Mongo95 di Mongo95
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Per Pico l’uomo è qualcosa di meraviglioso, se non un grande miracolo. È il filone della dignitas hominis, nel quale Pico si dichiara insoddisfatto delle spiegazioni precedentemente date al riguardo, nel passato ma anche recentemente (quindi sono indicate con il passato prossimo). Si riflette quindi sui due precedenti concetti di “uomo come miracolo” e “uomo cosa meravigliosa”, nello spettro semantico di dignitas e excellentia.
Pico, audacemente, passa attraverso una rilettura e rivisitazione del mito della Creazione in ambito biblico, che va in una direzione precisa: riconoscere in questo momento e sulla sua base l’origine della dignità, che consiste in una forma di libertà, enorme. L’uomo gode di “privilegio di una suprema ammirazione”, e quindi deve dimostrare un qualcosa in più. Ma può anche essere detto “felice”, quindi una condizione che esula dal filone che non intende dimenticare i limiti dell’uomo, cioè la visione rinascimentale di uomo splendido ma forse non felice. E perché, di cosa, l’uomo può gioire?

Ci si interroga su come si è ottenuta la particolare condizione umana: l’essere dell’uomo non viene prima di un’altra cosa, cioè l’essere di Dio. Quindi la grandezza dell’uomo, se c’è, è da ricercare nel momento della Creazione. C’è l’ambizione di Pico di addirittura riscrivere il Testo sacro

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