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Mezzadria e latifondo



Sulle colline e nelle pianure dell’Italia centrale i contadini coltivano sullo stesso campo piante diverse: negli spazi tra i filari di ulivi o di viti i contadini piantano i cereali o gli ortaggi, per poter disporre di una maggiore varietà di prodotti.
Tale tipo di organizzazione deriva dalla diffusione nel passato del contratto di mezzadria, con il quale il proprietario concedeva un terreno da coltivare al mezzadro, pretendendone in cambio circa la metà dei prodotti.
Pertanto le famiglie contadine, cercando di essere autosufficienti, producevano un po’ di tutto per poter vendere prodotti di vario genere. Nelle regioni meridionali prevaleva il latifondo, cioè vaste estensioni di terre che appartenevano a pochi proprietari, i latifondisti. In passato queste terre, per far fronte alla bassa resa del terreno, venivano coltivate in modo estensivo, lasciate a pascolo o abbandonate. Nel lavoro dei campi venivano impiegati molti braccianti, che vi giungevano ogni giorno dai grandi centri agricoli in cui abitavano. Il paesaggio presentava, dunque, grandi distese di campi di grano e orzo, piante resistenti alla siccità. Ora l’estensione delle proprietà è minore e i lavoratori agricoli, che utilizzano macchinari moderni, hanno introdotto la coltura di ortaggi e frutta (pomodori, meloni, arance) nelle aree più fertili del territorio.
I campi di cereali dominano ancora il paesaggio agrario meridionale; rispetto al passato, però, oggi si coltivano anche ortaggi e frutta.