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1700: Winckelmann e l'estetica

Il periodo storico

Durante il 1700, gli studiosi dell'arte affrontavano viaggi in Italia per poter consolidare la propria cultura. Durante quel periodo chi non aveva visitato l'Italia non poteva essere definito un vero intellettuale. Questo perché la penisola italiana era un crogiolo artistico di molti stili provenienti da tutta Europa: prima i Greci, poi i Romani e quindi i vari conquistatori. Durante il 1700 si apprezzava molto la cultura classica, assimilata ed osservata attraverso quella latina, sua proiezione.
Tra gli studiosi della cultura greca e dell'arte vi è Winckelmann. Egli avrebbe dovuto recarsi in Grecia, ma a causa della dominazione ottomana era rischioso. La Magna Grecia (Sicilia) era troppo distante dalla penisola a causa dello stretto di Messina, così si recò in Campania. Winckelmann era affascinato dal complesso marmoreo del Laooconte avvolto dalle spire del serpente marino. In particolare era rimasto colpito dall'espressione serena che il Laooconte mostrava di fronte alla morte, nonostante stesse lottando. Da qui egli elaborò la propria teoria estetica, quella della "nobile semplicità e la quieta grandezza", oppure il paragone dell'abisso immobile e della superficie marina increspata.

Winckelmann

Winckelmann nacque a Stendal, in Prussia, nel 1717 da una famiglia di modeste condizioni. Non seguì degli studi regolari, ma si interessò di teologia, storia, medicina e lingue classiche, insegnando anche alle scuole elementari.
Grazie alla padronanza del greco e del latino, ebbe la possibilità di lavorare come bibliotecario di un conte. Successivamente questo impiego fece si che egli lavorasse presso la biblioteca del re di Polonia, all'interno della quale erano conservati molti reperti archeologici, tra cui spiccavano quelli di Ercolano.
Da questa esperienza ebbe la possibilità di scrivere e pubblicare la sua prima opera: "Pensieri sull'imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura". Convertitosi al cattolicesimo, si trasferì a Roma col titolo di abate, continuando a pubblicare opere.
La sua opera più importante è "Storia dell'arte dell'antichità", in cui analizza gli stili e le opere secondo il loro sviluppo nel tempo, evitando i cenni biografici ed immergendosi nella realtà estetica dei pezzi in analisi.
Winckelmann (che si può dire il primo a parlare di archeologia in senso stretto) pensa che l'arte possiede una natura particolare, che si discosta dalla banale e semplice mimesi, ma che incarnava una vera e propria essenza. Inoltre, la sua estetica si fonda sul "mutismo" artistico, sull'assenza di passione e sul trasporto compositivo che avrebbero minato alla bellezza dell'opera. Lo studioso morì nel 1768 a Trieste, ucciso dal cameriere di una locanda, forse per rapinarlo.

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