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Centro America e Caraibi


Stati Centro America: Messico, Guatemala, Belize, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panamà.
Stati Caraibi: coste del Venezuela, arcipelago delle Antille (isole maggiori > Grandi Antille: Cuba, Hispaniola, Giamaica, Puerto Rico; isole minori > Piccole Antille: diversi piccoli stati indipendenti o possedimenti di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Paesi Bassi).
Territorio: catene montuose (sierras) e altipiani; fenomeni sismici; clima tropicale; violenti uragani sulle isole caraibiche e le coste dell’istmo e del Golfo del Messico. Essi provocano onde di tempesta e piogge torrenziali; provocano disastrose conseguenze, aggravate dalla deforestazione, per dar spazio a piantagioni di banane e caffè e allevamenti per esportazione.
Storia: la Spagna dominò per tre secoli la regione, dove trasferì grandi masse di schiavi africani, lasciandovi la propria lingua e religione cattolica. Le Piccole Antille furono, invece, base d’appoggio per inglese, francesi e olandesi (anch’essi diffusero lingua e cultura), e per i pirati e corsari che, tra il 1600-1700, colpivano le loro azioni nel Mar dei Caraibi.
Nel Novecento gli Stati Uniti estesero il loro potere alla regione: ottennero dal Panamà il potere sulla Zona del Canale, che permetteva alle navi di passare dal Pacifico all’Atlantico senza circumnavigare l’America meridionale. Le multinazionali statunitensi crearono qui grandi piantagioni di banane sfruttando la manodopera locale. Questò portò all nascita delle repubbliche delle banane (stati retti da dittatori sotto controllo statunitense. Negli ultimi decenni del ‘900 ci furono grandi progressi in questa regione, che han portato alla risoluzione di conflitti interni e una trasformazione democratica.
Nel 2000 Panamà è tornata in possesso del Canale. La povertà è tutt’ora molto diffusa.
Continua l’embargo statunitense contro Cuba, stabilito dopo che nel 1959 le forze della guerriglia guidate da Fidel Castro e Che Guevara avevano lasciato la dittatura di Batista sottraendo Cuba al controllo statunitense.

Messico

Territorio: situato tra gli Stati Uniti a nord e Guatemala e Belize a sud, si affaccia a ovest sul Pacifico e a est sull’Atlantico con la grande conca costituita dal Golfo del Messico. È in gran parte montuoso e con due zone peninsulari: montuosa e arida Bassa California e Yucatàn, pianeggiante e ricoperto di foreste. Da nord a sud è attraversato dalla Sierra Madre Occidentale e dalla Sierra Madre Orientale (+3000m), che si uniscono a sud dove si trovano i coni vulcanici del Pico de Orizaba e del Popocatèpetl (+5000m). La regione montuosa e selvosa del Chiapas si trova nell’estrema zona meridionale. Il clima varia a seconda dell’altitudine: nelle pianure è tropicale con alte temperature; nell’altopiano temperature miti; le coste del Golfo del Messico sono investite da masse d’aria umida che portano piogge abbondanti e uragani.
Sociale: crescita demografica molto forte (125 milioni e in aumento); l’80% si concentra nelle città. La capitale, Città del Messico, è il quarto agglomerato urbano del mondo (22 milioni di abitanti). Essa si trova nel luogo dove si trovava la capitale del regno azteco che i conquistadores spagnoli distrussero all’inizio del 1500. Venne ricostruita dagli spagnoli, che ne fecero la capitale della colonia, e rimase tale anche dopo l’indipendenza. Qui si concentra la metà delle industrie del paese. C’è una maggior possibilità di trovar lavoro. Le emissioni delle fabbriche, però, unite a quelle di milioni di auto, provocano un dei più alti livelli di inquinamento al mondo. Problemi ambientali, sanitari e sociali: ci sono molte baraccopoli, dette ciudades perdidas, dove le condizioni di vita sono precarie. L’emigrazione negli Stati Uniti in Messico è aumentata con la crescita della forza lavoro e per gli effetti della Nafta sull’agricoltura: questo ha favorito le grandi aziende che esportano caffè, frutta tropicale e agrumi ma ha costretto più di un milione di contadini ad abbandonare le campagne. Molti sono emigrati, legalmente o clandestinamente, per cercare lavoro nelle aziende agricole statunitensi (infatti il 70% di chi ci lavora è messicano). Negli Stati Uniti ci sono circa 34 milioni di messicani (65% degli ispanici) e che costituiscano anche la metà dei circa 11 milioni di immigrati clandestini. Gli USA hanno costruito sul confine col Messico una barriera metallica controllata da telecamere per evitare che i clandestini entrino nel paese. Ci sono anche elicotteri e veicoli militari. Moltissimi sono morti nel tentativo di entrare negli Stati Uniti. L’Accordo di libero scambio, che permette a uomini d’affari di circolare liberamente, non vale quindi per i messicani comuni che rischiano la vita pur di riuscire a trovare lavoro negli USA.
Economia: fortemente legata a quella statunitense, soprattuto dal 1944 quando il Messico ha sottoscritto l’Accordo di libero scambio nord-americano (Nafta) con Stati Uniti e Canada. Esso ha portato
un ulteriore sviluppo delle maquiladoras, fabbriche in territorio messicano lungo il confine con gli USA, dove multinazionali fanno assemblare una vasta gamma di prodotti destinati all’esportazione. In esse lavora circa un milione di messicani, specialmente giovani donne, in condizioni pessime. La vita stessa in queste zone è molto degradata per via delle bidonville, gli stupefacenti, l’inquinamento, la delinquenza e la prostituzione.
La metà degli oltre 10 mila omicidi si verifica a Ciudad Juàrez, alla frontiera con il Texas, divenuta famosa appunto per questi omicidi, soprattutto di giovani donne, per lo pià operaie delle maquiladoras.

Sud America: la regione Andino-amazzonica

Comprende: Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Brasile.
Territorio: è formata dalla catena delle Ande e dal bacino del Rio delle Amazzoni; è bagnata a ovest dal Pacifico, a nord e a est dall’Atlantico.
La Cordigliera delle Ande corre lungo il bordo occidentale ed è un’area molto sismica con numerosi vulcani attivi. Ci sono cime tra i 5000 e oltre i 6000 metri: Pico Bolivar in Venezuela, Cristóbal Colón in Colombia, Chimborazo in Ecuador, Huascaràn e Yerupajà in Perù, Sagama e Illumini in Bolivia.
A est si trovano l’altopiano del Matto Grosso e quello del Brasile di antichissima formazione. A nord, in Venezuela, scorri il fiume Orinoco (2140 km) che sfocia nell’Atlantico. Tra Perù e Bolivia, sulle Ande, si trova il lago Titicaca. Al centro della regione, in una vasta area pianeggiante, si trova l’immenso bacino idrografico del Rio delle Amazzoni. Qui si trova la più grande riserva di acqua dolce del pianeta. Il territorio è ricoperto dalla foresta amazzonica. È soggetta a un’intensa deforestazione.
Il clima è molto differenziato: nella zona andina si passa dal clima temperato 2000 m a quello freddo 4000 m con nevi perenni. La parte orientale dei paesi andini fa parte della pianura amazzonica, con clima e vegetazione equatoriali e tropicali (clima caldo umido e precipitazioni abbondanti) che portano alla formazione della foresta pluviale. Dai 4 ai 6 mesi l’anno si verificano le piene, che inondano le aree pianeggianti. Questo avviene anche nei Llanos venezuelani, una grande pianura erbosa. Sugli altipiani del Brasile le precipitazioni sono scarse e ci sono la steppa e la savana. Nella parte meridionale c’è un clima temperato.
Economia: regione ricca di materie prime. Il potere sia economico che politico è stato detenuto per secoli dalla minoranze bianche di origine europea, ovvero i discendenti dei primi colonizzatori. Gli amerindi, i meticci, i mulatti e i neri sono rimasti sempre nei bassi ceti della società. L’impronta coloniale è quindi ancora molto forte. In Colombia il 70% delle terre coltivabili è in mano a una minoranza o alle multinazionali. Molti contadini colombiani sono costretti a coltivare la coca, con la quale si arricchiscono i trafficanti internazionali di droga.
Sociale: stanno avvenendo profondi cambiamenti sociali e politici, soprattutto nell’America Latina. Un forte segno è, ad esempio, l’elezione di presidenti in queste zone di origine meticcia o amerindia.
Il Venezuale, Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador e altri piccoli stati caraibici hanno varato l’Alleanza bolivariana per le Americhe (ALBA), un progetto di collaborazione politica, sociale ed economia tra i paesi dell’America Latina.

Brasile

Il Brasile è il paese più vasto dell’America meridionale e il quinto mondiale (superficie di oltre 8,5 milioni di km quadrati).
Territorio: la parte settentrionale è pianeggiante e ricoperta da foreste pluviali attraversate da grandi fiumi, principale dei quali il Rio delle Amazzoni. A nord di questa pianura si trovano le catene montuose, piuttosto elevate. Qui sorge il Cerro de la Neblina (3014m). Gli altri 2/3 del territorio, a sud e a ovest del bassopiano amazzonico, sono ricoperti da altopiani. Nella regione centrale, Mato Grosso, predominano tavolati alti dai 700 ai 1200 metri. A est ci sono colline rocciose e massicci. Le coste atlantiche assumono forme diverse: a nord, basse e sabbiose; al centro-sud, alte e scoscese.
L’estuario del Rio delle Amazzoni è largo 200km e disseminato di isole. Si trova per il 90% tra Equatore e Tropico del Capricorno. È caratterizzato da un clima caldo umido, favorito dalle correnti d’aria atlantiche. L’estrema punta meridionale ha un clima temperato e il nord-est è tropicale secco.
Sociale: è il paese più popoloso dell’America meridionale e il quinto del mondo, con oltre 200 milioni di abitanti. Poco più della metà della popolazione è costituita da bianchi che discendono dai coloni portoghesi o comunque immigrati europei. Seguono poi mulatti, meticci, neri che discendo dagli schiavi africani, indios nativi della ragione (pochi). Troviamo qui anche la più grande comunità di oriundi italiani (25 milioni). L’85% della popolazione vive nelle aree urbane.
I principali agglomerati urbani sono Sao Paulo (20milioni), Rio de Janeiro (12), Belo Horizonte (6), Porto Alegre e Salvador (4), la capitale Brasilia (4). Hanno tutti caratteristiche simili: un centro dove si trovano edifici elevati dove si concentrano le attività dal terziario e le case dei ricchi, una periferia dove vive il ceto medio e le bidonville dove vivono milioni di brasiliani poveri. Sono molto forti quindi le disuguaglianze sociali.
Economia: è il paese più economicamente sviluppato della regione. L’agricoltura è meccanizzata e ha molti spazi. È il primo produttore ed esportatore di zucchero e caffè. Produce anche legnami pregiati. Sviluppati sono la pesca e l’allevamento bovino. Il secondario è ben sviluppato con notevoli risorse minerarie e importanti giacimenti petroliferi. Il crescente fabbisogno dell’energie è fornito per oltre l’80% da centrali idroelettrice.
Il terziario è cresciuto negli anni, ma è rimasto concentrato nel triangolo Sao Paulo, Rio de Janeiro, Belo Horizonte per i servizi privati, mentre in Brasilia per quelli pubblici. Il turismo è sviluppato grazie al patrimonio ambientale. Ogni anno il paese è visitato da 4 milioni di turisti. Sono gravi i problemi ambientali causati dalla deforestazione. L’impatto umano su questa zona risale al XIX secolo, ma a partire dagli anno ’70 ha subito un’accellerazione. Sono stati costruiti grandi bacini idroelettrici, autostrade ed è ambientato lo sfruttamento minerario. La zona è stata molto disboscata per far spazio agli allevamenti e alle piantagioni di soia, a vantaggio delle multinazionali. È stato sfruttato anche il legname. Negli ultimi anni sono state fatte delle misure per tutelare il patrimonio amazzonico, ma molte sono state inutili.
Per quanto riguarda l’agricoltura parte della piccola proprietà terriera è scomparsa, perché ora i terreni sono in mano a grandi multinazionali o proprietari terrieri, in particolare per l’esportazione. 5 milioni di famiglie contadine sono ora senza terra. Ora anche società brasiliane hanno preso dei terreni in Paraguay e Mozambico. Le rivendicazioni delle popolazione contadina, che rivuole le proprie terre, sono state ascoltate in minima parte. È nato nel 1984 il Movimento dei senzaterra (Sem Terra), un’organizzazione che si oppone agli interessi dei grandi proprietari terrieri, occupando le terre lasciate vuote da essi, e subisce quindi la violenza delle guardie armate.
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