gaiabox di gaiabox
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La prima sintesi si deve a Newton: egli dimostrò che un'unica legge era sufficiente a descrivere la forza che ci trattiene sulla Terra, che fa cadere la pioggia, che costringe la Luna a orbitare intorno alla Terra e i pianeti a girare intorno al sole. Analogamente Mameli riunì in un complesso unificato i fenomeni elettrici e quelli magnetici.
Nel XX secolo la meccanica newtoniana è diventata parte di una teoria più ampia, la relatività generale di Einstein. Inoltre, la sintesi maxwelliana ha fornito il punto di partenza per lo sviluppo della teoria relativistica dei campi elettromagnetici quantizzati, l'elettrodinamica quantistica.
Successivamente è nata la teoria elettrodebole, che considera come un tutt'uno l'interazione elettromagnetica e l'interazione nucleare debole.
Esistono attualmente buone ragioni per coinvolgere in questa unione anche la forza forte. Più lontana è la possibilità di riuscire infine a includere, in una "teoria del tutto" la forza gravitazionale.

Fin dalla metà del XX secolo, lo sviluppo degli acceleratori ha permesso di osservare collisioni fra particelle a valori energetici sempre più alti. L'accesso a un'energia maggiore, che per l'equivalenza relativistica fra massa ed energia può essere convertita in particelle materiali di massa più grande, ha rivelato l'esistenza di diverse centinaia di particelle di breve vita media, in aggiunta all'esiguo insieme di particelle stabili, come il protone e l'elettrone, che costituiscono l'universo conosciuto. Fra le particelle instabili, una posizione di particolare rilievo nell'edificio teorico del Modello Standard è occupata dai bosoni W+, W- e Z0, mediatori dell'interazione elettrodebole. La scoperta di queste particelle, teorizzate intorno al 1968 da Glashow, Weinberg e Salame ha dovuto attendere la costruzione di un acceleratore (il Super protosincrotrone del CERN, oggi usato come iniettore per LHC) sufficientemente potente da produrle. Nel maggio 1983 la registrazione mostrata nella foto, effettuata dal rivelatore dell'esperimento denominato UAI e diretto da Carlo Rubbia, segnalò la produzione del bosone Z0. Pochi mesi prima nel corso dello stesso esperimento erano state osservate le tracce che rivelavano l'esistenza delle due particelle W.

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