Mongo95 di Mongo95
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Originale è la sua indagine sulla natura umana, considerata non soltanto sotto il profilo della conoscenza, ma anche dal punto di vista della vita emotiva e dell’esperienza morale. Un’analisi dell’esperienza allo scopo di definire leggi generali della mente analoghe a quella della gravitazione universale nel mondo fisico. Operando nella tradizione empiristica, Hume cerca ci spiegare i processi attraverso i quali la mente tende a costruire, sulla base delle impressioni e delle relative idee, combinate secondo leggi di associazione, una visione stabile del mondo esterno e la certezza dell’identità personale. Una critica del procedimento induttivo e del concetto di causa intesa come connessione necessaria e invariabile fra due eventi. L’unico vero fondamento delle convinzioni relative all’ordine del mondo naturale e all’unità dell’io è la credenza istintiva. La ragione è diretta da impulsi che hanno un fondamento istintivo nell’interesse personale e nella “simpatia”. Sentimento naturale indipendente da calcoli interessati; ma le esigenze della società civile impongono valori convenzionali e virtù artificiali.

I fenomeni religiosi vengono interpretati in chiave storico-antropologica; il finalismo e l’idea di una Provvidenza benevola sono sottoposti a una critica penetrante. Diffidenza vero le pretese della teologia razionale, ma al tempo stesso consapevolezza dell’impossibilità di eliminare l’inclinazione degli uomini a credere nel miracoloso e nel soprannaturale.
• La natura umana e le leggi della mente
Nel Trattato sulla natura umana (1739) si punta al cuore della natura umana, per metterne in luce le strutture fondamentali. Si tratta di fare per la filosofia qualcosa di analogo a quello che ha fatto Newton per il mondo fisico con la teoria della gravitazione universale. Ma gli strumenti di cui può fare uso lo scienziato della natura umana non sono il calcolo o l’esperimento, ma la “cauta osservazione” dei fenomeni della coscienza e dei comportamenti.
Hume individua i contenuti elementari della conoscenza nelle percezioni, ma le distingue in “impressioni” e “idee”. Le prime comprendono le percezioni dei sensi, ma anche le emozioni e le passioni; le secondo sono riproduzioni più deboli delle impressioni. Si ha dunque una revisione del problema dell’innatismo: da un alato al dinamica delle impressione e l’accumulazione delle idee nella memoria non possono prescindere dell’esperienza; dall’altro però si tratta di reazioni e operazioni spontanee della mente che non trovano corrispondenza in nessun modello esterno, e possono in questo senso essere definite innate.
Hume intende soprattutto rilevare il carattere di immediatezza e vivacità delle impressioni rispetto alle idee corrispondenti. Prima distingue i ricordi depositati nella memoria dalle costruzioni fantastiche dell’immaginazione; ma in seguito ciò ha importanza fondamentale per analizzare la natura della “credenza”. Vi è una differenza fondamentale fra “concepire” e “credere”: nei giudizi di esperienza, al contrario dei ragionamenti matematici, la convinzione dipende da processi che non sono riconducibili ai meccanismi del pensiero astratto e non possono aspirare a un carattere di universalità.
Si ha poi il concetto di causalità, definita come una delle sette “relazioni filosofiche” che servono a ordinare il mondo della conoscenza, e, in un senso più generale, come la più importante delle leggi dell’associazione, che assicura la relativa regolarità dei processi mentali.
È il problema noto come “giustificazione dell’induzione”: la generalizzazione basata sulla ripetizione di casi analoghi, per quanto frequenti, non permette mai di dimostrare che un dato fenomeno dovrà ripresentarsi sempre in circostanze simili. Tale convinzione è piuttosto il risultato di una sorta di proiezione del passato nel futuro, in virtù della quale l’immaginazione, che assume un ruolo sempre più centrale nella visione della mente di Hume, trasmette la vivacità della percezione presente all’idea che richiama il suo corrispettivo costante.

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