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Il tuo modo di camminare potrebbe raccontare molto più della tua forma fisica. In uno studio durato quasi cinquant’anni, le persone più lente a 45 anni mostravano segni di invecchiamento accelerato, un volume cerebrale mediamente inferiore e un aspetto giudicato più anziano.

Il dato più sorprendente? Tra il gruppo dei camminatori più lenti e quello dei più veloci è emersa anche una differenza media di 16 punti nei test del quoziente intellettivo.

Prima di mettersi a correre sul marciapiede, però, bisogna chiarire un punto: camminare lentamente non fa invecchiare. Può essere, piuttosto, un segnale di come corpo e cervello si sono sviluppati e stanno cambiando nel tempo.

Indice

  1. Lo studio durato quasi mezzo secolo
  2. I più lenti erano invecchiati biologicamente più in fretta
  3. Anche il cervello lascia tracce nel modo in cui camminiamo
  4. Una differenza media di 16 punti nei test cognitivi
  5. Quindi basta camminare più velocemente per restare giovani?

Lo studio durato quasi mezzo secolo

La ricerca, pubblicata nel 2019 su JAMA Network Open, ha analizzato i partecipanti del Dunedin Study, un grande progetto iniziato con bambini nati in Nuova Zelanda tra il 1972 e il 1973.

Gli studiosi li hanno osservati fin dall’età di 3 anni e, una volta raggiunti i 45, hanno misurato la loro velocità in tre situazioni: camminata normale, camminata mentre svolgevano un altro compito e passo più veloce possibile. In totale, il test dell’andatura è stato completato da 904 persone.

I più lenti erano invecchiati biologicamente più in fretta

I ricercatori non si sono limitati a guardare quanto tempo servisse per percorrere una certa distanza. Hanno confrontato la velocità del passo con l’evoluzione di diversi indicatori relativi a cuore, polmoni, sistema immunitario, denti e metabolismo.

Tra i 26 e i 45 anni, le persone appartenenti al gruppo più lento avevano accumulato un ritmo di invecchiamento biologico equivalente a circa cinque anni in più rispetto ai partecipanti più veloci.

Mostravano inoltre forza, equilibrio e coordinazione mediamente peggiori e, osservando le loro fotografie, valutatori indipendenti tendevano ad attribuire loro un’età maggiore.

Anche il cervello lascia tracce nel modo in cui camminiamo

Camminare sembra un’attività automatica, ma richiede la collaborazione di cervello, sistema nervoso, muscoli, vista, equilibrio e coordinazione. Ecco perché il passo può diventare una specie di fotografia sintetica del funzionamento complessivo dell’organismo.

Le risonanze magnetiche hanno mostrato che un’andatura più lenta era associata a un volume cerebrale totale più piccolo, una corteccia mediamente più sottile e una superficie corticale inferiore.

Alcuni di questi risultati devono essere interpretati con cautela, ma il collegamento con il volume totale del cervello è rimasto particolarmente solido nelle analisi statistiche.

Una differenza media di 16 punti nei test cognitivi

I camminatori più veloci hanno ottenuto risultati migliori in diversi ambiti, tra cui memoria, velocità di elaborazione, comprensione verbale e ragionamento. 

Confrontando il 20% più lento con il 20% più veloce, i ricercatori hanno rilevato una differenza media di 16 punti nel quoziente intellettivo a 45 anni.

Le differenze, inoltre, non erano comparse improvvisamente: alcuni segnali nelle capacità linguistiche, motorie e cognitive erano già visibili nei test svolti dai partecipanti a 3 anni.

Quindi basta camminare più velocemente per restare giovani?

No. Lo studio ha individuato un’associazione, non ha dimostrato che rallentare il passo provochi l’invecchiamento né che accelerarlo possa ringiovanire il cervello.

La velocità può dipendere da moltissimi fattori: salute, peso, allenamento, dolori, coordinazione, ambiente e caratteristiche personali. Inoltre, la ricerca ha fotografato le differenze tra gruppi di persone e non può trasformare una singola passeggiata in un test medico.

Il messaggio è un altro: l’andatura potrebbe diventare un indicatore semplice e poco costoso della salute complessiva già nella mezza età, senza aspettare che compaiano i problemi tipicamente associati alla vecchiaia.

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