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Sicilia: aspetti economici


Al tempo dei Romani, la Sicilia era chiamata “il granaio di Roma” per la grande quantità di frumento prodotto. Per quanto oggi la Sicilia non detenga più questo primato, l’agricoltura resta alla base della sua vita economica.
La cultura del grano occupa ancora un posto importante per la produzione della pasta.
La cultura degli agrumi (aranci, mandarini e limoni) costituisce un primato. Dell’enorme quantità prodotta all’anno, solo una minima parte resta nell’isola, in quanto il resto è destinato all’esportazione. Le zone di maggior raccolta sono le province di Catania, Palermo e Messina.
Oltre a questo, la Sicilia ha anche il primato per la produzione del cotone (piana di Gela).
Un’altra cultura particolarmente diffusa ed apprezzata è quella della vite: per questa, la Sicilia si colloca al 4° posto dopo la Puglia, il Piemonte ed il Veneto.
Il clima mediterraneo, favorisce anche la cultura dell’olivo, particolarmente diffusa nelle province di Messina, Ragusa, Catania e Agrigento e nella produzione dell’olio, la Sicilia si colloca al 3° posto dopo la Puglia e la Calabria.
A causa della fertilità del terreno e della bontà del clima, è anche sviluppata la coltivazione degli ortaggi di ogni tipo.
La ricchezza del sottosuolo, un tempo, era rappresentata dalle zolfatare (province di Enna, Agrigento e Caltanissetta) che verso la metà degli anni ‘50 del secolo scorso sono state chiuse a causa dei prezzi concorrenziali praticati dagli USA in cui lo zolfo viene estratto col metodo Frasch, molto meno costoso. Anche le tradizionali miniere di potassio, presenti nella provincia di Caltanissetta sono state chiuse a favore dell’importazione dai paesi dell’Est in cui il potassio è venduto a prezzi più vantaggiosi. Attualmente, sono sfruttati i giacimenti di petrolio sulla terra ferma (Ragusa) e nel Canale di Sicilia dove sono state installate apposite piattaforme estrattive. Sono presenti anche discreti giacimenti di metano. Tradizionale è la produzione di sale marino finissimo nelle saline di Trapani.
Dal punto di vista industriale, pur non essendo al livello delle grandi città industrializzate del nord Italia, Palermo e Catania sono le città più sviluppate. Qui l’industria ruota intorno al settore agroalimentare, meccanico, elettronico e chimico. A proposito dell’elettronica si parla di “Etna valley”.
Anche la pesca (Mazarra del Vallo) dà un notevole apporto all’economia, ovviamente legata all’industria alimentare della conservazione
L’industria turistica costituisce una grossa opportunità della Sicilia soprattutto per i numerosi siti archeologi (Agrigento, Selinunte), per le località balneari conosciute in tutto il mondo come Taormina, per la presenza di città d’arte e per zone di interesse naturalistico (isole Egadi, isole Eolie, Pantelleria, Lampedusa)
Il PIL pro-capite varia fra 13.000 a 16.600 annui (dati del 2016)
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