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Distribuzione della popolazione italiana


La popolazione italiana vive molto fitta nelle fertili pianure e nelle località industrialmente sviluppate; è invece più rara nelle zone montuose, aride o paludose. Le regioni più densamente popolate sono: la Campania, la Liguria e la Lombardia; quelle a popolazione più scarsa: la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, la Sardegna e la Basilicata. A seconda poi delle occupazioni prevalenti, la popolazione vive in città e in villaggi o in case sparse nella campagna. La popolazione cittadina prevale dove sono molto sviluppate le industrie e i commerci, come, per esempio, in Lombardia e in Liguria. Invece, nell’Emilia, nel Veneto, nelle Marche ecc., dove l’agricoltura costituisce l’attività principale, la popolazione vive in massima parte nelle campagne. Questo criterio distributivo non è però completamente valido per l’Italia Meridionale e per le isole. Qui i contadini, che sono la maggior parte dei lavoratori locali, preferiscono, per solito, vivere raggruppati in grossi centri; da questi partono all’alba per raggiungere i loro campi, distanti chilometri e chilometri. Tale consuetudine determina, però, un grande spreco di energia e, di conseguenza, abbassa il rendimento del lavoro agricolo. Essa ha le sue origini nella scarsa sicurezza che i casolari sparsi offrivano nei secoli scorsi, quando le terre meridionali erano infestate da briganti e da incursioni piratesche; è legata, inoltre, al sopravvivere dei latifondi (ossia di larghe estensioni di terreno appartenenti a un unico proprietario). La coltivazione dei terreni abbandonati e lo spezzettamento dei latifondi sono in corso di attuazione, così come lo sviluppo della rete stradale, degli acquedotti e delle case coloniche. Questi progressi renderanno meno dura la vita dei contadini meridionali e miglioreranno la produzione agricola.
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