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I deserti e le praterie

I deserti occupano circa 25 milioni di chilometri quadrati della superficie terrestre. Sono gli ecosistemi propri delle regioni in cui la quantità delle piogge annuali è inferiore a 250 millimetri. Essi si sono formati in seguito alla disgregazione di catene montuose ad opera dei venti asciutti. La parola deserto significa luogo abbandonato, disabitato, e comunemente si crede che i deserti siano distese di sabbia senz'acqua, senza vita, desolate come la superficie polverosa della Luna. Questo concetto non è esatto perchè le dune di sabbia ricoprono soltanto il 20-30 per cento dei deserti. Nella maggior parte delle regioni desertiche crescono piante, vivono animali e cade qualche pioggia; in tali regioni, inoltre, possono trovarsi oasi, cioè località rese fertili dalla presenza dell'acqua. I deserti differiscono notevolmente fra loro per il clima e per la conformazione; per esempio, i deserti caldi, come il Sahara e quelli dell'Australia centrale, ben diversi dai deserti freddi, come il Gobi. Questi ecosistemi, tuttavia presentano tutti una caratteristica comune, l'aridità, fattore che condiziona la vita delle piante e degli animali. La vegetazione, a differenza di quella che si sviluppa nelle regioni dove abbondano le piogge, è rada e dispersa su un territorio molto vasto. Le piante dei deserti sono perfettamente adattate al difficile ambiente in cui vivono: di solito posseggono spine o altri mezzi di difesa, le loro foglie sono piccolissime per ridurre al minimo la traspirazione e la perdita d'acqua. Le piante grasse sono fornite di mezzi adatti per utilizzare le scarse piogge che cadono: alcuni cacti, per esempio, hanno l'apparato radicale assai sviluppato e capace di assorbire tutta l'acqua che precipita; altre piante grasse hanno il fusto che può rigonfiare a forma di bottiglia ed immaginare una quantità d'acqua sufficiente per sopravvivere molti mesi. Anche gli animali dei deserti sono perfettamente adatti all'ambiente. Nei deserti caldi, poichè in superficie si raggiungono temperature di circa 65°, la maggior parte degli animali durante le ore calde stanno ritirati a dormire in tane fresche e umide, scavate sottoterra. Soltanto gli insetti e i rettili conducono vita prevalentemente diurna, pur evitando l'esposizione continua ai raggi infuocati del Sole. Gli uccelli ricercano il cibo nelle prime ore del mattino o verso sera; mentre trascorrono le ore più calde all'ombra di qualche cespuglio o di qualche roccia. I mammiferi, invece, per nutrirsi approfittano della notte e, nella spietata catena alimentare, quasi sempre gli animali più piccoli sono vittime di quelli più grossi: i roditori sono la preda dei carnivori. Così, procurandosi il cibo, i mammiferi provvedono anche l'acqua di cui hanno bisogno: gli erbivori si dissetano mangiando vegetali, i carnivori si dissetano con il sangue e la carne delle prede vive. I deserti sono ecosistemi che ancor oggi respingono gli assalti dell'uomo intesi a sottrarre parte dei loro territori. Dei deserti, infatti, l'uomo ha occupato le oasi, ha perforato la superficie per scavare pozzi petroliferi e miniere; ma è riuscito a conquistaresoltanto modeste porzioni alle colture agricole. Toccherà alle future generazioni trasformare con l'irrigazione i deserti in fertili pianure. Le praterie naturali sono tipiche delle regioni in cui la quantità delle piogge annuali è compresa tra 250 e 750 millimetri, regioni cioè con regime di precipitazioni intermedio tra quello dei deserti e quello delle foreste. Sono ecosistemi che occupano vaste estensioni nell'interno dei continenti principali; basti dire che circa un terzo degli Stati Uniti è prateria. In questi ambienti il regno vegetale è rappresentato soprattutto da erbe basse e alte di ogni specie; e poichè le piante erbacee hanno vita breve, decomponendosi rapidamente arricchiscono il suolo di sostanze organiche, ossia di humus. Il regno animale, invece, è rappresentato specialmente da mammiferi di grandi dimensioni come le antilopi e gli altri ruminanti selvatici. Attualmente non poche praterie, arate e messe a coltura dell'uomo, o sottoposte al pascolo eccessivo dei bovini, corrono il pericolo di essere ridotte a zone semi desertiche. L'ecologia però insegna che anche nello sfruttamento delle praterie l'uomo deve collaborare con la natura e rispettare gli ecosistemi.

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