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L’opera principale di Moro è: Utopia. Quest'opera scritta nel 1516 è costituita da due libri: pars destruens e pars costruens.

Nella pars destruens (parte critica), Moro critica la società dell’Inghilterra del 500 e ne delinea i tratti negativi prendendo di mira i comportamenti delle diverse classi sociali, individuando un male comune: l’ozio, inteso come non lavoro. Secondo Moro esiste una sorta di parassitismo sociale. Infatti, definisce la nobiltà e il clero ceti parassitari: ai nobili condanna l'arroganza, in quanto pur non lavorando e vivendo di rendita (eredità, diritto di nascita o lavoro di altri) si annoverano il diritto di comandare; mentre al clero condanna l'ozio dei monaci (attività spirituale) in quanto anch'essi non lavorano e sono mantenuti dallo stato. Però, non condanna solo i ceti alti della società ma anche: i mendicanti, gli accattoni e ladri, che molto spesso sono contadini costretti a darsi al crimine a causa delle recinzioni, non collaborando, neanch'essi, al bene collettivo.

Nella pars costruens (parte costruttiva) Moro descrive l’isola di Utopia, scoperta da un viaggiatore portoghese, Raffaele. Questa società è fondata sulla comunità, esiste una forma di comunismo primordiale, cioè: non esiste la proprietà privata, il denaro, l'oro e l'argento, i pasti sono in comune (Rinascimento: rinascita e ritorno alle origini; Utopia: ritorno alla comunità degli apostoli), l’economia è agricola e tutti i prodotti sono raccolti in grandi magazzini, dove ogni cittadino può attingervi liberamente senza esagerare, poichè in questa società l’egoismo e la cupidigia non esistono. Inoltre questa società è fondata, anche, sul lavoro: tutti devono lavorare, con rotazione ogni due anni, scegliendo il proprio mestiere in base alle proprie attitudini e capacità, quindi l'ozio è completamente bandito. Esistono dei magistrati che coordinano il lavoro e fanno sì che nessuno stia in ozio, perciò, lavorando equamente, soltanto sei ore al giorno, ogni individuo lavorerà di meno e avrà più tempo per dedicarsi al divertimento, che deve essere misurato, e allo studio; l'unica eccezione ai lavori manuali è costituita dagli intellettuali. Infine, l'educazione è aperta a tutti, le leggi sono poche quindi più efficaci e tutte le cariche sono elettive. Inoltre, a Utopia vige la tolleranza religiosa: gli utopiani ritengono che 'Dio voglia essere adorato in maniera differente', quindi nessuna religione è superiore e tutte vanno tollerate, tranne l'ateismo; l'ateo nega l'esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima e viene punito con l'emarginazione dalla collettività (esclusione sociale), poichè vi era un rifiuto della violenza e le armi erano solo per difesa.

Dunque, Moro sostiene che: l’individuo si realizza solo facendo il bene della comunità, visto come un dovere morale e che per delineare una società egualitaria è fondamentale abolire la proprietà privata e distribuire equamente il lavoro.

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