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In superficie, quindi, arrivando onde che hanno effettuato un percorso diretto e onde che, rimbalzando, hanno avuto percorsi più lunghi.
La registrazione del movimento sismico tramite il sismografo si chiama sismogramma, seguendo percorsi e avendo velocità diverse le onde giungono in tempi diversi in base alla profondità dell’ipocentro. Vicino all’epicentro il sismogramma è confuso per l’ampiezza delle oscillazioni e l’arrivo contemporaneo di varie onde. A una certa distanza, invece, si possono distinguere le varie onde:
- La prima parte del sismogramma corrisponde alle onde P
- Nella parte centrale ci sono le onde S
- Nell’ultima parte le onde superficiali (più lente e più ampie)
Dalla lettura dei sismogrammi si può sapere: la potenza, la durata, la posizione dell’epicentro, la profondità dell’ipocentro, la direzione e l’ampiezza del movimento, l’orientamento e l’estensione e da ciò si può conoscere la struttura interna della Terra. Per ricavare queste informazioni bisogna avere vari sismogrammi inseriti in un diagramma dove vengono messi a confronto i tempi di arrivo delle varie onde con le distanze dall’epicentro dei sismogrammi. Le curve chiamate dromocrone indicano i tempi di propagazione di ogni tipo di onda in funzione della distanza dall’epicentro.

Oggi i sismologi possiedono vari diagrammi con i tempi di propagazione delle varie onde per qualsiasi distanza e con ipocentri a diverse profondità.

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