pexolo di pexolo
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Essi indicarono due diverse vie, nelle due fasi della loro operosità. Nella fase giovanile, antecedente al 1848, Marx fu fiducioso nella possibilità che una spallata rivoluzionaria armata potesse incrinare il potere della borghesia; a tale fine scrisse Il manifesto. È stato detto che v'è nella filosofia di Marx una «corrente calda»; con questa locuzione ci si vuole riferire alla forte sottolineatura che Marx fa del ruolo della volontà umana nella realizzazione del comunismo, e all'attenzione di Marx per la questione sociale, conseguente agli squilibri economici della Rivoluzione industriale. Dopo le delusioni politiche degli anni Cinquanta (fallimento della Lega dei comunisti, nata da un'organizzazione segreta tedesca, la «Lega dei Giusti») Marx, nell'esilio di Londra, dal 1851 concepì una strategia diversa, basata sullo studio delle condizioni strutturali obiettive dell'economia. Al fine di creare condizioni economiche rivoluzionatie, studio il «modo capitalistico della produzione», e particolarmente quelli che ne riteneva i punti deboli. Questa svolta strategica egli la considerò un progresso nella direzione di una «lettura scientifica» della politica (più efficace, rispetto a quella «utopistica» dei socialisti). Il presupposto teorico di tale svolta è la convinzione che gli eventi umani siano (almeno nel «lungo periodo») condizionati, ed anzi del tutto regolati, dalle leggi determinate e costanti dell'economia. Ciò ha indotto qualcuno a parlare di una «corrente fredda» nella filosofia di Marx, cioè di un determinismo materialistico nella lettura del rapporto tra la coscienza e la realtà. Tuttavia, una tale lettura è più pertinente se riferita alla concezione di Engels.

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