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Il Po e i suoi affluenti


Il nome Po deriva dal latino Padus, chiamato così a causa dei pini o padi che crescevano lungo le sue rive. Dà il nome alla pianura Padana che esso stesso ha contribuito a formare.
Spostato rispetto al centro della pianura in direzione del versante appenninico, il Po riceve le acque di numerosi affluenti: quelli che scendono dagli Appennini hanno un carattere torrentizio mentre quelli che nascono dalle Alpi hanno un deflusso molto più uniforme e costante. Il suo bacino si estende per circa 75.000 chilometri e comprende il Piemonte, la Lombardia, parte dell’Emilia e del Veneto a cui si aggiunge anche una parte della Svizzera.
Il Po nasce dal Piano del Re, sul fianco del Monviso, a 2020 metri di altezza ed in soli 35 chilometri di corso scende di 1700 metri per cui, inizialmente, mantiene un carattere torrentizio.
Dopo aver attraversato Torino, la sua pendenza diventa più dolce e la portata inizia ad aumentare grazie al contributo dei primi affluenti alpini fra cui la Dora Baltea, le cui acque scendono costantemente dai ghiacciai della Valle d’Aosta. Ricevute le acque del Sesia, a sinistra, e quelle del Tànaro, a destra, il corso del Po si fa, allora, tortuoso fino alla confluenza con il Ticino. A valle del Ticino, il Po lambisce le ultime pendici dell’Appennino e, procedendo verso est, disegna numerosi meandri. Infatti, mentre la distanza fra la sorgente e la foce è di 420 chilometri,l’alveo del Po raggiunge i 652 chilometri.
Il delta è formato da quattordici bocche che partono da cinque rami: Po di Levante, Po di Maestra, Po di Tolle, Po della Gnocca e Po di Goro. Il ramo principale è il Po di Tolle che scarica in mare l’ 85% delle acque del fiume.
Fra gli affluenti appenninici e quelli alpini esiste una specie di lotta perenne, infatti, quelli alpini (Dora Baltea, Sesia, Ticino, Adda, Oglio e Mincio) sono alimentati da ghiacciai e, attraversando dei laghi di decantazione, giungono nel Po costantemente con le acque calme e nonostante la loro grande massa d’acqua sono vinti, come forza d’urto, dagli affluenti appenninici (Tànaro, Scrivia, Trebbia, Taro, Parma, Secchia e Pànaro) che hanno, invece, un regime molto irregolare e trasportano una grande quantità di detriti. Questo è il motivo per cui è sul lato destro che si verificano molto spesso inondazioni. Da tempo la forza di contrasto sulle due sponde sono disciplinate dall’opera dell’uomo con la costruzione di argini di protezione, resi necessari dal fatto che già a Pavia le acque del Po iniziano ad oltrepassare il livello della pianura per arrivare ad essere superiore di 6 metri quando esse giungono in vicinanza del delta. Un’altra caratteristica degli affluenti del Po è quella di tendere a dirigersi verso est: tale comportamento ha fatto sì che l’Adige, un tempo affluente di sinistra del Po, si creasse un corso indipendente verso il mare.
La navigazione del Po inizia a Pavia, ma essa è costantemente ostacolata dal variare della portata del fiume, dalle pericolose piene, frequenti soprattutto d’autunno e in primavera, dall’instabilità dei fondali e dalla presenza di sabbie mobili.
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