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L’industria europea

L’Europa con l’America Settentrionale e il Giappone è l’area mondiale dove le attività industriali sono più diffuse e progredite.
L’area più sviluppata si trova nell’Europa centro - orientale, nel quadrilatero compreso fra Londra, Parigi, Milano e Berlino, mentre le zone che si trovano ai margini sono in genere poco industrializzate.
La maggior parte delle aziende europee sono di piccole e medie dimensioni, ma le poche imprese di grandi dimensioni hanno un peso fondamentale nell’economia del continente.
Le innovazioni tecnologiche hanno consentito di migliorare la qualità dei prodotti e ridurre i tempi e i costi di produzione.
I settori industriali tradizionali sono diventati meno importanti, mentre restano molto competitive a livello mondiale l’industria chimica e automobilistica.

Nei settori a tecnologie avanzate dominano le multinazionali statunitensi e giapponesi.
Lo sviluppo industriale dell’Europa non è avvenuto di pari passo in tutti i Paesi.
In tempi e modi differenti gli Stati europei hanno raggiunto il loro attuale livello di industrializzazione.
E queste differenze di sviluppo si sono verificate anche all’interno di ciascun Paese: alcune regioni hanno avuto un rapido e precoce sviluppo industriale, altre sono arrivate dopo all’industrializzazione, altre ancora sono rimaste in gran parte agricole.
L’elevato costo della manodopera, delle aree e degli immobili hanno indotto molte imprese, che operavano prevalentemente nei settori tradizionali meno remunerativi, a trasferire i propri stabilimenti all’estero.
In queste regioni un imprenditore può trovare molte agevolazioni.
Spesso esistono agevolazioni fiscali e finanziarie garantite dai governi che vogliono favorire lo sviluppo industriale dei loro Paesi.
In alcuni casi si trovano a basso prezzo le materie prime necessarie per la produzione.
A questo si aggiunge il fatto che l’assenza, o la debolezza, dei sindacati unita a un costo della vita piuttosto basso consentono di ridurre nettamente il costo del lavoro, cioè di pagare stipendi molto inferiori.
In tutta l’Europa , lo Stato ha avuto un ruolo importante nel settore industriale.
In molti casi è diventato proprietario di interi settori produttivi considerati strategici per la sicurezza del Paese, oppure ha finanziato la ristrutturazione di grandi imprese in difficoltà.
A partire dagli anni '80, però, molti Stati hanno avviato le cosiddette privatizzazioni, hanno cioè incominciato a vendere a privati le aziende di loro proprietà, per ottenere una maggiore efficienza.
Dalla dine degli anni 80, con il crollo del sistema economico socialista che privilegiava soprattutto l’industria pesante e le produzioni militari.
Le grandi aziende statali legate al settore dell’acciaio sono state privatizzate e sono sorte numerose industrie di piccole dimensioni.
Negli ultimi anni molti Paesi europei, hanno investito in queste nazioni acquistando e creando nuove aziende.
L’area più industrializzata è quella che si trova tra Praga, Cracovia e Budapest ed è in questo triangolo economico che i mutamenti in senso capitalistico sono più rapidi.
Russia è assistito da una diminuzione del potere centrale e a un lento passaggio a una economia di mercato, nella quale i singoli individui e le imprese private possono svolgere liberamente le attività economiche.
Ora la Russia deve ristrutturare il suo apparato produttivo, caratterizzato da aziende di grandi dimensioni di proprietà dello Stato.
Le due maggiori regioni industriali sono quelle di più antica industrializzazione e coincidono con le aree metropolitane delle più importanti città russe, Mosca e San Pietroburgo.
I grandi complessi industriali che utilizzano il ferro e il carbone sorgono vicino ai maggiori fiumi.
Anche i porti sono centri industriali per l’esportazione del petrolio.
Le regioni siberiane sono invece sottoindustrializzate.

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