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Note sul pensiero filosofico di Pico della Mirandola


della Mirandola è probabilmente uno dei più importanti esponenti dell'Accademia di Marsilio Ficino. La sua opera maggiormente conosciuta è il "Discorso sulla dignità dell'uomo", che incarna il pensiero della maggior parte dei filosofi rinascimentali, grazie al profondo elogio che viene compiuto per la capacità umana di plasmare il destino secondo la propria volontà.
Pico condivide la maggior parte delle tesi di Ficino sulla centralità dell'uomo nell'universo, ma la sostiene in maniera diversa : egli afferma che Dio, dopo aver creato l'universo, abbia ritenuto opportuna e necessaria la creazione di un essere in grado di contemplare e apprezzare tanta bellezza. Per Pico, l'uomo non ha una natura ben definita, perchè è in un certo senso partecipe di tutte le capacità delle creature. Ciò rende l'uomo una via di mezzo fra il mortale e il divino, e quindi al di fuori della gerarchia dei viventi. l'uomo, secondo Pico, è una creatura camaleontica, in grado di cambiare forma a seconda della necessità. L'uomo è un essere libero e dotato di libero arbitrio.

Per il filosofo, l'uomo somiglia a una sorta di universo in miniatura, similmente a quanto affermava anche Cusano. Pico elaborò anche 900 tesi di contestazione delle principali dottrine filosofiche classiche e teologiche, ma non ottenne altro che la condanna da parte del papa per alcuni passi considerati eretici. Pico esprime inoltre una forte condanna dell'astrologia.
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