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Schopenhauer

Il mondo della rappresentazione come velo di Maya

Schopenhauer detesta la filosofia idealista, considerandola farisaica, e si considera al contrario kantiano, applicandosi però con la sua filosofia a dare una conoscenza più approfondita di cosa sia il noumeno kantiano, ossia il limite inconoscibile per gli esseri umani. Il mondo è diviso, come per Kant, in rappresentazione o fenomeno, che l’uomo categorizza con l’utilizzo di determinate forme prestabilite e noumeno, l’inconoscibile. La rappresentazione, per Schopenhauer, ha due caratteristiche fondamentali e inscindibili: da un lato c’è un soggetto rappresentante e dall’altro l’oggetto rappresentato, uno è l’immagine speculare dell’altro e entrambi esistono all’interno della rappresentazione stessa, non ci può essere oggetto senza soggetto. Per Kant le forme erano spazio, tempo e altre 12 categorie, mentre Schopenhauer le semplifica in spazio, tempo e causalità. Il vero mondo per Schopenahuer è il noumeno o la cosa-in-sé: la rappresentazione non è che un’inganno detto il velo di Maya, che serve a non far scorgere agli umani il noumeno.

La scoperta della via d’accesso alla cosa in sé e la Volontà Universale

La ragione si ferma di fronte al limite, ma l’umano non è solo ragione, è anche corpo, quindi l’uomo può guardare in sé stesso e scorgere un altro fattore: la volontà di vivere, un istinto di base di cui tutto il resto è in funzione. È questo il noumeno per Schopenahuer, una volta che l’uomo ha colto in sé il noumeno lo può scorgere in tutto, diventa principio universale. La Volontà Universale è inconscia, unica (non individuale), eterna, incausata e senza scopo.
La Volontà o filosofia della Natura e l’illusione dell’amore)
Le materia presente nel mondo per Schopenahuer passa da uno stato inorganico, a uno organico, all’essere umano. È ovvio, dunque, che l’essere umano non è l’unico essere mosso dalla Volontà di vivere, anche la Natura lo è. Questa vuole solo vivere e inventa degli inganni per convincerci a vivere, come l’Amore, l’inganno più grande. L’amore, che non esiste quindi senza sessualità, è considerato nella sua essenza biologica: è uno strumento per perpetuare la vita della specie. L’amore vero è “pietà”: essendo l’incontro di due infelicità che vanno a crearne possibilmente delle altre, da qui il senso di peccato e vergogna che ne scaturisce, l’amore è “pietà”.

Il pessimismo cosmico (la sofferenza universale: dolore, piacere e noia)

La filosofia di Schopenhauer è essenzialmente pessimista, in quanto nella vita sulla Terra non c’è scopo individuale, è la Volontà di Vivere che ci guida, ciechi: il mondo è dunque volontà e rappresentazione. La vita umana è solo sofferenza: c’è una continua tensione dell’uomo verso ciò che non può avere a causa del limite del noumeno, ma questi non si ferma e continua imperterrito a cercare, in quanto caratteristica umana: da qui il dolore di non poter avere. La vita è sofferenza , dunque, perché continua ricerca del piacere. Il piacere non è che un breve intermezzo tra il dolore, onnipresente nell’esistenza, e la noia, ossia la sensazione di vuoto che l’uomo ottiene dove aver ottenuto quello che cercava.

Le vie di liberazione dal dolore (arte, giustizia, compassione e ascesi della volontà)

Una delle vie di liberazione del dolore per Schopenhauer è l’arte, il puro occhio del mondo: di fronte ad una vera opera d’arte, ossia l’espressione pura di idee e sentimenti, il flusso vitale si ferma e ci si abbandona ad essa, perché pura espressione di vita. Purtroppo è solo una cosa momentanea, dura quanto la contemplazione. I gradi di manifestazione della volontà nell’arte: architettura, la più bassa e materiale, scultura, pittura, poesia e tragedia, la più pura, (il dramma di vivere).

Un’altra via è la compassione o pietà per gli altri: guardare il male altrui, la sofferenza dell’umanità intera allo stesso modo è un modo per allentare la tensione. Bisogna stare il più possibile uniti e evitare tensioni, al fine di ricacciare il dolore della competizione. La giustizia è l’incarnazione di una della virtù cardinali (l’altra è la carità): è un primo freno all’egoismo ed ha un carattere negativo, perché consiste nel non fare il male e nel riconoscere agli altri ciò che riconosciamo a noi stessi. La carità è invece positiva, perché è l’espressione del voler fare del bene al prossimo.
L’ascetismo o ascesi della volontà è un altro modo di rifuggire il dolore, forse il migliore: l’ascetismo rappresenta il rifiuto della materia. L’uomo deve ritirarsi spiritualmente, tenta di eliminare i piaceri del corpo, in quanto il corpo è la cosa più vicina allo volontà di vivere. Il cammino per la salvezza prevede l’arrivo al nirvana buddhista: l’esperienza del nulla, una negazione del mondo stesso, e quindi della sofferenza che ne deriva.

Perché il suicidio è sbagliato per Schopenhauer?

Il suicidio è un errore, perché è esso stesso sintomo di una scintilla di volontà di vivere e non di annientamento della volontà. Bisogna professare una resistenza passiva, al fine si rallentare l’impulso vitale.

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