PICO DELLA MIRANDOLA

E' un autore dell’accademia fiorentina ma, a differenza di Ficino, ha una concezione più paritetica delle varie correnti filosofiche: non esiste una filosofia o una religione superiore alle altre e non aveva gli stessi pregiudizi negativi sul medioevo. Egli ritiene che esiste un’unica verità, la cui fonte è Dio che la rivela all’uomo in forme diverse in base all’epoca e alla capacità di comprendere dell’uomo. Per questo sembra che dicano tutte cose diverse, ma in realtà il nucleo di verità è lo stesso per tutte le dottrine filosofiche e le religioni, solo che questa verità è stata espressa in modi e forme diverse in base all’epoca. Di conseguenza, ogni filosofia e ogni religione ha contribuito a svelare la verità, anche se in modi diversi. Per impossessarsi della verità bisogna quindi impossessarsi dell’eredità della filosofia del passato, in quanto più andiamo avanti più ci avviciniamo alla verità. È come se ci fosse una catena sapienziale, conoscitiva che come un gomitolo si arrotola su se stessa conservando sempre ciò che è venuto prima ma diventando sempre qualcosa di nuovo e di più grande. L’ideale a cui tende Pico è la PAX PHILOSOPHICA , ovvero la concordia tra tutte le dottrine filosofiche, e questa concordia dottrinale deve coincidere con la PAX CRISTIANA, ovvero la pace tra gli uomini. Infatti, dalle differenze di pensiero filosofico o religioso sono nate dispute di ogni tipo, persino guerre e veri e propri bagni di sangue, di conseguenza attraverso la concordia tra le dottrine filosofiche si individuerà il nucleo comune a tutte queste e verranno meno tutte queste dispute.

La pax philosophica è però un concetto teorico, in quanto prevede la concordia tra dottrine mentre la pax cristiana è un concetto pratico in quanto è l’armonia tra gli uomini del mondo.

L’opera principale, considerata anche come manifesto del rinascimento, è il DE HOMINIS DIGNTATE (sulla natura dell’uomo). Originariamente era il discorso di apertura che Pico della Mirandola avrebbe dovuto pronunciare ad un convegno che doveva vertere sul concetto di pax philosophica che stava progettando a Roma, ma che fu ostacolato dal papa Innocenzo III in quanto egli riteneva che le tesi sostenute dall’autore fossero eretiche, di conseguenza Pico avrebbe rischiato la persecuzione se avesse tenuto ugualmente il convegno. Quest’orazione fu quindi pubblicata poi sottoforma di testo.
Il tema della dignità dell’uomo è un tema centrale nel rinascimento, e si intende la sua specificità, ovvero quelle caratteristiche che lo distinguono da qualsiasi altro essere. Per Ficino era l’anima la specificità dell’uomo, per Pico della Mirandola sarà la libertà.

L’uomo infatti è la creatura più privilegiata, in quanto occupa una posizione centrale all’interno dell’universo, ma ciò che rende l’uomo superiore alle creature, compresi gli angeli, è la libertà intesa come la capacità di autodeterminarsi; l’uomo è libero di scegliere che cosa diventare, può elevarsi e quindi tendere a Dio o degradarsi al livello inferiore, quello delle bestie. Ricalcando il racconto della genesi, Pico descrive l’uomo come l’opera creatrice di Dio, che ha creato tutti i vari esseri superiori o inferiori dotando ciascuno di una natura determinata, una propria posizione nell’universo, l’unico a cui non ha dato una natura determinata è l’uomo a cui ha dato un qualcosa in più, ovvero la capacità di autodeterminarsi; in questo senso l’uomo è artefice del proprio destino, in quanto sceglie lui che cosa diventare in base alla propria libertà. Lo rende superiore agli angeli, che in realtà sono superiori all’uomo sul piano ontologico, perché non hanno questa capacità di scegliere ma hanno una posizione già decisa.
Descrive inoltre l’uomo come microcosmo, cioè come se fosse un universo in piccolo perché Dio ha messo nell’uomo i semi di tutte le cose, cioè il principio di tutte le cose e sarà l’uomo a sviluppare la propria personalità e può diventare qualsiasi cosa, perché è l’unica creatura che ha una natura indeterminata e quindi si autodetermina. Pico infatti parla di una seconda creazione, la prima volta l’uomo è stato creato da Dio così come gli altri esseri, la seconda volta si crea da solo. In questo senso, per Pico, l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, siccome in qualche modo anche l’uomo è creatore come Dio con la differenza che Dio, essendo infinito, crea tutte le cose mentre l’uomo può plasmare solo se stesso.

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