Mongo95 di Mongo95
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L’uomo non entra subito nello stato civile propriamente detto: questo ha inizio solo quando gli uomini si riuniscono in comunità con un governo. Prima che questo avvenga, l’umanità vive in una lunghissima condizione intermedia, felice, ma destinata a concludersi in modo drammatico. La svolta fu la scoperta dei vantaggi della divisione del lavoro e la comparsa dell’agricoltura e della metallurgia. Era ora possibile produrre più del necessario alla sopravvivenza. Nacque la proprietà privata, insicurezza e violenza generarono un’anarchia. Per porre rimedio al caos si rese necessaria una qualche forma di legalità, cioè un contratto. Ma è un contratto iniquo, grazie al quale la violenza aperta della guerra di tutti contro tutti viene sostituita dalla violenza ipocrita delle condizioni contrattuali vantaggiose per il ricco e il potente. La legalità si fonda dunque su un imbroglio e sancisce la disuguaglianza. Sotto altre forme, il contratto iniquo fa nascere dunque non la società, ma la società civile e politica. La guerra di tutti contro tutti non è la condizione naturale da cui siamo usciti grazie alla nascita della società, ma la condizione artificiale in cui siamo entrati dopo aver abbandonato lo stato di natura. Rousseau distruggeva quindi un’idea portante dell’Illuminismo: che l’incivilimento fosse di per sé un progresso verso il meglio. Il cammino della storia e l’ordine sociale attuale erano opera esclusiva dell’uomo, anzi dell’impostura umana, e si fondavano sull’oppressione. La condizione dell’uomo civile appare inaccettabile, ma non è nemmeno possibile tornare indietro.

Rousseau non è un primitivista, la civiltà ha trasformato gli uomini irreversibilmente. La denuncia serve ad aprire gli occhi sull’artificialità insensata delle nostre società. Il ritorno all’innocenza e alla e felicità dello stato di natura è precluso, ma l’esigenza fondamentale, quella della libertà, non è morta. La bontà naturale dell’uomo non è perduta per sempre.
Nel momento in cui investe le istituzioni, la critica morale diventa politica. L’uomo è naturalmente buono, e soltanto a causa delle istituzioni gli uomini diventano malvagi. La domanda diventa allora: qual è il tipo di governo adatto a formare il popolo più virtuoso, più illuminato, più saggio insomma il migliore, prendendo questa parola nel senso più alto? Al centro della riflessione politica di Rousseau rimarrà sempre il rapporto fra la virtù e istituzioni, fra morale e politica. Il tentativo si compie in due direzioni: un’educazione dell’individuo che non prima la voce della natura e controbilanci gli effetti negativi della società corrotta; la proposta di uno Stato democratico che riaffermi su basi nuove la libertà e l’uguaglianza perdute.

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