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Le lagune


I materiali solidi, che il mare strappa alla costa unitamente a quelli scaricati e depositati sul fondo marino dai fiumi, sono continuamente trasformati dalle onde. Quest’ultime li scagliano contro la costa, trasformandoli e riducendoli in ghiaia, sabbia e fango. Quando la velocità di trasporto dell’onda diminuisce, i detriti cominciano a depositarsi formando così, poco a poco, una spiaggia., soprattutto laddove l’acqua è poco profonda. Può succedere che tali materiale si accumuli all’ingresso di un’insenatura, formando, così, una sorta di soglia che, col tempo, arriva ad emergere sotto forma diga sabbiosa ,chiamato “cordone litoraneo” o “lido”. In alcuni casi, tale diga sabbiosa di allunga fino a chiudere l’insenatura, in altri, alle due estremità dell’insenatura si formano due dighe sabbiose che si uniscono. È così’ che la vecchia insenatura si trasforma in una laguna (quando è in collegamento con il mare aperto, tramite una o più aperture nel cordone) o in lago costiero (quando manca una comunicazione diretta con il mare aperto). Il cordone litoraneo può anche estendersi verso il largo ed incontrare un’isola la quale si trasforma così in penisola. In alcuni casi i cordoli di collegamento con un’isola sono due e così, al loro interno, racchiudono uno specchio lacustre. Questo è il caso del Monte Argentario che è unito alla terraferma da due cordoli, chiamati “tomboli”, formatisi a seguito del materiale di erosione depositato da un fiume e messi in movimento dalle onde marine. I due cordoli delimitano lo Stagno di Orbetello, all’interno del quale si è formata una diga mediana che tuttavia non ha raggiunto il Monte Argentario in quanto il suo sviluppo è ostacolato dall’accrescimento del tombolo settentrionale.
Molto conosciuta è anche la Laguna di Venezia, lunga circa 50 chilometri, delimitata da un cordone litoraneo, in cui si aprono tre bocche attraverso le quali, l’acqua del mare entra od esce dalla laguna a seconda dei flussi e riflussi della marea. Le terre che emergono perché i fondali sono molto bassi si chiamano “barene”. Una minaccia per la laguna è il rischio di colmamento, sia per l’ostruzione delle bocche, che per il deposito della sedimentazione dei fiumi che qui si gettano. E’ un problema già rilevato alla fine del XIX secolo, quando fu deciso di modificare l’alveo del Brenta, portato ad aprirsi direttamente in mare aperto.
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