Il fiume Brenta

Il Brenta (il nome deriva dal tedesco “Brint” che significa “fontana” perché questo fiume è caratterizzato da numerose risorgive), o più correttamente la Brenta (nomenclatura attribuitagli dalla cultura popolare per indicare il timore e il rispetto che avevano le popolazioni rivierasche nei suoi riguardi), è un fiume dell’Italia settentrionale che scorre in Trentino Alto Adige e, per gran parte, in Veneto. Ha una lunghezza di circa 174km.
Il fiume nasce dagli emissari dei laghi di Caldonazzo e di Levico, scorre verso est, fra le catene dei Lagorai a nord e in un’ampia valle chiamata Valsugana dove riceve il suo maggior affluente: il Cismon(48km).
Nel tratto trentino tocca paesi come Borgo Valsugana, Castelnuovo e Tezze. In questo territorio le acque del Brenta sono utilizzate per uso potabile, per l’abbeveraggio del bestiame, per l’azionamento di ruote idrauliche di mulini, magli e segherie, per il trasporto(fluitazione) del legname, per l’industria manifatturiera(filatoi per la lana) ed infine per l’irrigazione dei campi(vitigni).

Entrando in Veneto le acque del Brenta scorrono su un letto costituito da sedimenti di ciottoli, ghiaie, sabbie, limi, argille e torbe che hanno diverse origini(fluviale, eolica, marina, lacustre); grazio a questa composizione(ghiaia, sabbia, limo) per decenni sono state estratte ingenti quantità di tali materiali provocando un crescente degrado ambientale con perdita di identità del territorio in particolare tra Tezze sul Brenta e Piazzola sul Brenta.
Altra fondamentale caratteristica del fiume è la presenza di risorgive dove, l’acqua di falde sotterranee, fuoriesce senza l’ausilio di pompe.
Proseguendo il suo corso la Brenta scorre ai piedi dell’altipiano di Asiago e bagna Bassano del Grappa, Tezze sul Brenta, Cittadella, S. Giorgio in Bosco e Piazzola sul Brenta.
Tutto questo territorio costituisce la zona media del brenta e, in virtù delle caratteristiche idrogeologiche di tale fiume, si sono sviluppate le seguenti attività produttive: l’agricoltura(che sfrutta le acque del fiume per l’irrigazione dei campi), l’abbeveramento di bovini da cui vengono ricavate ingenti quantità di latte,la produzione di vini,oli,asparagi e legname.
Le acque del fiume vengono inoltre utilizzate da industrie tessili, di ceramiche, smaltire(Bassano del Grappa), distillerie(Bassano del Grappa), oleifici, mobilifici(Tezze sul Brenta), concerie, industrie metalmeccaniche, di imbottigliamento di acque minerali(S. Giorgio in Bosco).
Più a sud, il fiume, passa per Padova e dintorni dove,in passato, veniva usato per il trasporto.
La Brenta è collegata al Bacchiglione poco a monte della città tramite il canale Bretella che venne costruito nel 1314.
Successivamente il fiume si divide in due rami dando origine al Naviglio di Brenta che passa a nord di Padova e alla Cunetta o semplicemente Brenta che passa a est della città.
Proseguendo, sulle sponde di naviglio di Brenta, tra il ‘500 e il ‘700, i veneziani costruirono splendide residenze di campagna. Dapprima destinate alla conduzione delle proprietà terriere in terraferma, divennero col passare del tempo luoghi di delizia e di villeggiatura e, perciò, le strutture necessarie al lavoro dei campi vennero sostituite da giardini, laghetti, uccelliere e recinti per animali esotici.
Le località più prestigiose furono Stra, con villa pisani, Dolo, con villa Ferretti Angelini e Mura con villa Foscarini e villa Valmarana. Nel 1994 la Riviera del Brenta con le sue splendide ville è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Il cunetta invece bagna i territori vicini ai paesi di Piove di Sacco, Codevigo e Sottomarina dove poi sfocia nel mar adriatico con una foce ad estuario comune a quella del Bacchiglione poco dopo aver ricevuto le acque dal canale Gorzone.
In questo tratto le acque della ramificazione vengono usate per l’irrigazione dei campi, per le industrie e, avendo egli stesso un fondale ricco di sabbia e ghiaia in alcuni tratti lungo le sue rive sono sorte delle aree di estrazione di questi materiali provocando un deperimento del territorio con erosione degli argini, deposito di limi, residui del lavaggio della ghiaia producendo oltre ad un’alterazione della flora e della fauna anche ostacoli al flusso del fiume.
Nell’ultimo tratto del fiume si sono sviluppate darsene per il rimessaggio delle imbarcazioni e numerose trattorie che servono, oltre al pesce del mare vicino, anche pesce del fiume.-
Il Naviglio del Brenta procede ancora verso est rispetto a Padova sfociando vicino a Venezia(Fusine) dove sfocia anch’esso nel mar Adriatico con una foce ad estuario.
Il regime del fiume in relazione al clima varia da stagione a stagione: il maggior rischio di piena si ha nel periodo autunnale e invernale(alluvioni del 1882 e del 1966), mentre il maggior rischio di secca si ha nel periodo estivo ed è evidente soprattutto nel corso montano.
Nella situazione attuale un evento di piena come quello del 1966 porterebbe un danno economico molto più grave che nel passato.
Per abbassare questo rischio sono state costruite la diga di Corlo(zona montana), vari bacini di contenimento tra Bassano del grappa e Padova, è stata effettuata una forestazione, sono stati innalzati gli argini nelle zone a rischio(bassa pianura) e sono state definite delle aree scarsamente insidiate da allagare in caso di piene pericolose
Lungo il corso della Brenta, controllate dai consorzi di bonifica(sono 20), esistono dighe e sbarramenti che servono a contenere sia le ondate di piena sia ad erogare la quantità necessaria d’acqua alla comunità.
I problemi idrici sono controllati sempre dai consorzi di bonifica allo scopo di distribuire l’acqua in modo congruo alle esigenze della popolazione sia all’industria e all’agricoltura.

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