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PARALLELISMO SPINOZIANO

Spinoza arrivò a spiegare nell’ultima parte della sua opera principale, l’Ethica, l'ordine geometrico, ossia il maggiore problema irrisolto della filosofia cartesiana: la ghiandola pineale, ossia l’ipotalamo. Infatti, Cartesio aveva affermato che vi erano due tipi di res, cogitans e extensa, di natura irriducibile, che però nell’uomo avevano un punto di contatto nella ghiandola pineale: una vera e propria spiegazione meccanicistica. Nella concezione di Spinoza invece il pensiero e l’estensione sono soltanto due attributi della sostanza, come due linee perfettamente parallele: proprio perché queste ultime sono due caratteristiche che già di per sé coesistono nella sostanza, il problema del collegamento di queste due nell’uomo non si pone in quanto entrambe derivano geometricamente dalla sostanza e sono già collegate dall’origine.

La domanda che in seguito si pose Spinoza, anche perché aveva ricevuto molto critiche su questa sua dottrina dai suoi contemporanei, è data dal fatto che, non esistendo un Dio ordinatore come nella concezione cristiana, come possiamo essere sicuri che esiste questo parallelismo? Nella sostanza però, per Spinoza, c’è un elemento che ci garantisce il parallelismo, ossia la stessa natura geometrica della sostanza.

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