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Circondata dal Mar Rosso, dall'Oceano Indiano e dalle acque del Golfo Persico, la Penisola Arabica si distende come un ampio tavolato rettangolare tra Africa e Asia. Sui due lati occidentale e meridionale, catene montuose si elevano fino a 3.000 m, bloccando umidità e nuvole che provengono dal mare. Così l'elemento sovrano dell'interno è il deserto sabbioso: il rosseggiante Nafud, il giallastro Rub'al Khali, la cui parte meridionale, priva di oasi, si chiama Ar Rimal, "le sabbie"! Qua e là, si scorgono i tracciati degli uidian (al singolare wadi), torrenti stagionali, stretti tra pareti di argilla o di roccia arenaria, dai quali l'acqua scompare, nella stagione arida, inghiottita dalle sabbie. La Penisola Arabica è una terra arida, con ampie distese desertiche nelle quali cadono, ogni anno, meno di 25 mm di pioggia. L'acqua è un bene prezioso: molti animali e piante di questa zona della Terra hanno imparato a farne economia. L'orice d'Arabia o bianca, robusta antilope, per esempio, estrae il liquido necessario a sopravvivere dai vegetali del suo menù quotidiano. Il carcal è un magnifco "gattone" del deserto, con folta e morbida pelliccia bruno-giallastra, grandi orecchie appuntite e testa piccola, slanciata. Cattura uccelli in volo grazie a incredibili balzi in aria. Rettili e piccoli rodtori si difendono dall'arsura scavando tane e gallerie più fresche nella sabbia, uscendo per cacciare solo di notte, quando la temperatura si abbassa notevolmente.

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