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Storia del calore
Fino alla metà del XIX secolo non si conosceva quale fosse l'agente fisico responsabile delle sensazioni di caldo e di freddo e di tutti i fenomeni fisici in cui è implicato ciò che noi oggi chiamiamo calore. Già nell'antichità ci fu Democrito che sostenne la teoria dell'atomismo, la materia è totalmente composta da piccole particelle dette atomi. Nel 1600 Bacone e Keplero sostennero la teoria, richiamandosi all'atomismo di Democrito secondo cui il calore fosse una condizione di un corpo dovuta all'agitazione di tali particelle di cui tutta la materia è composta. In realtà tale teoria sarà difficile da accettare fino ai primi del 1900, quando Einstein dimostrerà la validità del modello atomico.

La teoria del calorico

Il modello più apprezzato per spiegare il fenomeno dell'equilibrio termico e degli altri processi termici fu proposto nel 1724 dal medico olandese Boerhaave che sostenne per primo l'esistenza del calorico: un fluido invisibile, molto sottile, senza peso, in grado di penetrare la materia e responsabile delle sensazioni di caldo e di freddo con la sua maggiore o minore concentrazione nei corpi. Esso, infatti, fluiva da un corpo più caldo a contatto con un corpo più freddo fino a raggiungere una concentrazione intermedia tra i corpi che in questo modo acquistavano la stessa temperatura. Vari modelli relativi al calorico furono proposti ad esempio da Carnot e La Place, ma esso appariva sempre come una quantità conservata in tutti i fenomeni fisici e addirittura in grado di compiere lavoro, passando da un corpo a temperatura maggiore verso un altro a temperatura minore.

In realtà l'esistenza di un fluido non osservabile responsabile di tutti i fenomeni termici e il cui ammontare totale nell'universo fosse costante era già stata affermata da Aristotele nella Metafisica. Nel XVIII e XIX secolo molti fisici e scienziati sostennero questa teoria: per esempio lo scozzese Joseph Black, a cui si deve la formulazione della relazione fondamentale della calorimetria che lega il calore assorbito da un corpo al salto termico cui esso è sottoposto e alla sua massa e calore specifico e a lui si deve anche la prima esposizione organica del concetto di calore latente: egli pensava che la grandezza temperatura non fosse sufficiente per descrivere ad esempio i passaggi di stato perché rimane costante. Tra coloro che la sostennero vi furono La Place e Lavoisier, i quali costruirono i primi calorimetri a ghiaccio e Wilcke che elaborò il concetto che sta alla base della definizione odierna di caloria.

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