Illustrazione di una fan che sceglie un disco in vinile a un banchetto di merchandising durante un evento
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale

Spendono l'80% in più al mese rispetto a chi ascolta musica senza troppo impegno.

Sono i superfan: secondo uno studio della società di ricerche Luminate, rappresentano il 15% del pubblico musicale negli Stati Uniti, una quota che sale al 19% se si considerano solo gli ascoltatori di musica.

Dietro questa etichetta si muove un'intera economia fatta di concerti esclusivi, app dedicate e dati che le etichette discografiche e le piattaforme di streaming stanno imparando a sfruttare.

Indice

  1. I superfan trasformano la passione in spesa e promozione
  2. Le community digitali rendono il fandom continuo
  3. Le aziende vendono accessi esclusivi e raccolgono dati

I superfan trasformano la passione in spesa e promozione

I superfan non si limitano ad ascoltare un brano una volta: lo riascoltano più volte, comprano edizioni fisiche come vinili e CD e il merchandising, e seguono gli artisti ai concerti, a volte per più date dello stesso tour.

Questa passione si traduce anche in promozione gratuita: i superfan gestiscono fan account sui social, creano contenuti e arrivano a curare playlist che aiutano gli artisti a emergere dalla quantità di uscite quotidiane sulle piattaforme di streaming.

"Sono consumatori che seguono con attenzione ciò che l'artista fa e produce e diventano soprattutto compartecipi dell'attività promozionale", spiega Enzo Mazza, ceo della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), a ItaliaOggi.

"È una tribù che si muove sui social, contribuisce a rilanciare la comunicazione dell'artista, spesso si intreccia con tribù di altri artisti e nascono collaborazioni spontanee."

Secondo una stima della banca d'affari Goldman Sachs, questo segmento di ascoltatori potrebbe generare oltre 4 miliardi di dollari in più per l'industria discografica entro il 2030.

Le community digitali rendono il fandom continuo

Le piattaforme social hanno cambiato il rapporto tra artista e fan: oggi si commenta, si condivide e si reagisce in tempo reale, trasformando un legame che un tempo viveva soprattutto nei concerti in una relazione quotidiana e bidirezionale.

App come Stationhead permettono di organizzare "listening party" collettivi: chi partecipa ascolta lo stesso brano in diretta dall'account Spotify o Apple Music di un conduttore e chatta con gli altri fan, generando ciascuno uno stream individuale che si somma a quello di tutti gli altri partecipanti.

La piattaforma raggiunge tra i 17 e i 20 milioni di utenti ogni mese.

Weverse, sviluppata dalla società sudcoreana HYBE (che gestisce i BTS), funziona in modo simile: permette di chattare con i musicisti, accedere a contenuti esclusivi, partecipare a concerti virtuali e comprare merchandising ufficiale. Conta circa 12 milioni di utenti attivi mensili.

Le aziende vendono accessi esclusivi e raccolgono dati

Spotify ha aperto ai superfan alcune funzioni finora riservate alle etichette: gli artisti possono vendere merchandising direttamente sull'app e offrire biglietti in anteprima agli ascoltatori più assidui.

Alla stessa logica risponde Sesh, una piattaforma che offre una fan card digitale salvabile nel wallet dello smartphone: dà accesso a notifiche dirette dell'artista, contenuti esclusivi, eventi VIP e prevendite, mentre in cambio permette agli artisti di raccogliere dati reali sul pubblico, come età, zona e abitudini di ascolto.

Spotify ha anche organizzato un concerto riservato ai migliori ascoltatori di The Weeknd, il primo evento della sua serie Billions Club Live, dedicata agli artisti che hanno superato il miliardo di stream sulla piattaforma.

Gli investimenti funzionano anche fuori dal digitale: l'evento "BTS: The City" a Las Vegas ha generato 162 milioni di dollari nell'arco di pochi giorni.

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