Video appunto: Lago d'Aral - Cronaca di un disastro pianificato

Il prosciugamento del lago d'Aral



Il lago d’Aral era il quarto lago più esteso al mondo, dall’acqua salata, oggi diviso tra Kazakistan e Uzbekistan, del quale non rimane ormai traccia se non qualche sporadica pozza d’acqua nei punti più profondi nel lago originario. Purtroppo la sua sparizione non è dovuta a cause naturali alle azioni spietate ed egoistiche dell’uomo.
Per arrivare ad una indipendenza (che mi azzardo a paragonare con la battaglia del grano italiana) dal punto di vista agricolo avviando un percorso di sfruttamento intensivo delle terre circondanti il lago. Ciò fu fatto deviando il corso dei due fiumi immissari del lago, privando così il bacino dell’acqua necessaria a combattere l’evaporazione naturale. Ciò portò nel corso degli anni al prosciugamento dello stesso, causando danni ingentissimi dal punto di vista ambientale ed economico.



Intorno al 1960 il regime sovietico attuò un piano di agricoltura intensiva per raggiungere la completa autonomia del fabbisogno alimentare e di essere uno dei maggiori esportatori di cotone al mondo: questo, tra le altre cose, prevedeva la deviazione dei due fiumi immissari principali del lago d’Aral per irrigare e rendere coltivabili i territori desertici che lo circondavano. Si diede quindi il via alla coltivazione intensiva del cotone, che fece nel tempo la fortuna della zona, tanto da essere ribattezzato “oro bianco” dell’Uzbekistan.
La scomparsa graduale del lago, privato sempre più dell’acqua nuova degli immissari, era tutt’altro che inaspettata: i sovietici già nel piano di irrigazione originale avevano previsto che quando il lago d’Aral si fosse ridotto ad un’informe specchio d’acqua paludosa lì sarebbe potuto essere coltivato il riso. Si pensi che il responsabile del progetto, Grigory Voropaev, che disse che voleva “far morire serenamente il lago d’Aral”. Nel giro di trent’anni la superficie del lago diminuì del 60%, ed al giorno d’oggi non si può vedere se non il 10% di quello che era il lago nelle sue dimensioni originali. Difatti esso nel 1986 si divise in due laghi distinti, uno dei quali è ad oggi scomparso: sono una sottile striscia è rimasta nella parte più orientale del bacino. La salinità dell’acqua quintuplicata in 40 anni unita alla sua intossicazione da parte di fertilizzanti velenosi utilizzati per le colture, fece morire la maggior parte della flora e della fauna lacustre.

Conseguenze sull'economia e sulla salute



Tutte le città portuali situate sulle rive originarie del lago sono ad oggi disabitate, abbandonate dai suoi abitanti che vedevano la loro industria della pesca sparire con il lago, causando un degrado ed un tasso di disoccupazione alle stelle. Le terre che il lago ha restituito alla terraferma non si sono rivelate abitabili né coltivabili, a causa della enorme salinità del terreno e per la sia tossicità causata da fertilizzanti e diserbanti. Gli inverni si sono rivelati più lunghi e freddi, le estati secche e calde. Nel giro di venti anni ogni attività legata alla pesca cessò nel lago d’Aral, giungendo al culmine della desertificazione economica.

Curiosità



- Grazie all’abbassamento delle acque è stata scoperta un’antica città risalente al XIII secolo.
- L’isola di Vozrzdenie, utilizzata segretamente dai sovietici per esperimenti su armi batteriologici per oltre quarant’anni, si unì alla terraferma nel 1990 rendendola così facilmente accessibile. Lo staff dell’isola nel 1991 la abbandonò, ma alcuni contenitori di batteri e bacilli non furono immagazzinati o distrutti correttamente. Difatti in poco tempo i contenitori delle pericolosissime armi non furono più in grado di contenerle. C’era il rischio che qualcuno si potesse infiltrare nella base e venire a contatto con esse, causando potenziali epidemie. Per questo nel 2002 furono neutralizzati oltre 200.000 tonnellate di materiale.
- Sono state scoperte numerose sorgenti di gas naturale nei fondali del lago, che a causa del loro valore rendono ancora più difficile un eventuale recupero della superficie lacustre.