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Karl MARX


OPERE GIOVANILI

Nato in Renania nel 1818, Karl Marx intraprende gli studi giuridici, per poi abbandonarli e dedicarsi alla filosofia. Si avvicina alla Sinistra hegeliana, in cui il dibattito si sta spostando dall’argomento religioso a quello politico (Marx critica molto l’autoritarismo statale). Si inserisce poi nel dibattito intrapreso da Ruge contro l’aspetto conservatore di Hegel, contro lo stato Prussiano. Il pensiero marxiano si forma sullo sfondo di quello hegeliano, del quale conserva molti aspetti: la filosofia che spiega l’intera realtà, la razionalità del mondo umano, il teleologismo del divenire storico e la dialettica come metodo di studio del reale. Tuttavia c’è anche un punto di rottura con Hegel, che riguarda l’impianto idealistico, perché secondo Marx Hegel ha invertito il rapporto realtà/pensiero (Marx segue le orme di Ruge).

CRITICA A HEGEL - Secondo Hegel, le istituzioni sono il prodotto di una razionalità astratta, cioè considera i singoli individui come prodotti dello Stato. Per Hegel istituzioni come famiglia e società civile erano preesistenti agli uomini, e gli uomini ne sono la realizzazione empirica.

REALE e RAZIONALE
Nonostante la critica, Marx condivide con Hegel il fondamento logico della realtà empirica (la realtà ha una ragion d’essere). Per Marx come per Hegel una cosa è il piano empirico, un’altra è la razionalità che in esso si esprime; tuttavia, la razionalità del reale è da ricostruire a partire dal piano empirico, non preesiste ad esso, come invece sostiene Hegel. Marx è contro l’idealismo, dice che bisogna partire dall’esistente concreto, applicando però ad esso il metodo dialettico, caratteristico di Hegel.

CAPOVOLGIMENTO DELLA FILOSOFIA HEGELIANA - Il metodo dialettico di Marx è opposto a quello di Hegel. Mentre per Hegel l’idea è il “Demiurgo del reale”, cioè produce e trasforma la realtà, per Marx l’idea non è altro che la rielaborazione del mondo concreto nella mente degli uomini. Hegel è stato bravo a proporre il metodo dialettico, ma bisogna rovesciarlo e mettere il concreto come base.

MATERIALISMO, DIALETTICA e ALIENAZIONE
La filosofia di Marx si definisce tramite il distacco dalla Sinistra hegeliana, alla quale aveva inizialmente aderito. Per questo distacco criticò Bruno Bauer e perfino Feuerbach (entrambi di Sinistra hegeliana).

TESI SU FEUERBACH - Marx rimprovera a Feuerbach di non aver valorizzato la prassi, che può intervenire sul reale e trasformarlo. L’errore è partito dal non-uso della dialettica, che ha tolto la dipendenza fra soggetto e oggetto. Feuerbach concepisce la realtà come oggetto, ma non coglie l’attività soggettiva dell’uomo → per lui non c’è interazione fra uomo e ambiente. Per lui l’uomo è un essere naturale, e non ne comprende la dipendenza dal contesto storico e sociale in cui si forma. Di conseguenza, la religione è sì alienante, ma per superare l’alienazione non bisogna modificare la società, basta una semplice “battaglia di idee”. Per Marx invece il filosofo non deve solo comprendere il mondo, deve saperlo cambiare.

Feurbach ha il merito, secondo Marx, di aver ricondotto la filosofia al proprio soggetto reale, l’uomo, e di aver chiarito come la religione sia la proiezione di caratteristiche e problematiche umane su un “piano superiore”. La religione è dunque l’alienazione dell’uomo, una rinuncia alla propria natura ed essenza. Marx ne dà le cause tramite la metafora del valentuomo, convinto che gli uomini annegassero nell’acqua perché ossessionati dalla forza di gravità. Per Marx l’opera di Feuerbach è ancora incompleta: bisogna ancora individuare le contraddizioni sociali e storiche che hanno provocato l’esigenza di produrre la religione.
STUDI di ECONOMIA
Nel periodo parigino, Marx aderisce al socialismo e conobbe Engels, con quale sarà in grande amicizia. La consapevolezza che le condizioni economiche e il modo di produzione sono la causa prima dei rapporti sociali, giuridici e politici, orientano Marx verso gli studi di economia, con la stesura dei saggi Manoscritti economico-filosofici (1844). L’analisi delle variabili economiche (salario, profitto e capitale, proprietà privata) ha valenza anche filosofica, perché sono l’espressione dei rapporti concreti che l’uomo ha con gli altri.

L’INDIVIDUO È ESSERE SOCIALE - Anche lo studio individuale e isolato è un’attività sociale, perché sociali sono i materiali che lo studioso usa, il linguaggio che adotta, la sua coscienza. Tutte le manifestazioni di vita dell’uomo sono sociali.
LAVORO
Il lavoro è per Marx l’attività attraverso la quale l’uomo si proietta nel mondo e si riconosce nell’oggetto. Mediante il lavoro si costruisce l’essenza sociale dell’uomo. Il lavoro il quale prodotto è sottratto al lavoratore e non è da lui deciso è detto lavoro “alienato”, perché è sottrazione della ricchezza prodotta e anche della sua proiezione, essenza sociale.

IL LAVORO COME OGGETTIVAZIONE O COME ALIENAZIONE - Nella società capitalistica il lavoro è solo alienato, perché non è controllato dall’operaio, né nel suo svolgimento, né nei prodotti finali, che gli vengono sottratti. Il lavoro di questo tipo perde la sua funzione formativa e diviene invece fonte di alienazione, di perdita della personalità.

ALIENAZIONE - Anche divenir-altro-da-sé, per Hegel è il momento in cui l’idea si estrania da sé e si pone come oggetto. Per Marx ha una connotazione molto negativa, poiché risulta sinonimo di estraneazione da sé, impoverimento della propria personalità. Il singolo si autoriconosce e costruisce la sua personalità mediante i rapporti con gli altri e l’attività lavorativa, ma è necessario che 1) i rapporti siano espressione della sua umanità; 2) il processo dialettico si chiuda con la riappropriazione degli aspetti che aveva proiettato nell’oggetto. Nella società capitalistica tutto ciò non accade, per i motivi detti sopra.

MATERIALISMO STORICO
Se l’uomo è l’insieme dei rapporti sociali, allora l’esistenza umana deve essere concepita, secondo Marx, come storicamente determinata, in relazione alle condizioni oggettive e materiali dell’esistenza. Questo pensiero è detto materialismo storico ed è espresso ne L’ideologia tedesca (1845-46).

LA FILOSOFIA DEVE MUOVERE DAGLI INDIVIDUI REALI - Fondamento della spiegazione filosofica deve essere la concreta esistenza degli individui (esistenti storicamente). L’uomo si distingue dagli animali perché produce da sé i suoi mezzi di sussistenza. Questo aspetto, quindi l’economia e il modo di produzione, determinano l’organizzazione sociale e il modo di essere degli individui.

PRODUZIONE
Il modo di produzione si stabilisce in rapporto con l’ambiente e per il soddisfacimento dei bisogni naturali. Esso però non è semplicemente l’organizzazione dei mezzi materiali, ma una forma di vita, e non riguarda solo l’economia, ma anche il modo di essere della società nel suo insieme. Premesso ciò, Marx procede all’analisi della struttura socio-economica, ma non ne analizza tutti gli aspetti, individua solo quelli più importanti, attorno ai quali girano gli altri. La ricostruzione di Marx si articola secondo questi momenti:
• L’uomo produce da sé i propri mezzi di sussistenza - per Marx parte da qui il processo di umanizzazione;
• Cosa e come una società produce dipende dall’ambiente che la circonda e dal suo sviluppo tecnologico;
• Il modo di produzione è dato dall’organizzazione dei mezzi e dal rapporto degli uomini con essi;
• La collocazione degli individui all’interno del modo di produzione e il loro rapporto con i mezzi determina la struttura di classe di una società; l’appartenenza a una classe non dipende da criteri generici come ricchezza o povertà, ma dalla posizione rispetto all’organizzazione economica.

LA FUNZIONE DI CLASSE DELL’IDEOLOGIA - La classe dominante economicamente è anche quella che impone le proprie idee alla società, e i cui valori vengono considerati universali. In realtà, queste idee sono la proiezione dei rapporti economici nel pensiero e dipendono dalla classe dominante, che può imporle a suo piacimento perché controlla gli intellettuali e le comunicazioni.

(Forze produttive: uomini che producono - e che quindi sono forza-lavoro, mezzi di produzione - terra, impianti, macchine - e conoscenze tecniche e scientifiche per migliorare la produzione).
Il superamento dell’ideologia (sistema di idee imposte dalla classe dominante) può avvenire solo mediante la trasformazione dei concreti rapporti economici che si esprimono nelle idee, non nel piano delle idee in sé.
L’ideologia tedesca è dunque una critica alla Sinistra hegeliana, a Feuerbach e a Bauer, e alla loro pretesa di combattere l’alienazione religiosa con una battaglia di idee. Il materialismo storico costituisce una conseguenza della filosofia di Marx: la storia si presenta come uno sviluppo continuo, animato da contraddizioni che conducono alla negazione di ogni momento dato → è dialettica, in senso hegeliano; inoltre è razionale, mostra un progresso indirizzato a un fine (come per le altre filosofie 800esche).
Alcune caratteristiche del metodo di Marx verranno riprese dalla storiografia successiva:
• vengono usati criteri oggettivi per studiare la storia (storia economica la più importante, secondarie sono quella politica, quella militare e il ruolo delle grandi personalità);
• la ricostruzione storica è selettiva, ricostruisce le diverse epoche storiche: ci sono aspetti più importanti di altri ai fini della comprensione, e li organizza in un insieme coerente;
• l’accadere storico dipende dalla struttura economica, dalle condizioni delle diverse classi sociali.

La LOTTA DI CLASSE
Espulso dalla Francia, Marx si rifugia a Bruxelles e fonda i Comitati operai di corrispondenza, che confluiscono nella Lega dei Giusti (1847). Al Congresso di Londra le tesi di Marx prevalgono nella Lega, che si chiamerà da quel momento Lega dei comunisti, il cui programma, steso da Marx ed Engels si chiamerà Manifesto del partito comunista. In seguito Marx ed Engels fonderanno in Germania la Gazzetta renana.

LA NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA - Il Manifesto si apre con un tono di sfida: c’è uno “spettro” in giro per l’Europa, lo spettro del comunismo: oppositori e forze politiche al potere si accusano a vicenda di comunismo, e allora è necessario chiarire cosa sia il comunismo e sostituire alla “fiaba” dello spetto un programma preciso e rigido, il Manifesto appunto. Quando? Al Congresso di Londra.

La fondazione del partito comunista come organizzazione della classe operaia a livello internazionale è supportato dallo sviluppo economico dell’Occidente, attraverso le 3 forme che l’hanno caratterizzato (schiavistico, feudale e capitalistico). Il passaggio da uno all’altro fu il risultato di un conflitto di classe.

LA LOTTA DI CLASSE È IL MOTORE DEL DIVENIRE STORICO - Ogni modo di produzione dà luogo alla divisione in classi della società. Quando un modo di produzione entra in crisi ed è sostituito da un altro, nasce anche la classe che lo realizzerà, che entra in conflitto con quella dominante del modo esistente. La società capitalistica ha solo semplificato il conflitto, riducendo le classi a 2: borghesia e proletariato.

(IDEOLOGIA = falsa coscienza, pensare che il proprio modo di pensare sia universale).

La storia per Marx è dialettica, nel senso che ogni modo di produzione ha in sé le contraddizioni che ne permetteranno il superamento, in particolare le classi che gestiranno la trasformazione (come per la borghesia: è subalterna nel mondo feudale, ma nel sistema capitalistico è molto più importante - stessa storia per il proletariato, subalterno nel capitalismo e dominante nel socialismo). Questa concezione è definita come materialismo storico-dialettico: la classe dominante cerca di conservare la struttura economica esistente, poi però, trovate le contraddizioni, questa viene superata da altre classi sociali (rivoluzione).

LA FUNZIONE RIVOLUZIONARIA DELLA BORGHESIA - La borghesia ha avuto un ruolo fondamentale nell’abbattimento del sistema feudale. Ha demistificato i valori medievali (fedeltà, onore), sostituiti con altri (denaro) - per questo crea le basi per una visione critica della realtà, che poi le si ritorcerà contro.

IL SISTEMA CAPITALISTICO
Diversamente dagli altri modi di produzione, il sistema capitalistico ha bisogno di trasformazioni continue, comunque in un quadro di stabilità fra classi dominanti. Il capitalismo è caratterizzato dalla rivoluzione industriale, anche quando la borghesia prende il potere. Occorre sempre trasformare le forze produttive, adattarle a ritmi elevati e usare macchinari che diminuiscano i costi e aumentino i profitti, anche per reggere la concorrenza. Nella società borghese si assiste a un forte dinamismo, non ci sono valori stabili, tutto viene continuamente rimodellato a seconda delle esigenze. Funzionali a tali dinamiche sono la centralità dell’individuo, la laicità a tutti i livelli e lo spirito critico. Marx riconosce alla borghesia e al capitalismo numerosi meriti, come l’industria, l’urbanizzazione, la nascita degli Stati moderni. Tuttavia, come era lecito aspettarsi, nell’organizzazione capitalistica sono già insite le condizioni per il suo superamento, che Marx individua in un determinismo di fondo, cioè non accettare un partito che intervenga nella dinamica storica.

La borghesia, per sviluppare il suo sistema capitalistico, è costretta di conseguenza a creare le condizioni per il suo superamento e anche a creare la classe che sarà protagonista di quel processo → proletariato. Dunque l’appello di Marx è rivolto agli operai, che si organizzino apertamente e sfidino la borghesia.
Convinto che l’azione politica debba partire dall’analisi oggettiva di struttura economica e condizioni storiche, Marx definisce questo socialismo “scientifico”, diversificandolo da quello “utopistico”.

IL SOCIALISMO CRITICO-UTOPISTICO - Vi sono diverse teorie socialiste, a quella cosiddetta utopistica Marx ed Engels guardano con simpatia, per le istanze di giustizia e trasformazione sociale. Tuttavia, poiché queste teorie non comportano una trasformazione dei rapporti di produzione, sono considerate prive di qualsiasi fondamento storico e concreto.

STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA
Le rivoluzioni dei 1848 sembrano concretizzare l’alleanza fra una borghesia progressista e proletariato: Marx è in Germania, ma torna a Parigi e poi si stabilisce a Londra. Qui lascia la politica per dedicarsi agli studi sull’economia, variabile fondamentale della società.

IL RAPPORTO TRA STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA - Le radici del diritto e della forma di Stato devono essere ricercate nella società civile, che dipende da struttura economica e rapporti di produzione. La struttura economica determina una serie di rapporti necessari tra gli individui, rapporti di produzione dai quali si costruisce la sovrastruttura giuridica, politica e ideologica di una società. Quando le trasformazioni economiche entrano in contrasto con i rapporti di produzione, l’intera organizzazione politica e giuridica si trasforma, causando anche un cambiamento della sovrastruttura.

Marx dà anche una distinzione fra ideologia e prassi: ogni teoria appartiene alla sovrastruttura, e se assume un ruolo attivo diventa prassi, cioè azione, che può modificare la struttura economica. Se una teoria causa la formazione di un partito o un sindacato che riesca a modificare i rapporti di produzione, allora interagisce (dialetticamente) con la struttura. Ma è giusto che accada, perché un sistema filosofico che non si traduce in prassi è, per Marx, un’ideologia (assolutizzazione mistificante della situazione storica nella propria mente).
Inoltre il materialismo di Marx è storico perché il rapporto fra comunità e ambiente è relativo a condizioni storiche determinate, che ne influenzano le potenzialità economiche (prescindendo dalla storia si avrebbe a che fare con astrazioni, non con il reale concreto). Marx rifiuta dunque un metodo di analisi generico, perché ogni sistema di produzione ha la sua logica, sulla quale è possibile costruire un’interpretazione filosofica.

L’ANALISI DELL’ECONOMIA CAPITALISTICA
Prima di completare il I libro del Capitale, Marx partecipa alla Prima Internazionale, l’associazione dei lavoratori (Londra, 1864). L’idea di Marx, che prevalse, prevedeva una linea di coordinamento dei diversi movimenti operai nazionali e una lotta per la trasformazione del capitalismo in socialismo.
Capitale • come si forma il modo di produzione capitalistico;
• come si attua il processo di circolazione capitalistico;
• la formazione del processo complessivo della produzione industriale;
• storia della teoria, dell’economia politica.

Contrariamente ad altri economisti vissuti prima, per Marx non è possibile l’analisi dell’economia in generale, bisogna studiare modi di produzione storicamente esistiti. Ciò vale anche per il capitalismo: va studiato considerando la sua genesi storica e i suoi contenuti sociali. Nel Capitale Marx non solo descrive l’economia capitalistica, ma ne spiega la struttura, costruendo un modello (cioè isolando gli aspetti importanti e mostrandone i rapporti dialettici). Lo studio dell’economia consente di interpretare la società nel complesso.

OGGETTI DELL’ECONOMIA COME RAPPORTI TRA PERSONE - Il rapporto di scambio è un rapporto tra persone, stabilisce un elemento comune a cui ricondurre diverse attività lavorative: il valore di scambio. Questo coincide con la quantità di lavoro necessaria a produrre una determinata merce, e la sua circolazione sul mercato si ha in relazione al suo valore di scambio. In teoria è scambiata in equivalenza.

Il valore di scambio è un’unità di misura del lavoro, e nacque in diversi passaggi. Innanzitutto furono tolte tutte le differenze di qualità fra le attività lavorative, e anche le quantità di lavori prodotti (lavoro semplice). Poi si passò al lavoro sociale, ovvero non si considera quanto tempo ci è voluto a fare quella merce, ma cosa è servito socialmente. Tuttavia, non per tutti gli oggetti dell’economia si può decodificare così: anche gli economisti tendono a considerare il capitale come una “cosa”. Ogni categoria è per Marx oggettivazione dei rapporti sociali, cioè bisogna scomporre i processi economici nelle diverse dinamiche sociali che nascondono.
MERCE
La merce è la categoria fondamentale del capitalismo. Si presenta come unico oggetto dell’economia capitalistica, dotata di 2 dinamiche: produzione e scambio. La merce possiede un valore, perciò può venire prodotta e scambiata. Marx ne distingue il valore d’uso (soddisfacimento, tramite essa, di bisogni) e il valore di scambio (lavoro oggettivato). L’analisi del valore di scambio è esclusivamente quantitativa, ma anche riconducendola al valore di scambio, non si spiega il meccanismo dell’accumulo di capitale. Nel processo di produzione, il capitalista impiega forza lavoro (operai) e anche macchinari. I primi Marx li chiama “capitale variabile”, i secondi “capitale costante”. In teoria il valore globale sarebbe la somma dei due, ma così non si otterrebbe del guadagno, dell’altro capitale (infatti le società pre-capitalistiche erano caratterizzate dal semplice M-D-M = Merce-Denaro-Merce dove il denaro era necessario solo ad acquistare altra merce - economia di consumo). Nel capitalismo invece si ha il D-M-D’, cioè denaro investito per produrre merce che viene rivenduta a un prezzo maggiore, generando più denaro. La sua origine è individuabile nel pluslavoro.

IL LAVORO COME MERCE E L’ORIGINE DEL PLUSVALORE - Premettendo che il lavoro è una merce particolare, che ha valore di scambio* e d’uso**, è facile intuire che l’operaio riceva un salario inferiore al valore che produce effettivamente, e tale differenza costituisce il plusvalore che arricchisce il capitalista.

* il valore di scambio del lavoro dipende dalla legge domanda/offerta, è valore di mercato (e del salario);
** il valore d’uso è l’attività produttiva della giornata di lavoro.
Il mistero del capitale che si riproduce e accresce è svelato: si tratta di lavoro non retribuito. Il lavoro è chiamato “capitale variabile” perché è acquistato in base al valore di scambio (il salario) e utilizzato per il valore d’uso (l’attività produttiva).
SAGGIO DEL PLUSVALORE
Il saggio del plusvalore individua il plusvalore prodotto in rapporto ai salari pagati, che permette di confrontare anche unità economiche di grandezza diversa (perché è un rapporto: +V assoluto / C variabile).
Il rapporto può crescere matematicamente (o aumenta il plusvalore o diminuisce il capitale variabile, cioè o si prolunga la giornata lavorativa (più tempo, più lavoro, più profitti) o si riducono i salari (meno spese). Questo influenzò molto la qualità del lavoro, poiché tutte le specializzazioni vennero proletarizzate.
La formula del saggio spiega anche il conflitto sociale: il proletariato tende a elevare il valore del capitale variabile (il salario) e diminuire il pluslavoro, mentre i capitalisti vogliono l’opposto (inevitabile).

SAGGIO DI PROFITTO
Nel saggio di profitto bisogna calcolare tutti i costi sostenuti dal capitalista: il salario (capitale variabile) e le spese per macchinari e materie prime (capitale costante). Il profitto deriva dal plusvalore al netto dei costi.
Questa formula costituisce un rapporto complementare tra i due capitali, variabile e costante. La storia del capitalismo è stata caratterizzata da un aumento del costante (macchinari sempre maggiori e migliori) che andarono a sostituire la manodopera (diminuzione del capitale variabile). Tuttavia, un aumento del capitale costante segna anche la fine del saggio di profitto (la contraddizione maggiore del capitalismo).

LA CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO - Diminuendo il capitale variabile, diminuisce anche la percentuale del plusvalore sull’investimento complessivo → tendenza alla diminuzione del profitto.

La caduta tendenziale del saggio di profitto genera la concorrenza, perché un minor guadagno deve essere compensato vendendo più merce, perciò bisogna produrre più merce, ma poiché ciò avviene per tutte le industrie, la quantità di merce sarà superiore alla domanda → diminuzione dei prezzi; sovrapproduzione.
I due saggi sono in contraddizione fra loro: quello del plusvalore vuole bassi salari, quello del profitto l’aumento di merce venduta; ma salari bassi comportano anche minor potere d’acquisto → contraddizione.

CRISI DEL CAPITALISMO → SOCIALISMO E COMUNISMO
Concorrenza e sovrapproduzione sono conseguenze della concentrazione di mezzi di produzione nelle mani di sempre minori capitalisti, e al tempo stesso della progressiva socializzazione del lavoro. La crisi del capitalismo è inevitabile: inizialmente vengono depredati i più poveri, poi anche i borghesi, e così si creano associazioni “sociali” perché numerose. Inizialmente gli operai sono contrapposti ai borghesi (devono impadronirsi del potere statale e usarlo contro i capitalisti - socialismo). Quando i mezzi verranno statalizzati, e lo Stato sarà l’unico imprenditore, tutti saranno proletari - a quel punto lo Stato, espressione del dominio di una classe sull’altra, sarà obbligato a estinguersi, lasciando spazio a una società senza classi - comunismo.

SOCIALISMO - regolato da una giustizia distributiva di tipo borghese - “a ciascuno secondo i suoi meriti”;
COMUNISMO - un’epoca di giustizia assoluta - “a ciascuno secondo i propri bisogni”.

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