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Introduzione/center]

La fama di Schopenhauer ha il suo punto di massimo splendore nel periodo antecedente alla prima guerra mondiale. Scrisse un libro, “il mondo come volontà e rappresentazione” il quale non ebbe un grande successo; grazie a Nietzsche e Wagner quest’opera uscì dall’oblio e si diffuse in Europa. Come Kierkegaard, anch’egli ebbe grossi problemi nel farsi strada nel suo periodo per diverse motivazioni:
1)era un pessimista (aveva conosciuto Leopardi, addirittura De Michelis scriverà un parallelo tra Schopenhauer e Leopardi)
2)si considerava un seguace di Kant, opponendosi alle teorie di Hegel nel suo momento di massima fama creò terra bruciata intorno a se (in Germania con la legge della libera docenza ogni professore può sostenere un corso all’università: nel momento in cui tu hai iscritti allora l’università ti paga la cattedra; Schopenhauer per protesta decide di tenere una lezione nella classe di fronte a quella di Hegel, sperando di ottenere iscrizioni ma il tentativo fallì miseramente → scrisse un pamphlet )

3)primo filosofo europeo che ha una considerazione positiva del buddismo indiano, e di conseguenza della filosofia indiana, anticipando la moda dei primi anni del 1900 del “viaggio in India” → Hesse scrive Siddarta
Nella sua vita Schopenhauer si chiuderà in un astio per il mondo e morirà isolato.
Fenomeno e noumeno Il libro “il mondo come volontà e rappresentazione ” è l’unico testo realmente scritto dal filosofo in quanto i componimenti seguenti correggono o aggiungono precisazioni al testo principe. Egli si ritiene fondamentalmente un kantiano: il punto di partenza della sua filosofia è la differenza tra fenomeno e noumeno (fenomeno: limitato dai sensi è una rappresentazione della realtà [es. occhio: ci fornisce più immagini di una stessa realtà ma ciò che mi rimane è l’immagine, non la realtà in se] noumeno: viene pensato ma mai raggiunto (differentemente da Hegel che affermava che il noumeno era raggiungibile attraverso le diverse manifestazioni della realtà)) Schopenhauer in realtà afferma che avrò solo conoscenze di tipo fenomenico, e fenomeno e noumeno vengono considerate due realtà separate. [es. campo: il campo è una realtà generale, non può essere definita; devo stabilire un contatto con questa realtà fenomenica (che mi è nota attraverso le forme soggettive) in modo da rapportarmi ad essa ed avere un’idea → campo di calcio, di grano, di aviazione].
La 1° critica a Kant
-Il mondo è una mia rappresentazione- Le forme soggettive per Schopenhauer sono: spazio, tempo, categorie. Queste forme esistono in quanto la nostra mente è sintetica e simbolica; qua il filosofo compie la prima critica a Kant: Schopenhauer considera spazio e tempo delle categorie, elaborazioni dell’intelletto.
Delle reali categorie kantiane ne riprende solamente tre: spazio, tempo e causa. Il mondo mi è noto solamente attraverso i fenomeni, i quali entrano in contatto con i miei sensi → il mondo è una mia rappresentazione (se rimango ad una conoscenza fenomenica rimango ad una conoscenza di tipo probabilistico); [es. prof ha una relazione con gli studenti e gli studenti hanno una relazione con lui →il mondo che vedo è in relazione a questa relazione]
Antropologia Anche se volessimo non potremmo tornare a vivere come gli animali; un animale è meno stressato dell’uomo in quanto non hanno una coscienza [es. Leopardi ha una coscienza e soffre mentre gli animali no → sofferenza della natura]; per difendere la sua vulnerabilità l’animale si riproduce [es. conigli, formiche] l’uomo non è al centro dell’universo, ha un’esistenza precaria, una conoscenza fenomenica (quindi probabilistica) e si porta sullo stesso piano degli altri animali. La nostra ragione è uno strumento vulnerabile come tutti gli altri → tutto ciò porta ad angoscia e sconcerto.
Causa - effetto Io so che una causa è posta in relazione ad un contesto, perché io so di ottenere un determinato risultato solo se si verificano delle cause in un contesto ben preciso [es. mappatura del genoma: io posso attraverso la mappatura del genoma capire a quali malattie sono predisposta, ma se non ci sono contesti favorevoli allo sviluppo di tali malattie esse non si presenteranno].
Se parlo delle cause:
1)per esser definito tale la causa deve sempre venire prima dell’effetto, dev’esserci una successione [es. luce: accendo spegno]
2)per essere causa di quell’effetto data quella causa si dovrà verificare sempre quell’effetto (se non muto il contesto)
3)mantengo costante il contesto
Dato che la mia conoscenza è di tipo fenomenico, ossia probabilistico, devo cercare di ampliare le mie capacità di previsione. Per fare ciò devo aumentare i parametri di cui mi servo per fare una previsione (i parametri sono le categorie di Schopenhauer – spazio, tempo, causa); i parametri che io raccolgo sono potenzialmente infiniti e determinano la soggettività della rappresentazione della realtà. Lo spazio viene individuato attraverso la cartina, il tempo attraverso il cronometro e la casualità è individuata perché ci deve essere una successione, sempre uno stesso effetto, sempre uno stesso contesto. Per vedere queste capacità di previsione si fa riferimento alla storia, ma ci si rende conto che è impossibile valutare una causa unica che possa scaturire un dato fenomeno [es. vedi prima guerra mondiale].
Schopenhauer estende questa tipologia di ragionamento anche alla natura. Ciò porta ad un dubbio metodico, ma non allo scetticismo (inteso come atteggiamento) in quanto contradditorio e necessaria una conoscenza assoluta. Il discorso causa-effetto non è un discorso arbitrario ma soggettivo in quanto vengono ipotizzate rappresentazioni della realtà personali – quindi limitate e parziali – e di conseguenza non posso prevedere → vivo nella paura, faccio delle scelte ma non so le conseguenze del mio gesto.
Esistenza La vita per Schopenhauer è considerata un alternanza tra male e noia. Per combattere la noia e il male il suicidio non è contemplato in quanto è considerato un atto di volontà, un modo della volontà per esprimersi (accetto di non essere tra gli individui più forti ammesso che io lo sia). Da morto torno ad essere vita in quanto la vita permea tutto ciò che ci circonda e così facendo affermo la volontà. Il piacere, realmente piacere, è solo la soddisfazione dei nostri bisogni → la libertà è un’illusione, non esiste.
Se il suicidio è inutile esiste qualche possibilità? Le tre soluzioni proposte per sfuggire dal male della vita sono:
1)Arte: per arte intendo la riflessione del bello; quando vedo il bello esso deve scaturire in me piacere; il bello è una qualità formale, esteriore, di forma → mi devo preoccupare solamente della forma e non del contenuto. Quando noi studiamo i bello attraverso le arti (pittura, scultura, musica, architettura, cinema, letteratura) ci leghiamo a tre differenti elementi: le immagini, le parole e i suoni. Questi elementi non hanno solo valenza artistica → cosa distingue l’arte dagli altri ambiti e dalle altre funzioni? [es. musica legata alla medicina o religione e non solo valore artistico] l’arte è definibile tale solo nel momento in cui è fine a se stessa, quando vedo qualcosa vista in se per se e non per il suo valore d’uso → guardo con disinteresse, apprezzo il suo valore formale a prescindere dal suo uso. Il tempo svalorizza il valore d’uso [es. arte antica, pittura rupestre aveva una funzione ora non più], ma lo stesso processo di “svalorizzazione” si può compiere anche sull’arte contemporanea. Vedere l’arte mi permette di dimenticare me stesso, la volontà, attraverso questa bellezza posso vedere una realtà in modo distaccato (mi dimentico della realtà e di me stesso). Quando entro nella realtà entra in gioco la volontà [es. eruzione: se vedo i quadri di Wright of Derby con l’eruzione di Pozzuoli concepisco l’evento differentemente rispetto a vedere l’eruzione dal vivo]
2)Etica: (della libertà e della razionalità) si parte dalle premesse kantiane. Noi siamo un corpo fisico in mezzo ad altri corpi dotati di ragione → Dobbiamo darci delle regole e delle massime. La ragione è lo strumento della volontà; l’etica mi permette di liberarmi dalla volontà solo con la compassione [es. se vedo qualcuno soffrire soffro con lui e mi dimentico di me stesso]
3)Ascesi: attraverso l’ascesi si negano i piaceri e i desideri del corpo fino ad annullarli grazie alla meditazione

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