Illustrazione di una ragazza che legge un libro seduta in biblioteca
Immagine realizzata con AI

Se ti chiedi che rapporto ci sia tra lettura e cervello, la ricerca una risposta ce l'ha: la lettura per piacere è associata a meno stress e a migliori risultati cognitivi. Da solo, però, questo legame non basta a dimostrare un rapporto di causa-effetto.

A mettere in fila le prove è un editoriale uscito sulla rivista scientifica Psychological Medicine, firmato da Barbara J. Sahakian e Christelle Langley dell'Università di Cambridge con Vicki Perrin, amministratrice delegata dell'associazione benefica britannica The Queen's Reading Room. Il lavoro unisce sondaggi, studi che seguono le stesse persone per anni e ricerche con le immagini del cervello.

Al centro c'è la lettura fatta di propria volontà: romanzi e saggi, ma anche e-book, riviste, fumetti e graphic novel. In Italia, secondo l'Istat, l'istituto nazionale di statistica, nel 2024 ha letto almeno un libro il 57,1% delle persone dai 6 anni in su, contando anche chi lo ha fatto per motivi diversi dal tempo libero.

Indice

  1. Chi legge per piacere va meglio in memoria, attenzione e matematica
  2. Libri e stress: il legame con benessere e relazioni
  3. Riserva cognitiva e demenza: le tracce della lettura nel cervello
  4. Associazioni e prove di causa: cosa resta da dimostrare

Chi legge per piacere va meglio in memoria, attenzione e matematica

Uno dei dati sull'età scolare arriva dallo studio statunitense Adolescent Brain Cognitive Development, che ha seguito 10.243 ragazzi dai 9-11 anni fino agli 11-13. Circa la metà (51,8%) aveva cominciato presto a leggere per piacere, accumulando da 3 a 10 anni di letture.

Chi aveva iniziato da piccolo otteneva risultati migliori nei test di memoria di lavoro, attenzione e apprendimento verbale. Mostrava anche meno sintomi di depressione e stress, passava meno tempo davanti agli schermi e dormiva di più.

Secondo quell'analisi, i benefici cognitivi toccavano il massimo intorno alle 12 ore di lettura a settimana. Fanno poco meno di due ore al giorno.

Nel Regno Unito il National Literacy Trust, associazione che si occupa di alfabetizzazione, ha incrociato il piacere di leggere con i punteggi del test di lettura STAR Reading. Nel 2024 chi diceva di apprezzare i libri otteneva in media 109,13 punti contro 102,65, mentre chi leggeva ogni giorno arrivava a 109,49 contro 103,35.

Gli stessi sondaggi segnalano però che tra bambini e adolescenti britannici la lettura per piacere è ai minimi da quando viene misurata, soprattutto tra i maschi dagli 11 ai 16 anni. Per riaccendere la voglia, nel 2025 il 38,1% indicava come spinta i libri legati a un film o a una serie preferita, il 37,1% quelli vicini ai propri hobby.

Lettura e matematica condividono poi alcuni processi mentali, come la consapevolezza fonologica (la capacità di riconoscere e manipolare i suoni delle parole) e le funzioni esecutive, cioè le abilità per pianificare, concentrarsi e gestire più compiti. In uno studio su 554 bambini delle elementari, una lettura nella media o alta prevedeva una crescita più veloce in matematica, soprattutto in chi partiva indietro con i numeri.

Libri e stress: il legame con benessere e relazioni

Il relax è uno degli aspetti del legame osservato tra libri e benessere. Nel 2024, The Queen's Reading Room ha commissionato uno studio neuroscientifico che ha collegato cinque minuti di lettura narrativa a una riduzione dello stress fino al 20%, oltre che a maggiore concentrazione e minore solitudine.

Sondaggi meno recenti di associazioni britanniche per la lettura vanno nella stessa direzione. Molti adulti indicano i libri come il modo preferito per scaricare la tensione, e tanti giovani raccontano che leggere li ha fatti sentire meno soli durante i lockdown.

Conta anche il tipo di lettura. La lettura per piacere è quella fatta liberamente, per la soddisfazione che offre, anziché per obbligo o per lavoro: è l'attività al centro dell'editoriale.

La lettura funziona anche in compagnia. In uno studio su 168 studenti del decimo anno scolastico iscritti a un club del libro, il 61,2% diceva di capire meglio il punto di vista degli altri, il 42,9% si sentiva più connesso e il 14,3% meno solo.

Lo stesso vale nella terza età. Una revisione del 2025 su 11 studi ha rilevato che leggere in gruppo riduce i sintomi depressivi e l'isolamento negli anziani, anche se i metodi delle singole ricerche erano molto diversi tra loro.

Un'altra ricerca su anziani con una rete sociale ristretta ha visto che leggere ogni giorno si associava a punteggi di solitudine più bassi. L'effetto protettivo era più forte di quello delle attività sociali fatte una volta al mese.

Riserva cognitiva e demenza: le tracce della lettura nel cervello

Per capire il legame con l'invecchiamento serve un concetto: la riserva cognitiva, cioè la capacità del cervello di continuare a funzionare bene nonostante l'età o un danno. Si pensa che cresca con le esperienze mentalmente stimolanti, come la lettura, e che faccia da cuscinetto contro declino e demenza.

Su 5.437 adulti cognitivamente sani dai 55 anni in su, seguiti per cinque anni, chi si dedicava spesso ad attività come leggere o giocare a scacchi aveva meno probabilità di sviluppare un deterioramento cognitivo. In 801 persone dai 65 anni in su, seguite per circa quattro anni e mezzo, ogni punto in più nelle attività stimolanti (libri, riviste e giornali compresi) corrispondeva a un rischio di Alzheimer più basso del 33%.

In un altro studio, su 469 over 75 seguiti per 5,1 anni, la lettura era legata a un rischio di demenza inferiore del 35%. Su 1.962 over 64 seguiti per 14 anni, leggere almeno una volta a settimana si associava a meno declino cognitivo a qualsiasi livello di istruzione.

In Italia l'abitudine cala con gli anni. Secondo l'Istat i lettori sono il 78,9% tra gli 11 e i 14 anni e il 37,5% dopo i 75.

Ci sono poi i dati delle risonanze cerebrali. Nei ragazzi dello studio statunitense, chi leggeva da piccolo aveva volumi e superfici maggiori in aree legate a linguaggio, attenzione e regolazione delle emozioni, anche tenendo conto di reddito familiare e istruzione dei genitori.

Tra gli 8 e i 13 anni chi legge meglio mostra una sostanza bianca più organizzata (le fibre di collegamento tra le aree cerebrali), mentre tra i 18 e i 25 anni una conoscenza più ampia di autori e titoli coincide con una corteccia più spessa nelle zone del linguaggio.

Associazioni e prove di causa: cosa resta da dimostrare

I risultati però vanno interpretati con cautela. Il lavoro su Psychological Medicine è un editoriale che sintetizza studi precedenti: le autrici hanno scelto quali ricerche mettere in evidenza, senza un esperimento capace di dimostrare che leggere prevenga l'Alzheimer.

Gran parte delle ricerche è poi osservazionale: registra le abitudini delle persone invece di assegnare a qualcuno il compito di leggere. Chi legge di più può avere ambienti familiari, stili di vita e caratteristiche diverse da chi legge meno.

I dati Istat lo mostrano bene: nelle famiglie con il reddito più basso legge il 43,9%, in quelle più agiate il 72,5%. Sui test scolastici resta un altro dubbio, perché i ragazzi già bravi a leggere potrebbero semplicemente divertirsi di più con i libri.

Lo sottolinea Angelina R. Sutin, docente di Scienze comportamentali e medicina sociale al Florida State University College of Medicine, esterna alla ricerca. "La maggior parte degli studi esaminati era osservazionale", ha detto a PsyPost, e "c'è la possibilità che le persone più sane, e che restano in salute nel tempo, siano anche il tipo di persone che legge".

Qualche indizio di causa però c'è. In un piccolo studio su 11 bambini con dislessia, una difficoltà di apprendimento che rende faticoso leggere, otto settimane di allenamento su immaginazione mentale e tracciamento delle parole hanno migliorato la lettura e aumentato la materia grigia in aree di memoria e linguaggio, ippocampo compreso.

Il risultato indica un possibile legame tra allenamento alla lettura e plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello di cambiare con l'esperienza. Resta da provare, però, che sia la lettura da sola a produrre quei cambiamenti.

Per Sutin il passo successivo è un esperimento con gruppi estratti a caso, confrontati con un controllo attivo: persone che dedicano lo stesso tempo a un'altra attività, come i puzzle. Fino ad allora il verdetto è questo: leggere per piacere si associa a un cervello più in salute, ma la protezione diretta va ancora dimostrata.

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