La fasciatura dei piedi

La fasciatura dei piedi è una pratica cinese attuata sulle donne. La pianta dei piedi veniva piegata e mantenuta di una lunghezza compresa tra i 7 e i 12 centimetri. La leggenda afferma che la prima donna a fasciarsi i piedi fu una concubina imperiale nel 900 d.C. per ottenere il favore del re.
Le bambine appartenenti a famiglie ricche venivano fasciate presto, ciò poteva avvenire tra i 2 anni e gli 8 anni mentre per le piccole nate da famiglie povere la fasciatura aveva tempi più tardi e questo perché i piedi si trasformavano in veri e propri moncherini rendendo la donna invalida per tutta la vita e impedendole di lavorare.
Dal punto di vista sociale, più i piedini di una donna erano piccoli più ella aveva valore e diventava desiderabile. Molte bambine però non riuscivano a sopravvivere alla fasciatura infatti il rischio di infezioni era altissimo e la sofferenza provata poteva causare danni psichici permanenti.

Per questi piccoli piedini vi erano delle scarpette adatte che avevano anche la funzione di non far tornare gli arti delle loro misure originarie. Ancora oggi è possibile trovare in vendita alcune di queste calzature.
La pratica nacque in Cina ma si diffuse anche in Occidente tra le donne appartenenti alle classi elevate.
La fasciatura dei piedi fu abolita attorno agli anni venti del Novecento da un decreto ufficiale anche se già a partire dall'Ottocento erano stati fatti dei tentativi per eliminare definitivamente questa pratica. Le donne più svantaggiate dal punto di vista sociale ed economico però, nonostante il divieto, continuavano a fasciare i piedi per rendersi più desiderabili e avere più speranza di sposare un buon partito.
I piedini prendono il nome di gigli d'oro.
È difficile pensare che queste donne non consideravano la fasciatura come un segno di schiavitù e sottomissione, la maggior parte sottoponeva spontaneamente le figlie a questa tortura credendo che il piedino piccolo regalasse davvero più valore alla donna.

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