Statua Lucrezio e persone che usano i social

Il poeta e filosofo romano Tito Lucrezio Caro aveva inquadrato con precisione clinica la moderna Fear Of Missing Out (FOMO) già nel I secolo a.C. Nel suo capolavoro De Rerum Natura, l'ansia di essere tagliati fuori e il tormento di paragonare la propria esistenza a quella altrui vengono trattati come errori logici, oltre che debolezze dell'animo.

Leggere oggi i suoi versi significa maneggiare un antidoto potentissimo contro l'ossessione per le vite perfette ostentate in pubblico. Le sue massime colpiscono dritto alla radice del problema, smontando l'invidia sociale e restituendo il baricentro dell'esistenza a chi lo ha perso rincorrendo gli altri.

Indice

  1. "O misere menti, affannarsi notte e giorno per arrivare al vertice"
  2. "Come versare acqua in un vaso forato, che non potrà mai essere riempito"
  3. "È dolce guardare dalla terraferma il travaglio di un altro"

"O misere menti, affannarsi notte e giorno per arrivare al vertice"

Il meccanismo dell'invidia scatta quando la vita diventa una performance. Nel secondo libro dell'opera, Lucrezio fotografa la cecità umana descrivendo chi sceglie di "gareggiare per ingegno, competere per nobiltà e affannarsi notte e giorno" solo per accumulare potere o ricchezza.

La serenità svanisce nel momento esatto in cui si valuta la propria giornata misurandola con i traguardi esibiti dal resto del mondo. Svalutare i propri successi personali, o il proprio tempo libero, solo perché non reggono il confronto con la scalata sociale degli altri, significa consegnare la propria felicità in mano a un pubblico di estranei, condannandosi a uno stress psicologico logorante e del tutto innaturale.

"Come versare acqua in un vaso forato, che non potrà mai essere riempito"

L'ossessione di perdersi qualcosa genera una rincorsa inestinguibile verso nuovi stimoli e nuovi acquisti. Per descrivere questa ansia da accumulo, nel terzo libro Lucrezio sceglie un'immagine psicologica devastante e precisissima.

Chi cerca di placare il senso di inferiorità replicando le esperienze o gli stili di vita altrui sta semplicemente sprecando energie a vuoto. Non importa quanta ricchezza, quanti viaggi o quanti privilegi si riescano a incamerare. Se l'azione è guidata esclusivamente dalla pressione della competizione, e non da un bisogno autentico, il contenitore rimarrà sempre bucato e il senso di vuoto interiore non scomparirà mai.

"È dolce guardare dalla terraferma il travaglio di un altro"

La cura definitiva contro l'ansia di rincorrere il successo risiede nella più celebre apertura del De Rerum Natura (Libro II). Il sollievo descritto dal filosofo non nasconde alcun cinismo o piacere sadico per le disgrazie altrui. La "dolcezza" deriva da una profonda ed estremamente lucida presa di coscienza dei mali da cui ci si è salvati.

La nave in balia della tempesta raffigura la folle e sfiancante corsa all'approvazione di massa. Rimanere a riva significa tirarsi fuori volontariamente dal tritacarne della competizione. Serve a ricordarsi che la vita frenetica e apparentemente invidiabile degli altri nasconde quasi sempre un livello di ansia, di insicurezza e di compromessi che nessuna mente lucida sceglierebbe mai di sopportare.

Foto di copertina modificata con l'intelligenza artificiale

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