Illustrazione di un busto antico tra due specchi e una bussola su un tavolo
Immagine realizzata con AI

Hai presente quando, dopo aver preso una decisione, cominci immediatamente a chiederti se fosse davvero quella giusta? Scegli un percorso di studi, ma ti domandi se un altro ti avrebbe offerto maggiori opportunità.

Esprimi un'opinione, poi ascolti qualcuno che la pensa diversamente e inizi a rimettere tutto in discussione. E più cerchi risposte, più i dubbi sembrano moltiplicarsi.

A volte pensare troppo può diventare un labirinto dal quale è difficile uscire. Vorremmo avere la certezza di non sbagliare, conoscere in anticipo le conseguenze delle nostre scelte e sapere sempre distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Ma la realtà raramente ci offre risposte così semplici.

E se il dubbio, anziché essere soltanto un ostacolo, potesse diventare uno strumento per comprendere meglio il mondo?

È una domanda che ci porta direttamente a Renato Cartesio, filosofo e matematico francese del Seicento, passato alla storia per una delle espressioni più famose di sempre: "Cogito, ergo sum", ovvero "Penso, dunque sono".

Una frase che probabilmente hai incontrato sui libri di scuola e che, a prima vista, può sembrare quasi scontata. Del resto, che cosa significa davvero affermare che esistiamo perché pensiamo?

Per comprenderlo bisogna scoprire cosa spinse Cartesio a mettere in discussione praticamente ogni sua conoscenza, arrivando a dubitare persino dell'esistenza del mondo esterno.

Indice

  1. Il dubbio può diventare uno strumento
  2. Perché Cartesio arrivò a dubitare di tutto
  3. Che cosa significa davvero "Cogito, ergo sum"

Il dubbio può diventare uno strumento

Mettere in discussione una decisione presa non equivale a essere insicuri: la differenza sta nel modo in cui si usa il dubbio. Cartesio distingue il dubbio che serve a comprendere da quello che impedisce di arrivare a una conclusione.

Per il filosofo il dubbio non è mai un punto d'arrivo, ma uno strumento per trovare conoscenze capaci di resistere a un esame rigoroso. L'obiettivo non era restare bloccato nell'incertezza, ma individuare basi solide su cui costruire.

Questo approccio prende il nome di dubbio metodico: consiste nel sospendere il giudizio sulle proprie convinzioni per verificarne la fondatezza.

Perché Cartesio arrivò a dubitare di tutto

Nel 1637 Cartesio pubblicò il Discorso sul metodo, l'opera in cui mise provvisoriamente in dubbio tutto ciò che non poteva considerare assolutamente certo. Lo fece perché i sensi possono ingannare e le opinioni possono rivelarsi sbagliate, anche quando sembrano le più solide.

Nelle Meditazioni metafisiche, pubblicate nel 1641, Cartesio si spinse oltre: si chiese come fosse possibile distinguere la realtà dal sogno, dato che durante un sogno si possono vivere esperienze che sembrano perfettamente reali.

Il filosofo ipotizzò persino un genio maligno capace di ingannarlo continuamente su tutto ciò che pensava di conoscere.

Che cosa significa davvero "Cogito, ergo sum"

Anche se tutto ciò che percepiamo fosse falso, resta una certezza: chi dubita, in quel momento, sta pensando. Da questo ragionamento Cartesio ricava la celebre certezza "Cogito, ergo sum", cioè "Penso, dunque sono".

La frase indica che nell'atto stesso di pensare non si può dubitare della propria esistenza come soggetto pensante. Non vuol dire che l'assenza di pensiero faccia smettere di esistere, né che il valore di una persona si misuri in base alla sua capacità di ragionare.

Per Cartesio il Cogito diventa il primo punto fermo da cui provare a ricostruire l'intera conoscenza.

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