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SCHOPENHAUER

Schopenhauer nacque a Danzica nel 1788 da una ricca famiglia borghese in Prussia, compie molti viaggi che lo portano alla chiusura in se stesso e alla costante infelicità che tenta di risolvere con la filosofia. Vive in piena società industriale del primo ‘800 e come Leopardi ha una visione pessimistica del “nuovo progresso” poiché non porta al miglioramento della vita ma ad un vincolo effimero e materiale alle cose. È contro l’idealismo poiché lo considera non al servizio della verità ma degli interessi, e contro Hegel definito “mercenario accademico” poiché finiva per giustificare tutto il corso della storia in quanto manifestazione dell’assoluto (filosofia mistificazione e falsificazione della realtà)  filosofia ingannatrice

Fu il primo filosofo occidentale ad approcciarsi alle culture orientali. Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno. Per kant il fenomeno è la realtà, ciò che è conoscibile e il noumeno ciò che non è conoscibile. Per Schopenhauer il fenomeno è l’illusione, il sogno ciò che nella filosofia orientale è detto “velo di Maya”, mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro il fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. L’opera più importante è “il mondo come volontà e rappresentazione” in cui viene approfondito questo argomento. La rappresentazione ha due aspetti essenziali e inseparabili: soggetto e oggetto i quali esistono dipendentemente l’uno dall’altro senza subordinazione. Si ispira inoltre a Platone poiché riconosce due mondi di conoscenza: mondo sensibileconoscenza, mondo soprasensibilericordo della vita precedente.

A differenza di Kant egli ammette solo 3 forme a priori spazio, tempo e causalità (quest’ultima è l’unica categoria in quanto tutte le altre sono riconducibili a essa).
Schopenhauer si vanta di aver individuato la via per conoscere il noumeno, ovvero la filosofia, che ci trasporta in una dimensione interiore che è la nostra essenza che si tramuta in “volontà” di vivere che sta alla radice dell’uomo, l’essenza segreta di tutte le cose ossia la cosa in sé dell’universo. La volontà, rappresentata dal noumeno,è secondo Schopenhauer inconscia, primordiale, e per questo pervade ogni essere della natura divenendo una volontà cosmica che può essere inconsapevole (come accade nella materia) e consapevole (come accade nell’uomo). L’uomo è più cosciente in quanto è consapevole di ciò che desidera (volere = desiderare) e proprio questa continua volontà di desiderare fa giungere l’uomo alla sofferenza (alleviata tramite la filosofia che fa superare il banale appagamento materialistico). Da qui deriva la sua idea di pessimismo cosmico dato da tre atti fondamentali: dolore suscitato dalla volontà stessa, piacere momentaneo ottenuto dal possesso di ciò che si è desiderato, noia dovuta alla consapevole momentaneità del piacere stesso. Di conseguenza per Schopenhauer la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia passando attraverso il piacere. Tutto ciò che è espressione di vita è conseguentemente espressione di dolore (esempio: l’animale vive grazie alla morte di altri animali).
Esistono svariate tappe attraverso cui l’uomo può liberarsi dal dolore, dalla volontà di vivere e si identificano con l’arte, la morale e l’ascesi tutti racchiusi però nel concetto di arte in generale come ad esempio la musica la quale ci permette di alienarci per breve provocando un piacere momentaneo attraverso la contemplazione, (similmente accade con le opere d’arte) però il tutto avviene per poco tempo poiché è solo un annullamento temporaneo della volontà. Un altro esempio è dato dalla giustizia poiché tutto gli uomini sono legati tra loro dal concetto di uguaglianza quindi l’idea di una sofferenza non individuale ma comune la quale però non basta per colmare il vuoto della sofferenza (da qui si genera l’egoismo). E ancora la bontà che consiste nel constatare che altri soffrono (amore), compassione nel vedere che la sofferenza è comune agli altri uomini. E da qui deriva la doppia sofferenza data dal pensiero della sofferenza universale.
L’unica vera via di “ascesi” è la nolontà ovvero l’individuo cessa di volere, di desiderare proponendosi di estirpare il proprio desiderio di volere dalla radice. Per far si che ciò avvenga è necessario che egli si affidi a valori come la castità, l’umiltà, il sacrificio i quali permettono di raggiungere il Nirvana ovvero un luogo mentale ideale (esperienza del nulla in cui si ha la negazione del mondo stesso) dove ci si libera dalla volontà di desiderare.
La differenza con Leopardi è che Schopenhauer giunge ad una soluzione concreta.

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