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STORIA IDEALE ETERNA - VICO
Il fatto che Vico avesse affermato che la conoscenza, ad esempio, della realtà non era accessibile agli uomini perché soltanto l’artefice poteva conoscerla, aveva sollevato dei problemi di carattere etico: in effetti se la natura è stata creata da Dio quale può essere il ruolo dell’uomo e quale è il vero protagonista della storia se l’uomo agisce nella realtà ma essa è stata creata da Dio? Proprio per rispondere alla domanda sul rapporto tra Dio e l’uomo, egli espone la sua dottrina filosofica più nota. Per Vico esiste una storia ideale eterna, che non è nient’altro se non il progetto buono di Dio sull’umanità: Dio infatti per Vico ha fatto sì che l’uomo, partendo da una base più bassa, progredisca fino all’alto infondendo nel suo animo la tendenza a migliorarsi.
A questo punto è inevitabile per Vico confrontarsi con le tesi che avevano esposto i suoi antecedenti più famosi riguardo al libero arbitrio, Spinoza e Leibniz: infatti, avendo affermato che Dio fa sempre progredire l’uomo si potrebbe facilmente arrivare a concludere che l’uomo non è libero, come aveva detto Spinoza affermando che vi è un ordine geometrico alla base della realtà, ma ciò non è accettabile per Vico in quanto se fosse così gli uomini non sarebbero gli artefici della storia e non la potrebbero conoscere quando in realtà ne sono capaci. Di conseguenza Vico accetta ciò che aveva detto Leibniz, riuscendo a preservare un minimo spazio per la libertà degli uomini e a non compromettere il fatto che Dio sia l’artefice della natura: egli infatti afferma che, sebbene la storia umana dovrebbe progredire sempre, accade che l’uomo faccia una deviazione verso il basso, allontanandosi dal progetto di storia ideale eterna di Dio, il quale non solo indica all’uomo la strada da seguire, ma lo accompagna attraverso la provvidenza.

L’intervento di Dio che provvede all’uomo quando si è allontanato dalla storia ideale eterna, fa tornare l’uomo verso il suo tracciato originario, facendo riprendere l’impulso al miglioramento. Accade però che l’uomo possa deviare ancora una volta dalla storia ideale eterna, facendo un cammino altalenante, arrivando ad esempio a toccare l’età degli eroi per poi ricadere verso l’età degli dei e così per diverse volte. Ed è proprio in tal modo che nella storia si possono ripetere eventi e situazioni che si sono già verificati: sono proprio questi i corsi ed i ricorsi storici, in quanto la storia reale è pur sempre un’integrazione tra la storia che si creano gli uomini e quelle ideale ed eterna che ha invece formulato Dio. Infine egli parla dell’eterogenesi dei fini, affermando che l’esito di un’azione può essere diverso dal motivo per cui è stata generata, in quanto una motivazione cattiva può portare ad un fine buono. Ciò è reso comunque possibile dal fatto che la storia la fa anche Dio, che è l’unico capace di fare ciò. In tal modo Dio all’inizio dà la sua spinta propulsiva alla storia e durante essa realizza l’eterogenesi dei fini, che è la dimostrazione della perfetta azione congiunta di Dio ed uomo.

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