinato e terrorizzato rifiuto di lasciar cadere l'etichetta che ci definiva fino al giorno prima.

"Muojo ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori"

La splendida e radicale chiusura di Uno, nessuno e centomila offre la soluzione più estrema alla nevrosi del giudizio. Il protagonista perde sistematicamente tutto: la moglie lo lascia, mentre i familiari e i soci della banca lo considerano pazzo e vorrebbero farlo interdire. Moscarda, allora, rinuncia volontariamente al proprio patrimonio, che va a finanziare un ospizio di mendicità, e sceglie di andarci a vivere. Eppure, proprio quando agli occhi della società la sua è una caduta senza ritorno, lui sperimenta una libertà estatica e vertiginosa.

Rinunciando per sempre al proprio nome e al proprio passato, si svincola dall'obbligo di "essere qualcuno". È la lezione più eversiva e controintuitiva di Pirandello: l'immunità al giudizio si raggiunge solo rinunciando all'ego. Quando si smette di prendere sul serio la propria importanza sociale e di difendere a denti stretti il proprio "Io", le critiche, le derisioni e i pettegolezzi non trovano più un bersaglio solido da colpire. Si diventa inafferrabili.

Foto di copertina modificata con l'intelligenza artificiale

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