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Decentramento territoriale e produttivo



Il decentramento territoriale e produttivo è una conseguenza del processo di concentrazione. Quest’ultimo non può continuare all’infinito. Arrivati ad una certa soglia critica, cominciano a manifestarsi alcune diseconomie che neutralizzano in gran parte i vantaggi dell’agglomerazione e si trasformano in costi sempre più alti per le imprese.
Innanzitutto, per effetto della crescente domanda, i prezzi dei terreni e degli immobili nell’area di concentrazione tendono ad aumentare, la concorrenza fra le aziende per assicurarsi la manodopera si fa forte e la forte sindacalizzazione del lavoro possono far aumentare i salari. Inoltre, si verificano altri effetti negativi come la congestione dei trasporti e delle altre infrastrutture, l’aumento dell’inquinamento dell’ambiente e la perdita di efficienza dei servizi pubblici la cui erogazione diventa sempre più onerosa a causa della forte richiesta. Queste diseconomie danno luogo ad un processo di decentramento che può avere la forma di decentramento territoriale e di decentramento produttivo.
Nel caso del decentramento territoriale, l’azienda abbandona il centro industriale e urbano per trasferirsi in una zona periferica o suburbana dove, però, può ancora usufruire di molti vantaggi derivati dalla concentrazione. Si tratta di un tipo di decentramento che ha interessato gli USA fra le due guerre e l’industria europea in anni più recenti. Il decentramento può avvenire anche attraverso una rilocalizzazione, quando l’impresa sceglie di insediarsi in zone poco industrializzate.
La rilocalizzazione può avvenire anche al di là dei confini dello Stato con l’apertura di impianti in paese stranieri, soprattutto nel Terzo Mondo. Per esempio, il settore dell’abbigliamento ha trovato nei NIC (Paesi di nuova industrializzazione - Newly Industrializing Countries) asiatici una grande disponibilità di mano d’opera a basso costo, poco specializzata, ma anche poco conflittuale dal punto di vista sindacale. Tali paesi asiatici sono: Cina, India, Indonesia, Malesia, Filippine, Tailandia. Invece, le industrie di alta tecnologia (Informatica, elettronica, ecc.) si sono spostate verso zone in cui è presente una manodopera molto qualificata: è il caso di Grenoble in Francia, di Cambridge nel Regno Unito o della West Coast negli Stati Uniti.

Il decentramento produttivo si ha quando un’azienda affida alcune fasi della lavorazione ad altre imprese indipendenti, spesso di piccole dimensioni, nei cui confronti essa diventa il committente. Come esempio, possiamo fornire un mobilificio che affida a ditte esterne la cromatura o la verniciatura. Il vantaggio è evidente: basso costo del lavoro e possibilità di assicurare la ripetizione meccanica di alcune lavorazioni.
Queste ultime non hanno mai un carattere strategico, sono a bassa innovazione ed hanno uno scarso valore aggiunto. Fra l’impresa che decentra e quella che riceve la commessa si viene a creare un rapporto di subordinazione. In alcuni casi, queste piccole aziende satellite a volte vengono create anche vendendo del macchinario a dei dipendenti che desiderano mettersi in proprio. In altri casi, con il decentramento, si viene a creare un sistema territoriale di imprese, ognuna delle quali è specializzata in una fase produttiva e tutte opera su di un piano di parità per aumentare la competitività del sistema. Un esempio molto significativo di come il decentramento produttivo sia complesso possiamo citare il caso della produzione del modello “Fiesta” della Ford: a Valencia, si ha l’assemblaggio finale della carrozzeria, a Bordeaux ci si occupa della scatola del cambio, a Belfast si fabbricano i carburatori e gli spinterogeni, a Enfield si costruiscono gli impianti elettrici mentre in alcune città della Germania le aziende sono specializzate degli elementi della carrozzeria e dei pneumatici oppure degli elementi di trasmissione del motore.
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