Libro su scrivania e corona d'alloro
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Le usiamo per giustificare una vacanza, per motivarci in palestra, per commentare l'ennesima scelta irreversibile. Le frasi latine sono sopravvissute duemila anni, e lungo la strada hanno perso qualche pezzo: un verso tagliato a metà, un contesto dimenticato, a volte persino la lingua originale. Ecco le sette più usate, con chi le ha dette davvero e cosa intendeva.

Indice

  1. Carpe diem: Orazio era molto meno spericolato di così
  2. Mens sana in corpore sano: una preghiera finita sulle insegne delle palestre
  3. Panem et circenses: la frecciata di Giovenale al popolo romano
  4. Alea iacta est: Cesare, probabilmente, lo disse in greco
  5. Veni, vidi, vici: tre parole per una battaglia lampo
  6. Errare humanum est: la seconda metà è arrivata secoli dopo
  7. Memento mori: lo schiavo dietro il generale diceva un'altra cosa

Carpe diem: Orazio era molto meno spericolato di così

Lo slogan dei tatuaggi e delle notti brave viene da un'ode di Orazio (Odi, I, 11) dedicata a una ragazza, Leuconoe, che interroga gli astrologi per sapere quanto vivrà. Il poeta le consiglia di lasciar perdere: filtrare il vino, accorciare le speranze troppo lunghe e cogliere il giorno "confidando il meno possibile nel domani".

Carpere è il verbo che si usa per la frutta: si coglie ciò che è maturo, con calma. È una lezione di misura, molto vicina alla filosofia di Epicuro: godersi il presente proprio perché il futuro è incerto.

Mens sana in corpore sano: una preghiera finita sulle insegne delle palestre

Il verso viene dalla Satira X di Giovenale, che passa in rassegna le cose inutili che gli uomini chiedono agli dei: ricchezza, potere, bellezza, una vita lunghissima. Alla fine suggerisce l'unica richiesta sensata: "bisogna pregare che ci sia una mente sana in un corpo sano".

Il senso è morale, quasi spirituale. Il fitness è arrivato molto dopo, quando la frase è finita nei motti delle società sportive. Il marchio ASICS deve il nome proprio a una sua variante: Anima sana in corpore sano.

Panem et circenses: la frecciata di Giovenale al popolo romano

Stesso poeta, stessa satira, qualche centinaio di versi prima. Giovenale osserva che il popolo romano, che un tempo assegnava comandi e cariche pubbliche, ormai desidera con ansia due cose soltanto: il pane e i giochi del circo. È una frecciata amara a una cittadinanza che ha barattato la politica con le distribuzioni di grano e gli spettacoli.

Nel mirino, all'origine, c'è il popolo. Oggi la frase colpisce soprattutto i governi che distraggono gli elettori, e il succo, in effetti, è rimasto quasi intatto.

Alea iacta est: Cesare, probabilmente, lo disse in greco

Gennaio del 49 a.C.: Giulio Cesare arriva al Rubicone, il fiume oltre il quale un generale non poteva portare l'esercito senza scatenare una guerra civile. Lo attraversa e, secondo lo storico Svetonio, pronuncia la frase che oggi usiamo per ogni decisione senza ritorno: "il dado è tratto".

Plutarco però racconta un'altra versione: Cesare avrebbe parlato in greco, citando un verso del commediografo Menandro. Un uomo colto, insomma, che si concedeva una citazione letteraria anche nel momento più drammatico della sua vita.

Veni, vidi, vici: tre parole per una battaglia lampo

Due anni dopo, nel 47 a.C., Cesare sconfigge a Zela, nell'attuale Turchia, il re del Ponto Farnace II. La battaglia dura pochissimo, e lui la racconta a Roma con tre parole. Secondo Svetonio, la frase comparve poi su un cartello durante il trionfo celebrato per quella vittoria.

Era propaganda pura: la brevità serviva a far sembrare l'impresa una formalità. Oggi la usiamo per qualsiasi successo lampo, dall'esame passato al primo colpo al parcheggio trovato sotto casa.

Errare humanum est: la seconda metà è arrivata secoli dopo

La versione completa che circola oggi, errare humanum est, perseverare autem diabolicum, è un collage. L'idea della prima parte è antica: Cicerone scriveva che sbagliare è proprio di ogni uomo, mentre ostinarsi nell'errore è da stolti.

Il "diabolico" arriva con il cristianesimo e viene ricondotto a un sermone di sant'Agostino. La frase che ripetiamo è un mosaico costruito nell'arco di secoli, con un pezzo pagano e uno cristiano incollati insieme.

Memento mori: lo schiavo dietro il generale diceva un'altra cosa

Secondo una tradizione molto popolare, durante il trionfo uno schiavo sussurrava al generale vittorioso "ricordati che devi morire". La fonte antica più citata, l'apologista cristiano Tertulliano, riporta parole un po' diverse: "guarda dietro di te, ricordati che sei un uomo".

Memento mori, nella forma che conosciamo, è un'eredità medievale, cara ai monasteri e all'arte piena di teschi e clessidre. Il messaggio è rimasto lo stesso: anche nel giorno della gloria, meglio tenere i piedi per terra.

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