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Voluntas e no-luntas

La volontà di vivere, la volutas, si manifesta nell’uomo come desiderio, capacità continua di desiderare, dunque il desiderio è un qualcosa di irrazionale che non è controllata dall’uomo, ed è espressione della forza irrazionale che agisce su tutti, in tute le cose e che pervade tutto. Non è solo il desiderio, ma anche i bisogni che fanno parte della volutas che escludono la possibilità che l’uomo possa staccarsi da essi. Solo nell’uomo abbiamo una componente in più che non c’è negli animali ovvero l’autocoscienza che non hanno gli altri organismi viventi. L’autocoscienza fa si che l’uomo si ponga sempre degli interrogativi, delle domande che hanno a che fare con il senso della vita, il senso dell’essere e la consapevolezza. “Che senso ha vivere se poi dobbiamo morire?”. L’uomo è un essere consapevole del proprio destino. Quest’autoconsapevolezza non lo fa star bene, lo rende insicuro, incerto, rende la vita ansiogena; il “memento mori” diventa il ricordarsi dell’essere morto e fa dell’essere vivente un essere ansiogeno. Questa autoconsapevolezza del proprio destino di morte fa nascere nell’uomo il bisogno metafisico, il bisogno di Dio, l’uomo si inventa una credenza, un Dio che nasce da questo bisogno che a sua volta nasce dall’autoconsapevolezza della morte. Lo capiamo che il bisogno metafisico è presente ovunque osservando le diverse culture religiose, ma tutte prese insieme anche nella loro diversità e cultura religiosa esprimono il bisogno metafisico dell’uomo. Dio rappresenta quindi una sorta di ancora di salvataggio, e convince l’uomo ad accettare la vita con tutte le sofferenze. L’altro studio che l’uomo percorre per rispondere alla domanda sul senso della vita è la filosofia, che cerca di spiegare all’uomo quale ne sia il senso. Abbiamo quindi 2 strade con le quali cerchiamo di spiegarlo: la religione e la filosofia. La religione ricorre a delle “allegorie”. La religione ci da la possibilità di affievolire l’insofferenza attraverso allegorie. Per quanto riguarda l’allegoria del male abbiamo Adamo e Eva che peccando contro Dio hanno prefigurato il destino dell’umanità. Con il loro atto di superbia dove vogliono raggiungere lo stesso potere di Dio la religione ci spiega perché l’uomo fa il male. Oltre alle allegorie abbiamo i dogmi che usa la religione sottoforma di postulati che spiegano altri concetti come quello dell’immortalità dell’anima. Con la morte del corpo non finisce tutto, ma c’è un qualcosa che sopravvive. Lo dice anche Kant che questi dogmi sono necessari. Il dogma dell’immortalità dell’anima serve a liberare l’uomo dalla paura della morte che è comune a tutti che però può essere affievolita dalla speranza di un mondo migliore.

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