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Le contraddizioni del capitalismo

Il fine del capitalismo è l'accumulo della maggior quantità possibile del plusvalore, quindi l'intera economia capitalista si basa sull'interesse privato e non su quello collettivo.
Il capitalista cerca di far aumentare il plusvalore aumentando la giornata lavorativa degli operai, ma dopo un certo numero di ore gli operai rendono di meno. Quindi più che aumentare la giornata lavorativa, cercherà di ridurre la parte della giornata necessaria a guadagnare i salario: cioè l'operaio anziché impiegare 6 ore per guadagnare il proprio salario ne impiegherà 4.
Il processo di produzione del plusvalore relativo passa attraverso tre fasi: la cooperazione semplice, la manifattura e la grande industria.
Perciò per produrre molta più merce nello stesso tempo e con lo stesso numero di operai, viene introdotta la macchina, che ha appunto come scopo quello di far aumentare il plusvalore relativo.

Ma con l'uso delle macchine si può avere una crisi di sovrapproduzione, dovuta all'anarchia della produzione per cui i capitalisti si precipitano alla cieca nei settori dove il profitto è più alto.
Caduta tendenziale del saggio di profitto: Accrescendo smisuratamente il capitale costante (macchine e materie prime) rispetto al capitale variabile diminuisce il saggio del profitto. (s.p.= p/ c+v)
Si ha quindi una scissione della società in due classi antagoniste: capitalisti e proletariato, dove si avrà una sempre più piccola parte di capitalisti che detengono un enorme ricchezza e potere, e una parte sempre più grande di proletari.

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